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Asia, Trump invia le lettere ai Paesi colpiti dai dazi: Hong Kong e Corea del Sud cadono. Due mosse in campo valutario
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Asia, Trump invia le lettere ai Paesi colpiti dai dazi: Hong Kong e Corea del Sud cadono. Due mosse in campo valutario

04 luglio 2025, 07:23 Ultimo aggiornamento: 08:46

Gli Stati Uniti rinunceranno a lunghe trattative con oltre 170 Paesi e imporranno unilateralmente tariffe forfettarie comprese tra il 20% e il 30%. Hong Kong interviene per la terza volta in una settimana per sostenere la valuta. La Corea del Sud lancia nuove misure per incentivare il trading del won durante l'orario prolungato

Borse asiatiche sottotono, mentre Hong Kong e la Corea del Sud hanno registrato forti perdite dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che intende iniziare a inviare oggi, 4 luglio, le lettere per informare i partner commerciali dei dazi per trovare un accordo entro il 9 luglio, anche se sono giorni che dice di aver già mandato i messaggi. «È molto più semplice», ha detto. «Invieremo alcune lettere a partire da domani», oggi in Italia.

Trump invia le lettere ai Paesi colpiti dai dazi

Trump ha precisato che gli Stati Uniti rinunceranno a lunghe trattative con oltre 170 Paesi e imporranno, invece, unilateralmente tariffe forfettarie comprese tra il 20% e il 30%. Secondo quanto riferito, le lettere saranno inviate a 10 Paesi alla volta. Finora gli Stati Uniti hanno firmato accordi commerciali solo con il Regno Unito, la Cina e il Vietnam, ben lontano dalla promessa del tycoon di concludere 90 accordi in 90 giorni.

I principali indici azionari statunitensi hanno chiuso la seduta del 3 luglio in rialzo in una sessione più corta in vista della festività del 4 luglio (il Giorno dell’indipendenza), sostenuti dal rapporto sull’occupazione migliore del previsto che ha evidenziato la resilienza dell’economia. Dati che hanno spinto i trader a ridimensionare le aspettative di un taglio dei tassi di interesse da parte della Fed questo mese. I futures di Wall Street scendono (-0,33% quello sul Dow Jones e -0,30% quello sull’S&P500).

La Corea del Sud lancia nuove misure per incentivare il trading del won

I mercati hanno interpretato la mossa di Trump come un ritorno a una posizione più aggressiva e protezionistica, che potrebbe turbare le catene di approvvigionamento globali e danneggiare le economie orientate all'export, molte delle quali si trovano in Asia. Così l’indice Kospi della Corea del Sud ha guidato le perdite con un calo dell'1,64%, mentre il Paese ha introdotto nuove misure per incentivare il trading valutario durante l'orario prolungato dopo un anno di riforme volte ad aprire il mercato dei cambi onshore. Da anni la Core del Sud cerca di ottenere la promozione allo status di mercato sviluppato da parte degli indici Morgan Stanley Capital International (Msci), che ha indicato l’accessibilità al mercato valutario come il principale ostacolo agli investimenti esteri. Il governo sud coreano prevede di istituire una task force dedicata all’ottenimento dello status di mercato sviluppato, ha dichiarato questa settimana il vice ministro delle Finanze del Paese.

Le nuove misure prevedono l’introduzione di un requisito di transazioni medie annuali pari a 100 milioni di dollari per le istituzioni finanziarie straniere registrate (Rfi) e l’estensione di sei mesi, fino alla fine di quest’anno, dell’esenzione dagli obblighi di reporting. Il requisito dei 100 milioni di dollari sarà rivisto ogni tre anni. Il ministero ha, inoltre, dichiarato che continuerà a lavorare per facilitare le transazioni in valuta estera sia per gli investitori stranieri sia per i clienti domestici, e che permetterà il trading algoritmico alle istituzioni finanziarie locali durante le ore notturne, quando il personale è ridotto. 

