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Aste, più occasioni di prima?
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Le moratorie e lo stop ai procedimenti legali ridurranno anche il flusso di nuovi immobili da assegnare

Aste, più occasioni di prima?

di Riccardo Bonetti
03 giugno 2020, 14:21 Ultimo aggiornamento: 14:24

Cala la domanda e agli incanti deserti il prezzo base si abbassa

L’obiettivo di chi si affaccia al mercato delle aste immobiliari è acquistare una casa a un prezzo inferiore a quello di mercato. Secondo quanto emerge dal Report Aste a cura di Astasy Srl, le aste immobiliari in Italia nel 2019 sono state 204.632, in diminuzione del 16,5% rispetto al 2018, per un controvalore complessivo a base d’asta pari a 28,4 miliardi di euro. La maggior concentrazione è nelle regioni del Nord (46%), seguito dal Centro (24%), dal Sud (18%) e dalle Isole (12%). Le prime cinque regioni per numero di esecuzioni coprono oltre il 51% del totale: la Lombardia con il 18,7%, la Sicilia con il 9,4%, l’Emilia-Romagna con l’8,7%, Toscana e Lazio con circa il 7% ciascuna. 

Quanto alle tipologie, quasi il 70% dei lotti in asta è residenziale, il 10% da immobili industriali e commerciali, il 5% da negozi, uffici, laboratori e magazzini, l’11% è composto da terreni agricoli ed edificabili, il 4% da strutture ricettive e a destinazione specifica come cinema e teatri.

Per quanto riguarda il prezzo di base delle aste, il 90% dei lotti ha un valore di base asta inferiore a 250 mila euro, l’8% inferiore a 1 milione e solo il 2% superiore a 1 milione di euro.

«Lo shock economico dovuto alla pandemia deve ancora manifestarsi appieno sul mercato immobiliare per diversi motivi», descrive Luca Olivieri, amministratore delegato di RES Credit Management, società facente capo al Gruppo Frascino e partecipata dal Gruppo Tecnocasa, specializzata nella gestione del credito ipotecario e nell’ottimizzazione dei processi di dismissione delle garanzie immobiliari per conto di banche e investitori istituzionali. «Per prima cosa, le misure adottate dal governo per il contenimento degli spostamenti personali e il lockdown che ha impattato le reti commerciali e tutta la filiera del real estate hanno di fatto sospeso le transazioni immobiliari per due mesi. Un altro elemento che potrà avere effetti significativi è il mutamento della fiducia di consumatori e imprese che inevitabilmente avrà impatto nelle scelte d’investimento in beni duraturi tra cui vanno compresi sia a uso commerciale/produttivo sia a uso residenziale». Il mercato delle aste necessita di un ragionamento a parte. «Se appare ragionevole pensare che a livello di transazioni e valori di riferimento questo settore non si discosterà troppo dai canali tradizionali, è anche vero che potrebbe essere notevolmente impattato dal sistema giuridico, infatti uno stop ai procedimenti legali che portano beni pignorati in asta non può che avere come conseguenza un rallentamento delle procedure e una riduzione del flusso di nuovi immobili in asta», spiega Olivieri. «Non essendo inoltre quello delle aste giudiziarie un mercato “libero”, nel caso di una riduzione di domanda andrebbero ad aumentare gli incanti deserti che a loro volta causerebbero una riduzione nel prezzo di base d’asta per gli incanti successivi. A questo va aggiunto», continua Olivieri, «che il mercato delle aste in pochi anni è arrivato a un grado di maturità ben superiore rispetto agli shock economici a cui abbiamo assistito negli ultimi 15 anni. La presenza di investitori interessati alla messa a reddito unita con una maggiore trasparenza del mercato dovuta a operatori specializzati e a tassi d’interesse al minimo storico potrebbe attenuare i possibili impatti negativi causati dal lockdown e da una minore propensione agli investimenti di famiglie e imprese».

Per quanto riguarda i prossimi mesi, «ci aspettiamo una ripresa delle aste sospese nei mesi scorsi ma una riduzione di nuovi immobili dovuta sia alle moratorie sia al rallentamento che avranno i tribunali nei primi mesi dopo la ripresa della piena operatività». (riproduzione riservata)



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