La maggior parte delle borse asiatiche è scesa, ma ha comunque registrato guadagni in settimana grazie all’ottimismo sui dazi commerciali statunitensi e sull’intelligenza artificiale. I mercati asiatici non hanno preso spunto dalla seduta di Wall Street del 24 luglio, dove l’S&P500 e il Nasdaq hanno raggiunto nuovi massimi storici in scia ai conti solidi di Alphabet (Google). Il futures sull’S&P 500 sale dello 0,23%.
La borsa del Giappone è stata di gran lunga la migliore della settimana, balzando vicino ai massimi storici dopo che Tokyo e Washington hanno annunciato un accordo commerciale che ha ridotto i dazi sulle importazioni di auto dal Giappone al 15%. Tuttavia, oggi, 25 luglio, i dati contrastanti sull’inflazione hanno smorzato in parte l’entusiasmo.
L’indice Nikkei e il Topix sono arretrati tra lo 0,90% e lo 0,80%, ma chiudono l’ottava con un rialzo di oltre il 4%. I dati sui prezzi al consumo di Tokyo a luglio hanno mostrato un calo leggermente superiore alle attese. Tuttavia, l’inflazione core è rimasta al 2,9% su anno dal 3,1% precedente, sopra l’obiettivo annuo del 2% fissato dalla Banca del Giappone (BoJ), mantenendo così incertezza sugli aumenti dei tassi da parte della banca centrale.
L’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,93%, ma è cresciuto del 3,3% durante la settimana. Un rally sostenuto dalle azioni delle società tecnologiche, che potranno riottenere l’accesso ai chip del colosso Usa Nvidia, fondamentali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Anche l’entusiasmo generale sull’AI, dopo i risultati positivi di Alphabet, ha mantenuto il settore tech in territorio positivo.
Gli indici cinesi CSI 300 di Shanghai e Shenzhen e il Composite di Shanghai sono scesi, rispettivamente, dello 0,47% e dello 0,24%, ma hanno registrato un rialzo di oltre il 2% nella settimana. L’attenzione è rivolta alla riunione del Politburo del Partito comunista, massimo organo decisionale cinese, per ottenere ulteriori indicazioni sull’economia. L’incontro è previsto per la fine di luglio.
Il tutto mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, punta a concludere un nuovo accordo economico con la Cina per aprire ulteriormente i mercati cinesi alle imprese statunitensi, secondo quanto ha riportato il Wall Street Journal. La notizia arriva pochi giorni prima dell’inizio di nuovi colloqui commerciali tra Washington e Pechino. Secondo il Wsj, Trump è alla ricerca di maggiori concessioni economiche da parte della Cina.
In quest’ottica Trump potrebbe incontrare presto il presidente cinese, Xi Jinping. La sua amministrazione sta incoraggiando Pechino ad acquistare più tecnologia americana, avendo recentemente revocato un divieto sulle esportazioni di chip e tecnologie di intelligenza artificiale verso il Paese. Rientra in questo quadro la concessione a Nvidia di riprendere la vendita del suo chip AI H20 in Cina. Da parte sua il Dragone ha ripreso le esportazioni di importanti minerali delle terre rare dalla fine di giugno.
Il Kospi della Corea del Sud ha fatto eccezione, salendo dello 0,25% grazie a risultati positivi di alcune aziende. Tuttavia, l’indice ha segnato solo un +0,3% settimanale, a causa dell’incertezza su un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Infine, l’Asx 200 australiano è sceso dello 0,50% e ha perso quasi l’1% nella settimana, complici le prese di profitto dopo i recenti massimi storici e i segnali contrastanti della Reserve Bank of Australia su quando ci sarà il prossimo taglio dei tassi d’interesse.
In campo valutario, il dollaro si è leggermente risollevato dai minimi delle due settimane (cross dollaro/yen a 147,105, +0,09%), ma resta comunque avviato verso il suo maggior calo settimanale da un mese, mentre gli investitori si confrontano con i negoziati sui dazi degli Stati Uniti prima della scadenza del 1° agosto, guardando anche alle riunioni delle banche centrali previste per la prossima settimana.
Sia la Federal Reserve sia la Banca del Giappone dovrebbero mantenere invariati i tassi nelle riunioni di politica monetaria della prossima settimana. «La riunione della BoJ della prossima settimana sarà osservata da vicino per eventuali segnali sul momento del prossimo rialzo dei tassi», ha dichiarato Carol Kong, strategist presso la Commonwealth Bank of Australia. Ma un rialzo dei tassi nel breve termine è tutt’altro che certo, con la tempistica che dipende dal fatto che l’economia sia in grado di reggere l’impatto dei dazi statunitensi, hanno riferito a Reuters alcune fonti vicine al pensiero della BoJ.
La maggioranza degli economisti in un sondaggio Reuters di questa settimana ha affermato di aspettarsi che la banca centrale giapponese aumenti i tassi d’interesse di 25 punti base quest’anno. Quanto alla Fed, gli strategist di Anz si aspettano che tagli i tassi di 25 punti base a settembre e ancora a dicembre. «Se non fosse per l’incertezza legata ai dazi, riteniamo che i tagli dei tassi sarebbero già ripresi», hanno affermato. «Il mercato del lavoro si sta indebolendo, la disinflazione dei prezzi dei servizi è ben consolidata, la crescita della domanda è rallentata e non vi sono prove evidenti che dazi più elevati stiano generando un problema inflazionistico più ampio»
Giovedì, 24 luglio, la Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi al 2%, come previsto, interrompendo un anno di allentamento monetario, in attesa di chiarezza sui futuri rapporti commerciali con gli Stati Uniti. L’euro è pressoché invariato a 1,1743 dollari, ma non lontano da 1,183 dollari, il massimo da quasi quattro anni toccato a inizio mese. La moneta unica ha guadagnato il 13,5% quest’anno, mentre le politiche tariffarie hanno ridotto l’attrattiva del dollaro. (riproduzione riservata)