Le azioni e le obbligazioni di Aston Martin sono scivolate ai minimi storici di fronte alla paura degli investitori per la tenuta finanziaria del gruppo britannico delle auto di lusso, alle prese con un forte consumo di cassa. Lo scrive il Financial Times, sottolineando come il sell-off sul debito si sia intensificato nelle ultime settimane: i bond per oltre 1,5 miliardi di sterline sono scesi sotto gli 80 centesimi per sterlina, rispetto ai circa 95 di inizio anno. Il titolo principale da 1,05 miliardi, con cedola al 10%, è arrivato a toccare quota 75, segnale che il mercato richiede rendimenti superiori al 20% per detenere il debito della società.
Anche sul fronte equity la situazione è abbastanza complicata: le azioni trattano attorno a 42 pence, per una capitalizzazione di circa 430 milioni di sterline, ben lontana dai 4,3 miliardi della quotazione del 2018, quando il prezzo era di 19 sterline per azione.
Alla base del crollo c’è il timore che il gruppo possa trovarsi a corto di liquidità già nei prossimi mesi senza un nuovo intervento esterno. Secondo alcuni investitori specializzati nel credito high yield, lo storico produttore d’auto rischierebbe di esaurire la cassa entro la fine del secondo trimestre, ovvero entro giugno, rendendo necessario un nuovo rafforzamento patrimoniale o operazioni straordinarie.
Il gruppo non ha commentato le indiscrezioni, ma il mercato sconta il fatto che al momento non si è palesato alcun «cavaliere bianco» disponibile a intervenire.
Negli ultimi anni Aston Martin ha fatto ampio ricorso al supporto dei soci per sostenere la struttura finanziaria. Tra questi ci sono il presidente Lawrence Stroll, il gruppo cinese Geely e il fondo sovrano saudita Public Investment Fund (Pif). Nel 2025 la società ha raccolto oltre 125 milioni di sterline attraverso la cessione di una quota del team di Formula 1 e nuovi apporti da parte di Stroll. A inizio 2026 ha inoltre annunciato un’ulteriore operazione da 50 milioni, tramite la vendita dei diritti sul nome della scuderia F1 alla holding Amr Gp, di fatto un nuovo sostegno finanziario riconducibile allo stesso Stroll.
A febbraio il gruppo ha lanciato il terzo profit warning in un anno, indicando una perdita annuale adjusted ancor peggiore rispetto alle attese pur basse degli analisti (184 milioni di sterline). Tra i fattori che hanno pesato sui conti, il rallentamento nel lancio della hypercar ibrida Valhalla e l’impatto dei dazi statunitensi sulle auto importate dal Regno Unito, legati alle politiche commerciali dell’amministrazione di Donald Trump.
A fine 2025 la cassa si attestava a circa 250 milioni di sterline, prima delle nuove operazioni annunciate. Tuttavia, il gruppo ha bruciato oltre 320 milioni nella prima metà del 2025, dopo i 313 milioni consumati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Nonostante le difficoltà, il management prevede per il 2026 un miglioramento «significativo» delle performance finanziarie, sostenuto da un mix di prodotto più favorevole, dal programma di trasformazione in corso e da una maggiore disciplina operativa. (riproduzione riservata)