La maggior parte delle borse asiatiche è scesa, seguendo le perdite di Wall Street a causa dell’incertezza sui dazi commerciali Usa, con i mercati australiani e cinesi che hanno tratto poco sostegno dai dati macroeconomici positivi. Dopo che la Corte d’Appello si è pronunciata contro le tariffe di Donald Trump, complicando i recenti accordi commerciali siglati da Washington con diverse grandi economie, il presidente ha avvertito che se l'amministrazione statunitense dovesse perdere il ricorso alla Corte Suprema sui dazi sarebbe «un disastro economico». Non solo. Gli Stati Uniti verrebbero maltrattati e «derisi dagli altri Paesi» se non riuscissero a mantenere le tariffe. Da qui la richiesta alla Corte Suprema di «una decisione rapida».
Donald Trump si è anche detto «non preoccupato» dall'allineamento fra la Russia e la Cina perché «non userebbero mai i loro militari contro di noi. Credetemi, sarebbe la cosa peggiore che potrebbero mai fare», ma ha comunque mandato loro un messaggio: «la domanda più importante a cui rispondere è se il presidente cinese, Xi Jinping, menzionerà o meno l'enorme quantità di sostegno e sangue che gli Stati Uniti hanno donato alla Cina per aiutarla a liberarsi da un invasore straniero molto ostile. Vi prego di porgere i miei più cordiali saluti a Vladimir Putin e Kim Jong-un mentre cospirate contro gli Stati Uniti».
Nel discorso di apertura della parata militare in occasione della cerimonia per gli ottanta anni della vittoria della Seconda Guerra Mondiale, a cui hanno partecipato Putin e Kim Jong-un, il presidente cinese, Xi Jinping, ha sottolineato che «il mondo si trova di fronte a una scelta tra la pace e la guerra» per poi aggiungere che la «Cina è per una forza di pace e di sviluppo. Nessun bullo potrà intimidirci». I futures sull’S&P500 sono piatti, sostenuti dall’ottimismo su Alphabet, la società madre di Google, dopo che una sentenza dell’antitrust contro l’azienda non ha comportato una sanzione tanto severa quanto temuto inizialmente.
Gli indici CSI 300 di Shanghai e Shenzhen e lo Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dell’1,38% e dell’1,41%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,79%. Realizzi dopo i massimi pluriennali dell’ultima settimana. Il CSI 300 e lo Shanghai Composite sono saliti, rispettivamente, del 10,3% e dell’8% ad agosto.
I solidi dati sugli indici Pmi non sono riusciti a invertire il trend. L'attività dei servizi in Cina è cresciuta ad agosto al ritmo più rapido degli ultimi 15 mesi, sostenuta da una domanda interna più solida e dal rimbalzo degli ordini esteri. L'indice Pmi di S&P Global, è salito a 53 da 52,6 di luglio, portandosi al massimo da maggio del 2024. L'indice composito è cresciuto a 51,9 dal 50,8 del mese precedente, al massimo da novembre. I principali titoli tecnologici e dei semiconduttori, che hanno guidato il rally di agosto, sono arretrati con il produttore di chip per intelligenza artificiale Cambricon Technologies in flessione del 5,6%.
Ma Goldman Sachs continua a essere ottimista sui mercati azionari cinesi grazie ai flussi di capitale in arrivo. «Quello che sentiamo dai nostri clienti e investitori è che il sentiment è migliorato» riguardo al mercato azionario cinese, ha detto Kevin Sneader, presidente della banca per l’Asia-Pacifico escluso il Giappone, in un’intervista a Bloomberg Television. «La Cina deve ancora affrontare molte sfide, ma questo rally dei mercati azionari ha ancora gambe».
L’ottimismo che i progressi di Pechino nell’intelligenza artificiale e gli sforzi per ridurre la sovraccapacità possano rilanciare la crescita ha contribuito a sostenere il rally. La scorsa settimana Goldman Sachs ha alzato il target di fine anno per l’indice CSI 300 da 4.500 a 4.900 punti, citando fattori come valutazioni interessanti, crescita degli utili a una cifra elevata, l’interesse da parte dei risparmiatori retail, che dispongono di risparmi in eccesso: 23.000 miliardi di dollari, e le potenziali riallocazioni di asset con i flussi degli hedge fund verso il Paese migliorati.
