La maggior parte delle borse asiatiche è salita, sostenuta dai progressi nel dialogo tra Stati Uniti e Russia su un cessate il fuoco in Ucraina, con Tokyo su livelli record. Ma anche i mercati cinesi e indiani hanno performato bene grazie alle speranze che una rapida risoluzione del conflitto Russia-Ucraina possa allentare l’attenzione di Washington sugli acquisti di petrolio russo da parte di Nuova Delhi e Pechino. Inoltre, i mercati azionari asiatici hanno consolidato i guadagni della settimana precedente in scia alle scommesse su un taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve a settembre. I futures sugli indici azionari statunitensi avanzano con quello sull’S&P 500 in rialzo dello 0,15%.
Oggi, 18 agosto, il presidente statunitense, Donald Trump, incontrerà diversi leader europei, tra cui la premier italiana, Giorgia Meloni, e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Domenica 17 agosto Trump ha dichiarato che Zelensky potrebbe porre fine alla guerra cedendo la Crimea alla Russia e rinunciando alla richiesta di adesione dell’Ucraina alla Nato. Il tycoon ha annunciato dazi del 50% sulle esportazioni indiane verso gli Stati Uniti come punizione per l’acquisto di petrolio russo. Partiranno a fine agosto.
In India l’indice Nifty 50 è balzato dell’1,3%, raggiungendo il massimo delle ultime tre settimane, guidato dall’upgrade del rating di credito dell’India da parte di S&P Global Ratings e dalle case automobilistiche (+8% Maruti Suzuki), dopo che il primo ministro, Narendra Modi, ha annunciato piani per ridurre le tasse sui beni di consumo quotidiano, una mossa volta ad attenuare l’impatto di potenziali dazi statunitensi e a stimolare i consumi. Il governo dovrebbe implementare le modifiche fiscali in occasione della festività indù di Diwali, a ottobre, passando a una struttura semplificata a due aliquote, con la maggior parte dei beni tassata al 5% o al 18%.
Anche gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono saliti, rispettivamente, dell’1,16%, sul livello più alto da ottobre 2024, e dello 0,96%. L’indice Hang Seng di Hong Kong ha registrato un rialzo più contenuto, pari allo 0,63%, frenato dalle perdite dei titoli immobiliari e tecnologici. Lo Shanghai Composite è balzato del 12% dall’inizio dell’anno, superando l’indice CSI 300, che ha guadagnato circa l’8%. Un peso maggiore dei titoli bancari, molto performanti, all’interno del Composite ha favorito la sovraperformance, in gran parte grazie agli acquisti dei fondi assicurativi.
La ripresa del mercato azionario cinese ha portato a un’esplosione di attività di trading. Il volume di scambi sulle borse continentali ha superato i 2.000 miliardi di yuan (278 miliardi di dollari) mercoledì 13 agosto, per la prima volta da febbraio. C’è stato anche un aumento dei prestiti per l’acquisto di azioni, segno che gli investitori stanno ricorrendo alla leva finanziaria per partecipare al rally. Il debito a margine contratto per acquistare titoli è salito al livello più alto dal 2015 la scorsa settimana ed è ora a circa il 10% dal record assoluto.
«Siamo fiduciosi che questo rally abbia gambe», ha dichiarato Wang Huan, gestore di Shanghai Zige Investment Management Co., citando tra le fonti di ottimismo l’abbondante liquidità, le misure governative per frenare la guerra dei prezzi e le speranze che l’economia cinese abbia toccato il fondo.
Nel frattempo, le fuoriuscite di capitali dalla Cina hanno raggiunto un livello record a luglio, spinte dagli acquisti aggressivi di asset di Hong Kong da parte degli investitori della Cina continentale, a seguito delle nuove misure di liberalizzazione del mercato. Le banche domestiche hanno trasferito all’estero, per conto dei loro clienti, 58,3 miliardi di dollari destinati a investimenti in titoli lo scorso mese, secondo i dati diffusi venerdì 15 agosto dalla State Administration of Foreign Exchange. Si tratta del più alto deflusso mensile da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2010.
A giugno i regolatori cinesi hanno aumentato per la prima volta in oltre un anno la somma di denaro che gli investitori autorizzati possono allocare in asset esteri. Il più marcato deflusso di capitali è da attribuire anche all’espansione, a luglio, del programma Southbound Bond Connect, che consente maggiori investimenti in titoli di debito offshore. Sfruttando il dollaro debole, Pechino liberalizza gradualmente il capitale e favorisce la globalizzazione a lungo termine dello yuan.
Più in dettaglio, gli investitori onshore hanno acquistato debito estero per 12,6 miliardi di yuan (1,8 miliardi di dollari) tramite il Southbound Bond Connect a luglio, il massimo a livello mensile del 2025, secondo i dati di Bloomberg. Viceversa, le partecipazioni delle istituzioni offshore in obbligazioni cinesi sul mercato interbancario sono scese di circa 300 miliardi di yuan a luglio, sul livello più basso da gennaio 2024, secondo i dati della People’s Bank of China. Il calo suggerisce che i fondi esteri si sono uniti a un più ampio sell-off obbligazionario, influenzato dall’allentamento delle tensioni commerciali Usa-Cina e dagli sforzi di Pechino per combattere la deflazione.
Gli indici giapponesi Nikkei 225 e Topix sono cresciuti, rispettivamente, dello 0,93% e dello 0,59%, toccando entrambi nuovi massimi storici. I mercati giapponesi sono stati sostenuti soprattutto dalla smentita del governo nipponico circa le speculazioni secondo cui gli Stati Uniti stessero esercitando pressioni sulla Banca del Giappone per un aumento dei tassi. Ciò è avvenuto dopo che il Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha dichiarato che la BoJ era «in ritardo» sulla politica monetaria e doveva alzare i tassi d’interesse.
Il ministro giapponese per il rilancio dell'economia, Ryosei Akazawa, che supervisiona anche i colloqui commerciali con gli Stati Uniti, ha respinto l'idea che Bessent stesse facendo pressione sulla BoJ: «Non ha assolutamente chiesto alla BoJ di aumentare i tassi», ma ha solo previsto che potrebbe farlo, ha spiegato.
Le osservazioni di Bessent sono state accompagnate dai solidi dati sul pil del secondo trimestre, pubblicati venerdì 15 agosto, che hanno mostrato una tenuta dell’economia giapponese nonostante le crescenti pressioni derivanti da dazi commerciali e dall’inflazione. I listini giapponesi hanno, inoltre, beneficiato della debolezza dello yen, che ha sostenuto i settori orientati all’export.
Altrove, l’indice Kospi della Corea del Sud è sceso dell’1,26% dopo il lungo weekend, con i titoli tecnologici in calo in scia alle perdite dei loro omologhi statunitensi. L’indice australiano Asx 200 si è limitato a un +0,16%, frenato da ribassi dei titoli minerari ed energetici dopo i livelli record raggiunti la settimana scorsa. (riproduzione riservata)