Aston Martin resta in perdita anche nel primo trimestre del 2026, pur mostrando qualche segnale di miglioramento operativo, ad esempio nel fatturato. Ma intanto il debito continua a crescere e costringe il gruppo a rafforzare la liquidità.
La casa automobilistica britannica ha registrato una perdita ante imposte di 65,5 milioni di sterline, in miglioramento rispetto ai 79,6 milioni dello stesso periodo del 2025. I ricavi sono invece saliti del 16% a 270,4 milioni di sterline, sostenuti da un mix di prodotto più favorevole e dalla crescita delle consegne dei modelli Specials, tra cui la supercar Valhalla.
Il margine lordo è balzato al 34,7% dal 27,9% di un anno prima, grazie all’aumento dei prezzi medi di vendita (+17%) e ai benefici del programma di trasformazione industriale. Anche la perdita operativa adjusted si è ridotta a 56,9 milioni di sterline, meglio delle attese di mercato.
Nonostante i progressi, resta però il nodo finanziario: il debito netto è salito a 1,46 miliardi di sterline, in aumento rispetto a fine 2025, mentre il flusso di cassa libero è rimasto negativo per 117 milioni nel trimestre. La leva finanziaria resta elevata (10,8 volte l’ebitda) e questo dimostra la fragilità della struttura finanziaria.
Per sostenere la liquidità, il gruppo guidato dal presidente e principale azionista Lawrence Stroll ha siglato una nuova linea di credito da 50 milioni di sterline con il consorzio Yew Tree, oltre ad aver monetizzato i diritti di naming del team di Formula 1. La liquidità pro-forma a fine marzo raggiunge così circa 230 milioni di sterline.
«Il primo trimestre conferma che siamo sulla strada per un miglioramento finanziario significativo nel 2026», ha dichiarato l’amministratore delegato Adrian Hallmark, sottolineando come i benefici del piano di trasformazione e delle nuove gamme prodotto dovrebbero rafforzarsi nei prossimi mesi.
Il trimestre conferma comunque una strategia più prudente: volumi all’ingrosso sostanzialmente stabili (939 unità), ma maggiore disciplina tra produzione e domanda, con le vendite retail superiori alle wholesales. In calo i volumi nel Regno Unito (-26%), mentre crescono nelle Americhe (+11%).
Sul fronte industriale, Aston Martin ha avviato un piano di ristrutturazione che include il taglio del 20% della forza lavoro, la riduzione degli investimenti e il rinvio dello sviluppo della gamma elettrica, anche alla luce dei dazi statunitensi e della domanda più debole in Cina.
Il gruppo mantiene invariata la guidance 2026, puntando a un miglioramento significativo dei margini (attesi verso il break-even a livello operativo) e a una riduzione del cash burn nel corso dell’anno, grazie a un mix prodotto più ricco e a una produzione più equilibrata dalla seconda metà.
Resta però elevata l’incertezza a livello macro: Aston Martin ha segnalato ancora una volta i rischi legati ai dazi Usa e alla volatilità della domanda globale ma anche alle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, che potrebbero incidere su fiducia dei clienti e catene di fornitura. (riproduzione riservata)