Borse asiatiche su grazie alle azioni tecnologiche, tutte in rialzo in scia ai numeri positivi del gigante dei semiconduttori Tsmc che hanno alimentato un maggior ottimismo sull'intelligenza artificiale. Così il Nikkei giapponese ha messo a segno un nuovo record, complici i nuovi massimi a Wall Street, dove l'S&P500 e il Nasdaq Composite sono saliti grazie ai commenti del presidente della Fed, Jerome Powell, sulla possibilità che i tassi di interesse scendano quest'anno. Importante in chiave Fed il dato di oggi, 11 luglio, sull'indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti.
I titoli tecnologici hanno beneficiato del nuovo massimo storico (+3,35% a 1.080 dollari taiwanesi, 28 miliardi di capitalizzazione di mercato) raggiunto dal più grande produttore di semiconduttori a contratto del mondo, Taiwan Semiconductor Manufacturing, dopo che l’azienda ha riportato ricavi molto più forti del previsto a giugno: 207,87 miliardi di dollari taiwanesi (6,37 miliardi di dollari), in aumento rispetto ai 156,40 miliardi dello stesso mese dell’anno precedente, ma in calo rispetto ai 229,62 miliardi registrati a maggio. Nei primi sei mesi del 2024 il fatturato hanno totalizzato 1.266.000 miliardi (989,47 miliardi l'esercizio precedente).
Gli indici Kospi e Hang Seng, ricchi di azione tecnologiche, sono cresciuti, rispettivamente, dell'1,5% e dello 0,8%. Il produttore di chip di memoria Sk Hynix, strettamente legato all'industria dell'intelligenza artificiale, è aumentato di oltre il 3%. La Banca di Corea ha mantenuto i tassi d'interesse stabili per la dodicesima riunione consecutiva.
Inoltre, l’indice Nikkei 225 del Giappone ha raggiunto un nuovo record storico a 42.426 punti (+1,25%). Il più ampio Topix ha guadagnato lo 0,7% con la debolezza dello yen (cross dollaro/yen a 161,683, +0,26%) che continua ad attirare un'ondata di acquisti da parte degli investitori esteri e con le azioni esposte all’export su di giri. Mentre i dati deboli sugli ordini di macchinari hanno alimentato ulteriori dubbi sulla salute economica del Giappone, il che probabilmente manterrà cauta la Banca del Giappone sull'aumento dei tassi d'interesse. In particolare, gli ordini di macchinari ricevuti da 280 produttori operanti in Giappone sono aumentati del 7,2% a maggio rispetto al mese precedente, più che compensando il calo del 3,6% registrato ad aprile. Ma gli ordini di macchinari principali del Paese, che non contano quelli per le navi e le aziende elettriche, sono diminuiti su base destagionalizzata del 3,2% a maggio. Bene gli ordini delle aziende manifatturiere, cresciuti dell'1% dopo il calo di oltre l'11% di aprile, mentre gli ordini non manifatturieri sono diminuiti del 7,5%, invertendo l'aumento del 5,9% registrato un mese prima.
Anche l'indice Asx 200 dell'Australia è salito dello 0,9% e si è avvicinato a un nuovo record storico. Non sono stati da meno gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite della Cina, aumentati, rispettivamente, dell'1,1% e dello 0,7%, rimbalzando dai minimi degli ultimi quattro mesi, toccati a causa di dati macroeconomici mediocri, che hanno aumentato le preoccupazioni su una lenta ripresa economica del paese.
Il tasso di inflazione annuale della Cina è sceso allo 0,2% a giugno 2024 dallo 0,3% del dato precedente e al di sotto delle stime degli economisti dello 0,4%. I prezzi dei prodotti alimentari sono scivolati per il 12° mese (-2,1% contro -2%). Nel frattempo, l'inflazione non alimentare è rimasta stabile allo 0,8% con prezzi in ulteriore aumento per abbigliamento (1,5% contro 1,6% a maggio), edilizia (0,2% contro 0,2%), sanità (1,5% contro 1,5%) e istruzione (1,7% contro 1,7%). Allo stesso tempo, i costi dei trasporti sono scesi (-0,3% contro -0,2%). I prezzi al consumo core, dedotti i costi di cibo ed energia, sono aumentati dello 0,6% anno su anno, come a maggio. Su base mensile, invece, l'indice dei prezzi al consumo è calato dello 0,2%, la terza volta in calo finora quest'anno, rispetto al consenso di un calo dello 0,1%.
Nel frattempo, l'autorità di regolamentazione cinese ha chiesto ad alcune banche locali di ridurre la durata media delle loro partecipazioni obbligazionarie, secondo fonti a conoscenza del dossier citate da Bloomberg, cercando di salvaguardare il settore dal rally incessante del mercato del debito. La settimana scorsa, la Banca Popolare Cinese ha dichiarato di avere «centinaia di miliardi» di yuan di titoli a sua disposizione da vendere per raffreddare il rally, alimentato dalla preoccupazione per la seconda economia mondiale e dalla mancanza di opportunità alternative di investimento. Il crollo dei rendimenti è diventato fonte di preoccupazione per Pechino che teme una possibile bolla nel mercato e perdite per gli investitori nel caso in cui i rendimenti dovessero rimbalzare bruscamente in futuro. Il governatore della PBoC, Pan Gongsheng, sta monitorando gli investimenti obbligazionari delle istituzioni finanziarie non bancarie poiché coloro che detengono grandi quantità di obbligazioni a medio e lungo termine potrebbero incorrere in rischi legati ai tassi di interesse.
La duration è una misura della sensibilità di un'obbligazione alla variazione dei tassi di interesse. «Le banche centrali dovrebbero imparare una lezione dalla crisi di Silicon Valley Bank e correggere tempestivamente qualsiasi aumento dei rischi del mercato finanziario», ha affermato Gongsheng. Zhaopeng Xing, senior China Strategist presso Anz Bank China Co. continua a vedere un floor del 2,25% per il rendimento del titolo di Stato decennale cinese. Un livello, secondo un sondaggio di Bloomberg, che potrebbe spingere la PBoC a vendere obbligazioni. Il rendimento del 10 anni cinese è quasi invariato al 2,26%, non lontano dal minimo record del 2,18%. (riproduzione riservata)