L’indice Asx 200 dell’Australia è stato il peggiore in Asia, scendendo dell’1,87%. Il calo è arrivato soprattutto dopo che i dati sul prodotto interno lordo hanno mostrato che l’economia australiana è cresciuta più del previsto nel secondo trimestre del 2025, sostenuta da una forte domanda interna e da una spesa pubblica stabile. I segnali di solidità dell’economia australiana, soprattutto nei consumi, hanno ridotto le aspettative di ulteriori allentamenti da parte della Reserve Bank of Australia (Rba). «L’aumento della domanda interna fa crescere il rischio che la Rba non allenti la politica monetaria in modo così aggressivo come ci aspettiamo», afferma Capital Economics, aggiungendo che il forte incremento dell’attività è arrivato anche in un contesto di segnali di inflazione persistente. La Rba ha già tagliato i tassi tre volte quest’anno, ma si è mantenuta cauta riguardo a ulteriori riduzioni proprio a causa dell’inflazione elevata. Separatamente, i dati sull’indice Pmi australiano hanno mostrato una forte crescita sia nel manifatturiero sia nei servizi.
Quanto agli altri mercati asiatici, l’indice Nikkei 225 del Giappone è sceso dello 0,88%, mentre il Topix ha perso l’1,10% con la crescita del settore dei servizi in Giappone che ha rallentato in agosto. La lettura finale dell'indice Pmi a cura di S&P Global è scesa a 53,1 dal 53,6 di luglio. La lettura finale ha, comunque, superato quella preliminare di 52,7.
Il primo ministro giapponese, Shigeru Ishiba, ha incontrato il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, per discutere di economia e mercati finanziari, comprese le valute, dopo che lo yen si è indebolito in un contesto di crescente pressione su Ishiba affinché si dimetta. «Come in passato, abbiamo scambiato opinioni generali sullo stato dell’economia, dei prezzi e dei mercati», ha detto Ueda dopo l’incontro, aggiungendo che la BoJ alzerà i tassi se ci saranno miglioramenti della crescita economica e prezzi in linea con le prospettive della banca centrale.
Il primo incontro tra i due da febbraio suggerisce che Ishiba stia indicando agli operatori di mercato che il suo governo e la BoJ collaboreranno strettamente. Questo non toglie che i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 30 anni hanno raggiunto il massimo storico, poiché gli investitori intravedono in un governo indebolito un aumento della spesa fiscale, con un peggioramento della salute finanziaria del Paese. La BoJ dovrebbe mantenere i tassi invariati allo 0,5% nella prossima riunione del 19 settembre. Per gli economisti il prossimo rialzo dei tassi dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno, dopo l’accordo commerciale siglato tra Giappone e Stati Uniti a fine luglio.
L’indice Kospi della Corea del Sud ha fatto eccezione, guadagnando lo 0,25% grazie a dati sul pil del secondo trimestre migliori del previsto. Tuttavia, la crescita dell’indice è stata limitata dalla debolezza dei titoli tecnologici.
Piatto l’indice Nifty 50 dell’India dopo essere sceso la scorsa settimana al minimo delle ultime tre settimane, a seguito dell’entrata in vigore delle tariffe del 50% imposte da Trump contro il Paese. Il ministro del Commercio e dell’Industria indiano, Piyush Goyal, ha dichiarato che Nuova Delhi e Washington stanno ancora trattando per un accordo commerciale che potrebbe essere finalizzato già a novembre.
Le tariffe statunitensi sull’India mirano a fare pressione su Nuova Delhi affinché interrompa gli acquisti di petrolio russo, richiesta che l’India ha respinto, citando la sua dipendenza dal greggio russo a basso costo, mentre ha rafforzato i legami diplomatici con Cina e Russia. Motivo per cui Trump ha dichiarato che non sta valutando la possibilità di ridurre i dazi sull’India. (riproduzione riservata)