Hong Kong interviene per la terza volta in una settimana per sostenere la valuta

In netto calo anche l'indice Hang Seng di Hong Kong, sceso dello 0,6%. Le autorità di Hong Kong sono intervenute per la terza volta in una settimana per sostenere la valuta, che si è avvicinata al limite inferiore della sua banda di oscillazione ufficiale mentre i tassi d'interesse della città sono scesi ai minimi degli ultimi tre anni. La Hong Kong Monetary Authority (Hkma), la banca centrale de facto del centro finanziario cinese, ha acquistato 29,6 miliardi di dollari di Hong Kong (3,8 miliardi di dollari Usa). L’importo è superiore ai 20 miliardi di dollari di Hong Kong acquistati all’inizio di questa settimana e più che triplo rispetto ai 9,4 miliardi di dollari di Hong Kong acquistati la settimana scorsa.

«L’entità dell’intervento notturno ha superato le aspettative del mercato», ha dichiarato Kiyong Seong, macro strategist di Societe Generale. «Se la Hkma prosciuga rapidamente la liquidità per ridurre il saldo aggregato al di sotto dei 100 miliardi di dollari di Hong Kong nei prossimi giorni, ci potrebbero essere effetti significativi sull’Hibor», il tasso di riferimento interbancario di Hong Kong, salito allo 0,86%, il livello più alto da circa una settimana.

Quest’ultimo intervento ha spinto il dollaro di Hong Kong a risalire fino a 7,8458 per un dollaro Usa, segnando il suo livello più forte dal 6 giugno, prima di ridurre parzialmente i guadagni (il costo del finanziamento è oscillato da un massimo di oltre il 4% a fine aprile fino a un minimo triennale dello 0,52% a metà giugno). La Hkma mantiene la valuta locale in un intervallo di oscillazione compreso tra 7,75 e 7,85 dollari di Hong Kong per un dollaro Usa che, si ricorda, ha registrato il suo peggior primo semestre di qualsiasi anno dal 1973, con l’indice del dollaro Usa in calo di quasi l’11%. I tre recenti interventi della Hkma per difendere la valuta sono costati un totale di 59 miliardi di dollari di Hong Kong (7,5 miliardi di dollari Usa), secondo i calcoli di Bloomberg basati su dati ufficiali. 

Cina soddisfatta, per ora

Meglio l’indice Composite di Shanghai (+0,86%) e l’indice CSI 300 di Shanghai Shenzhen (+1%). Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato di essere in fase di revisione delle licenze di esportazione per le imprese locali e ha riconosciuto che gli Stati Uniti hanno revocato alcune restrizioni sull'esportazione di tecnologie per i chip verso il Paese. Ora sta esaminando le domande di licenza per l'esportazione di beni controllati, tra cui le terre rare, di cui Pechino è il maggior produttore mondiale. La dichiarazione è arrivata dopo che gli Stati Uniti, giovedì 3 luglio, hanno revocato le restrizioni sull'esportazione di software e tecnologie per la progettazione di chip verso la Cina. Il Ministero è al lavoro per implementare ulteriormente i risultati dell'accordo di maggio e ha espresso apertura a una maggior cooperazione con Washington. Inoltre, Reuters ha riferito che gli Stati Uniti hanno anche revocato il divieto di esportazione verso la Cina di componenti e tecnologie per motori a reazione prodotti negli Usa.

L’oro torna a correre

Invece, un accordo commerciale con il Giappone è lontano. Dopo le forti vendite dei giorni precedenti l’indice Nikkei del Giappone è rimbalzato ma solo dello 0,1%, mentre l'indice più ampio Topix è sceso dello 0,14%. Lato macro, i consumi delle famiglie in Giappone sono aumentati del 4,7% su base annua a maggio, ben oltre le attese degli economisti, dopo il calo dello 0,1% di aprile. Si tratta della crescita più rilevante dall'agosto del 2022. Su base mensile, sono cresciuti del 4,6% (-1,8% ad aprile). Infine, l’indice Asx 200 dell’Australia non si è mossa. Lato materie prime, i prezzi dell'oro sono rimbalzato dopo le forti perdite nella sessione precedente (si allontana un ulteriore taglio dei tassi da parte della Fed) e restano sulla buona strada per un aumento settimanale (+1,8%) a causa delle preoccupazioni sul deficit fiscale degli Stati Uniti e dell'imminente decisione di Washington sulle tariffe. L'oro spot cresce dello 0,5% a 3.341 dollari l'oncia, mentre i future sull'oro dello 0,27% a 3.351 dollari l'oncia. (riproduzione riservata)



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