Sell-off sui mercati asiatici in scia al più grande ribasso di Wall Street dall'inizio di agosto. L’indice Nikkei giapponese è scivolato del 4,48% sui minimi delle ultime tre settimane a quota 36.879 punti con le azioni legate ai semiconduttori in testa alle perdite, mentre il mercato ha seguito il più grande ribasso di Wall Street dall'inizio di agosto. «Le preoccupazioni per l'economia statunitense hanno iniziato a crescere di nuovo. Il mercato rimarrà cauto fino a quando non uscirà il dato sui salari non agricoli degli Stati Uniti previsti per venerdì», afferma Shoichi Arisawa di IwaiCosmo Securities.
Le azioni statunitensi sono crollate il 3 settembre (i futures non promettono nulla di buono: -0,35% quello sul Dow Jones e -0,54% quello sull’S&P500), all'inizio di uno dei mesi storicamente peggiori per il mercato, in vista di dati che potrebbero influenzare l'entità con cui la Federal Reserve ridurrà i tassi di interesse questo mese. In Giappone il colosso dei semiconduttori Tokyo Electron è caduto del 6,54%, seguendo il calo del 9,5% di Nvidia. Anche la rivale Advantest è crollata del 7%. Il produttore di chip Renesas Electronics ha perso l'8,5%, il peggiore dell’indice Nikkei. Contro corrente Nitori Holdings, che importa la maggior parte dei materiali per mobili e articoli per la casa, salito del 2,75% grazie al rafforzamento dello yen (cross dollaro/yen a 145,11, -1,14%). Anche Fuji Soft è balzata del 7% dopo che il fondo statunitense Bain Capital ha dichiarato che avrebbe fatto una controfferta per acquisire la società di sviluppo di software, superando l'offerta concorrente del fondo Kkr. Lato macro, l’attività nel settore servizi in Giappone si è mantenuta saldamente in crescita ad agosto a 53,7, con l'indice composito salito a 52,9 da 52,5 di luglio, secondo la lettura finale del Pmi a cura di Jibun Bank. Il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha ribadito che la banca centrale continuerà ad aumentare i tassi di interesse se l'economia e i prezzi si comporteranno come previsto.
Le vendite sulle società tecnologiche hanno penalizzato anche l’indice Kospi della Corea del Sud (-2,5%) e in Cina l’Hang Seng di Hong Kong (-1,34%), meno i listini di Shanghai e Shenzhen (-0,6%) anche se l’attività dei servizi in Cina si è espansa meno del previsto ad agosto, aumentando le preoccupazioni sullo stato di salute dell'economia. L'indice dei responsabili degli acquisti (Pmi) dei servizi di Caixin è sceso a 51,6 ad agosto rispetto ai 52,1 del mese precedente, restando comunque in area di espansione (sopra 50). Ma gli economisti si aspettavano un dato a 51,8. A differenza del Pmi dei servizi ufficiale, l'indagine Caixin si concentra maggiormente sulle piccole imprese private.
«La concorrenza nel settore è ancora agguerrita e l'aumento delle vendite attraverso la riduzione dei prezzi è diventato una priorità per le aziende», sottolinea Wang Zhe, economista senior di Caixin Insight Group. «Le aziende intervistate hanno adottato un approccio cauto sulle assunzioni per risparmiare sui costi, lasciando il mercato del lavoro sotto pressione». I risultati dipingono un quadro di un'economia a rischio di stagnazione. Il Fondo Monetario Internazionale ha definito i servizi «un motore di crescita sottoutilizzato» che contribuisce molto meno al valore aggiunto della Cina rispetto alla media delle economie avanzate, che si attesta intorno al 75%. Le prospettive per l'economia cinese, che vale 17 trilioni di dollari, dipendono ancora in gran parte dal settore manifatturiero e dalle esportazioni. L'attività delle fabbriche cinesi si è contratta per il quarto mese consecutivo ad agosto, l'ultimo segnale che la seconda economia al mondo potrebbe avere difficoltà a raggiungere l'obiettivo di crescita di quest'anno, fissato intorno al 5%.
A destabilizzare i mercati asiatici, come alla vigilia, anche il forte calo dei prezzi del petrolio che prosegue (Wti -0,51% a 69,98 dollari al barile e Brent -0,42% a 73,44 dollari al barile), estendendo il crollo di oltre il 4% del giorno precedente, in scia alle aspettative che la disputa politica, che blocca le esportazioni libiche, possa essere risolta e alle preoccupazioni per una minor crescita della domanda globale. Entrambi i contratti sono scesi ai minimi da dicembre sui segnali di un accordo per risolvere la disputa politica tra fazioni rivali in Libia che ha tagliato la produzione di circa la metà e frenato le esportazioni. «Le vendite sono continuate in Asia tra le aspettative di un potenziale accordo per risolvere la disputa in Libia», spiega Toshitaka Tazawa, analista presso Fujitomi Securities Co. «Il mercato è rimasto sotto pressione anche a causa delle preoccupazioni per il rallentamento della domanda di carburante a seguito dei deboli dati macro di Cina e Stati Uniti».
I due organi legislativi libici hanno concordato martedì di nominare congiuntamente un governatore della banca centrale, disinnescando potenzialmente la battaglia per il controllo delle entrate petrolifere che ha scatenato la disputa. Le esportazioni di petrolio libico nei principali porti sono state bloccate lunedì e la produzione è stata ridotta a livello nazionale. La National Oil Corp libica ha dichiarato lo stato di forza maggiore sul suo giacimento di El Feel a partire dal 2 settembre. «L'allentamento delle tensioni politiche in Libia, con il potenziale ritorno di alcune forniture, e la debolezza economica dei maggiori consumatori di petrolio al mondo, Stati Uniti e Cina, rappresentano venti contrari per i prezzi del petrolio», afferma Yeap Jun Rong, strategist di IG. «La contrazione più rapida dei nuovi ordini e della produzione, insieme all'aumento dei prezzi, presentata nei dati Pmi manifatturieri degli Stati Uniti sembra rinnovare i timori per la crescita, il che non offre molte rassicurazioni sulle prospettive della domanda di petrolio». Inoltre in Cina, il più grande importatore di greggio al mondo, i dati recenti hanno mostrato che l'attività manifatturiera è scesa al minimo da sei mesi ad agosto, quando la crescita dei prezzi delle nuove case è rallentata. I dati settimanali sulle scorte statunitensi sono stati ritardati dalla festività del Labor Day di lunedì. Il rapporto dell'American Petroleum Institute è previsto per le 16:30, mentre i dati dell'Energy Information Administration saranno pubblicati alle 11 di giovedì.
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