In Asia sono saliti i listini cinesi (Hang Seng di Hong Kong +0,94%, Shanghai Composite +1,51% e Shenzhen +1,08%), mentre il Kospi di Seoul è sceso dello 0,12% e l’indice Nikkei della borsa giapponese ha perso l’1,58% scivolando a quota 32.372 punti dopo che la Banca del Giappone ha lasciato invariati i tassi di interesse e ha dichiarato che, pur continuando le operazioni di controllo della curva dei rendimenti (YCC), adotterà un approccio meno rigido per mantenere i rendimenti all'interno della sua fascia obiettivo.
La BoJ ha mantenuto il margine di tolleranza per il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni allo 0,5%, ma ha dichiarato che sarà utilizzato come "riferimento, non come limite rigido". Comunque, si è impegnata ad acquistare titoli decennali al tasso fisso dell’1%, un segnale che la soglia di tolleranza è salita rispetto al precedente 0,5%. Inoltre, ha lasciato i tassi di interesse a breve termine a -0,1% e ha dichiarato che continuerà a portare avanti la sua politica di allentamento monetario per aumentare la crescita dei salari e avvicinare l'inflazione all'obiettivo del 2% annuo. Ma ha segnalato una maggior flessibilità nel suo allentamento monetario, citando le elevate incertezze per l'attività economica e i prezzi.
«È opportuno che la banca rafforzi la sostenibilità dell'allentamento monetario nell'ambito del quadro attuale, conducendo il controllo della curva dei rendimenti con una maggior flessibilità e rispondendo agilmente ai rischi sia al rialzo che al ribasso dell'attività economica e dei prezzi in Giappone», ha dichiarato la BoJ in un comunicato. La mossa segna un potenziale cambiamento nella posizione ultra-colomba dell’istituto centrale, che ha anche previsto un aumento rilevante dell'inflazione nei prossimi due anni. La banca prevede ora un'inflazione core dell'indice dei prezzi al consumo del 3% nel 2023, per poi attestarsi all'1,5%-2% nel 2024 e nel 2025.
I rendimenti dei titoli di Stato del Giappone a 10 anni sono saliti di oltre il 13%, superando la banda di oscillazione fissata dalla BoJ e raggiungendo un massimo dello 0,517%. Mentre il dollaro scende dello 0,18% nei confronti dello yen a 139,188, tra le speculazioni sul fatto che la mossa della BoJ non è stata così falco come alcuni avevano previsto. L'ultima volta che ha ampliato la sua politica di controllo della curva dei rendimenti è stato a dicembre, tra le pressioni per l’inflazione elevata e quando gli operatori hanno iniziato a chiedersi quanto a lungo la banca centrale potesse controllare i rendimenti. La politica è stata introdotta nel 2016, quando l'aumento degli acquisti di obbligazioni non è riuscito a stimolare l'inflazione, e aveva lo scopo di controllare la curva dei rendimenti per soffocare i tassi a breve e medio termine, aumentando la liquidità senza ridurre i rendimenti ultra-lunghi. Ma la recente vischiosità dell'inflazione giapponese ha rinnovato le speculazioni sulla possibilità che la BoJ aggiusti ulteriormente la sua politica YCC.
I dati pubblicati venerdì hanno mostrato che l'inflazione a Tokyo è cresciuta più del previsto nel mese di luglio, indicando un trend simile a livello nazionale. La lettura è stata, inoltre, ben al di sopra dell'obiettivo annuale del 2% fissato dalla BoJ. Anche l'inflazione giapponese di base, che non tiene conto di voci volatili come i prezzi degli alimenti freschi e del carburante, è rimasta vicina ai massimi degli ultimi 40 anni, indicando che le pressioni sui prezzi per la BoJ e l'economia giapponese rimangono elevate. Dopo Fed e Bce, la BoJ chiude la settimana delle banche centrali. I futures di Wall Streeet salgono (+0,31% quello sul Dow Jones e +0,37% quello sull’S&P500). (riproduzione riservata)