Non prendono decisioni strategiche, ma spesso hanno l’ultima parola su di esse. Che si tratti di lanciare un’offerta in borsa, di approvare una fusione o di rinnovare i vertici, è ai soci che il cda deve rivolgersi. E gli azionisti delle grandi quotate italiane hanno dimostrato di voler dire la loro, con quorum assembleari in costante aumento negli anni, dal 70,6% del 2020 al 73,2% del 2026.
Nell’ultima stagione 14 big del Ftse Mib hanno chiamato a raccolta i soci per eleggere il cda. E secondo i dati raccolti da Georgeson, big mondiale nella gestione del dialogo tra quotate e investitori istituzionali, il peso delle minoranze (37,56%) ha ormai superato quello del principale azionista (35%). Segnale di un interesse sempre maggiore sulle vicende societarie.
In realtà ci sono diversi fattori dietro l’alta presenza in assemblea. Molti legati al caso concreto. Il quorum di Mediobanca, ad esempio, è salito al 90% perché il capitale è ormai quasi tutto in mano a Mps (86,35%) dopo la scalata del 2025. Quindi basta che Siena si presenti in assise per portare la partecipazione alle stelle. Un po’ quello che succede con Fincantieri, dove Cdp Equity aveva in mano il 71%, quota scesa al 64,2% dopo l’aumento di capitale di febbraio.
Se da una parte, insomma, è determinante la concentrazione dell’azionista di riferimento, dall’altra le strategie per ingaggiare i soci - soprattutto retail - stanno diventando sempre più sofisticate. Banco Bpm è una delle società il cui quorum è cresciuto di più nel 2026 grazie alla sollecitazione delle deleghe di voto. Se n’è occupata proprio Georgeson, che ad aprile ha chiamato a raccolta il 6,78% del capitale per rinnovare i vertici dell’istituto milanese.
Un altro esempio è quello del big petrolifero statale Eni. In questo caso si sono sfidate tre liste antagoniste, quella del governo (Cdp ha il 30,9% e il Mef il 2,2%), quella di Assogestioni, l’associazione italiana del risparmio gestito, e quella di Romano Minozzi, azionista con il 3,27%. L’imprenditore della ceramica è sceso in campo con un elenco di minoranza guidato da Emma Marcegaglia. Figura ben nota al panorama degli investitori italiani (è ceo dell’omonimo gruppo dell’acciaio ed ex presidente di Confindustria e proprio di Eni) che ha richiamato l’attenzione degli azionisti.
Ma ci sono tanti altri casi di assemblee affollate, fenomeno che in gran parte è dovuto al maggior attivismo degli istituzionali che popolano Piazza Affari. Il loro peso si è notato soprattutto nell’ultima assise di Mps, in cui BlackRock e Norges Bank hanno preferito la lista dell’imprenditore Pierluigi Tortora a quella del cda. Voti che insieme a quelli di Delfin e Bpm hanno permesso a Luigi Lovaglio di tornare al comando. Quello del Monte però è un caso a parte. La partecipazione a Siena non è aumentata, ma il motivo è tecnico ed è dovuto all’aumento di capitale iperdiluitivo del 2022, pietra miliare del processo di risanamento di quella che ora è la terza banca italiana.
Mps a parte il trend è confermato, merito anche della maggiore attenzione che le quotate dedicano ai soci. «Le blue chip stanno strutturando dei percorsi di engagement sempre più raffinati, con numerosi road show. Così il dialogo con gli azionisti parte ben prima e non si aspettano più gli ultimi giorni precedenti l’assemblea», spiega Francesco Surace, responsabile della corporate governance di Georgeson Italia. «Anche il nostro ruolo è cresciuto negli anni. Le società vogliono confrontarsi con il mercato, quindi ci chiedono dei piani sempre più avanzati per parlare non solo di temi finanziari, ma anche extra come l’AI e la remunerazione dei vertici».
Questo dialogo consente ai soci di fare scelte più consapevoli, a volte anche non allineate a quelle dei proxi advisor. Altra tendenza che dovrebbe proseguire in futuro con l’incremento dei quorum. «Ci aspettiamo un leggero aumento della partecipazione», rivela Surace. «La presenza delle minoranze dovrebbe salire e gli investitori istituzionali saranno sempre più strutturati anche grazie all’uso dell’AI». Un buon segnale in vista delle decisive assemblee dei prossimi mesi. E chissà che tra di loro non ci siano anche quelle di Bpm e Mps per indicare una via diversa dall’opas di Intesa Sanpaolo su Siena. Anche in tal caso, parola ai soci. (riproduzione riservata)