Nel primo decreto attuativo della delega al governo per la riforma organica dei capitali, ossia per riscrivere la legge Draghi (il Tuf) che risale al 1998, compare la contestata norma dello stop all’obbligo di pubblicità finanziaria sui quotidiani. Una modifica che «ritengo veramente sia punitiva nei confronti dei giornali». Lo ha dichiarato a MF-Milano Finanza, Giovanni Natali, presidente di AssoNext, l’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese quotate in Italia e i loro interessi.
La relazione illustrativa del dlgs, approvato mercoledì 8 ottobre in via preliminare dal consiglio dei ministri, spiega che questa disposizione andrebbe «a ridurre un costo (diretto e indiretto) per le imprese italiane legato alla quotazione, senza compromettere il livello di trasparenza informativa» perché comunque «le informazioni regolamentate sono reperibili su canali informatici». Eppure, dice Natali, «non penso siano i 1.500 euro di pubblicità finanziaria all’anno che cambiano il bilancio delle società quotate italiane». Sono altri i problemi: «Si potrebbe puntare a riduzioni sul costo che richiede mantenersi sul listino e che paghiamo a Borsa Italiana», suggerisce Natali. Il tutto interviene poi in un settore già in difficoltà, come dimostrano i dati dell’Osservatorio Fieg sulla pubblicità, aggiornato ad agosto. Le entrate dalle pubblicità sui quotidiani si sono ridotte del 5,8% sul 2024, passando da 221 a 208 milioni nel giro di un anno. Laddove in particolare sono stati comprati 770 spazi (rispetto agli 847 del 2024) per un valore di neanche 7 milioni (7,6 milioni del 2024), in calo dell’8,6%.
L’Italia però, spiega Lukas Plattner, partner di Advant Nctm e membro del comitato scientifico di AssoNext, «non può non tenere conto della digitalizzazione della comunicazione finanziaria avviato da tempo a partire dalle informazioni price sensitive e in corso di conclusione con la prossima entrata in funzione del punto di accesso unico europeo (Esap), ossia una piattaforma digitale che fornirà accesso centralizzato e gratuito alle informazioni finanziarie e di sostenibilità di tutte le imprese europee, a partire del 2027». (riproduzione riservata)