Audi cambia rotta: più semplicità, più emozioni. La rivoluzione del design secondo l’italiano che guida i Quattro Anelli
Massimo Frascella, primo italiano alla guida del design Audi, svela la nuova filosofia del marchio: semplicità, emozione e tecnologia in equilibrio. Il tutto concentrato nella nuova Concept C. Ecco come nasce l’auto del futuro.
Un’armonia indefinibile di tecnologia ed emozione. Razionalità e irrazionalità. Analogico e digitale. Una combinazione di opposti che convivono. Non è un percorso di mindfulness. Questa è Audi, automotive, la casa dei Quattro Anelli oggi, secondo Massimo Frascella, chief creative officier di Audi AG.

Nato a Massa Carrara, terra di confine e di cavatori di marmo, di luce accecante e ombre, Frascella è il primo italiano a ricoprire questo incarico: studi e formazione a Torino, una carriera che, dall’esordio alla Carrozzeria Bertone, lo ha portato in tutto il mondo, in California per Kia, in Inghilterra per Jaguar Land Rover e, ora, nel quartier generale di Ingolstadt, dove ha firmato la sua Concept C.
Gentleman. Qual è l’essenza del suo stile?
Massimo Frascella. La semplicità è per noi un valore guida. In un mondo sempre più globalizzato, in cui si cerca la complessità, quanto è sovversiva questa ricerca della semplicità? In questo momento storico per Audi è quanto mai importante ridefinire chi siamo, partendo proprio dalla semplicità e dalla chiarezza.

G. Ci aiuti a capire meglio questa idea dell’armonia degli opposti…
M.F. Audi è da sempre il brand che rappresenta al meglio la combinazione di emozione e tecnologia, valori che sono opposti, ma che convivono nello stesso spazio. L’obiettivo è trasferire nel prodotto questa percezione di altissimo livello tecnologico con una connessione emotiva molto forte.
G. Il tema dei contrasti riguarda anche analogico e digitale?
M.F. È fondamentale. Penso alla Concept C e al suo abitacolo: abbiamo ridimensionato gli schermi e l’approccio digitale, proprio in risposta a una nuova esigenza di un’esperienza molto più semplificata. Ci sono elementi che devono essere fisici o, per nostra scelta, vogliamo che lo siano, per una questione di immediatezza di risposta, di percezione di qualità e di craftsmanship, manifattura. Nelle auto gli schermi diventano sempre più grandi? Noi li abbiamo ridimensionati, non in opposizione al trend, ma perché siamo convinti che si debba puntare su altro, su un’esperienza di guida più autentica, appunto. Restando sempre nell’abitacolo, le linee che stiamo sviluppando sono molto essenziali, architetturali, funzionali, pongono in vista gli elementi che devono essere usati, rendendoli molto raggiungibili. Non ci sono decorazioni, tutto è molto razionale, con il guidatore al centro. Le stesse idee si applicano all’esterno della Concept C.

G. Ritorno alle origini, per la Concept C la citazione è la mitica TT: ma un’operazione nostalgia non basta per mettere sul mercato auto di successo…
M.F. Infatti, non si tratta di vedere quello che è stato fatto nel passato e replicarlo in visione contemporanea. Questo sarebbe un approccio molto retrospettivo. Dev’essere un level-up, la sfida è come portare questi valori in una rappresentazione che sia rilevante oggi. Per questo il design, di interni ed esterni, non riguarda solo l’estetica, è centrale nel business.
G. Che cosa significa ritrovarsi, da italiano, a capo del design Audi?
M.F. È un ruolo delicato, importante, che dà tante pressioni e altrettante soddisfazioni. Da italiano lo sto vivendo in modo molto passionale e, devo essere sincero, forse proprio per questa mia origine ho potuto cogliere con chiarezza i valori di Audi, come gli elementi di solidità, razionalità semplicità, perché da sempre parte fanno di me stesso. Non provo quindi difficoltà da questo punto di vista. Prendiamo ancora una volta la TT: non c’è design più razionale, tedesco, però tocca anche le corde della passione e delle emozioni. Quando parlo di equilibri fra contrasti, armonia inspiegabile, mi riferisco a questo. Ma attenzione: semplicità non significa mancanza, povertà di contenuto. È più facile mettere il muscolo, la linea latina, e il rischio è che riducendo troppo si perda il carattere.

G. Ancora una volta contrasti in equilibrio. Fuori dall’automotive, qual è secondo lei l’oggetto perfetto di design longevo?
M.F. Le Piramidi: sono da lì da 5mila anni, un presenza che senti fisicamente. Semplicità, forma geometrica, un’emozione incredibile. Per me sono una forma di design che uso come riferimento costante.
G. Concept C è una vettura emozionale?
M.F. Certo, innanzitutto per quello che rappresenta, la gioia di vivere: è una macchina sportiva aperta, elettrica. Poi, a livello di esecuzione, ci sono elementi molto emozionali, alcune superfici... Dico sempre: «quando ti piace qualcosa la devi toccare».
G. Come riuscirete a preservare, difendere, il design europeo, rispetto a quello dell’industria dell’auto cinese?
M.F. L’unica strada percorribile è rimanere fedeli a se stessi e autentici. L’errore più grande è inseguire gli altri e diluire la tua personalità. A quel punto arriverai inevitabilmente dopo il competitor.
G. Passione personali, extra quattroruote?
M.F. Per rilassarmi ascolto musica, cerco di isolarmi completamente. Amo parecchio stare da solo in macchina, ascoltando Blues, Grounge Rock anni 80 e 90.

G. La strada ideale su cui girare con la Concept C?
M.F. La PCH, Pacific Coast Highway, in California, dove abitavo. Oppure la Monument Valley, grandi spazi americani.
G. Il suo rapporto con la Formula 1?
M.F. Exciting, sono stato felicissimo quando ho saputo che Audi sarebbe entrata in Formula 1, perché è un mondo nuovo, un’opportunità enorme come azienda per lo sviluppo della tecnologia, come brand perché si raggiungere un’audience molto diversa. La Formula 1 non è solo tecnica e performance, ma anche espansione culturale per il brand, un’ulteriore opportunità per esprimere i nostri valori. Chiaramente qui c’è poco che si possa fare sulla forma, ma moltissimo a livello d’interpretazione del brand, colori, composizione grafica. E poi tutta l’esperienza, motorhome, il pit lane... Sono tutti elementi che esprimono un brand. (Riproduzione riservata)
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