Listini asiatici poco mossi prima di una serie di riunioni delle banche centrali e dei dati macroeconomici previsti per le prossime due settimane, con l'attenzione rivolta anche alla stagione degli utili statunitensi. I mercati hanno chiuso la scorsa settimana in perdita perché gli utili più deboli del previsto da parte delle principali aziende statunitensi ha alimentato i timori di un rallentamento dell'attività economica in presenza di un aumento dei tassi di interesse. Hanno pesato anche i segnali da falco arrivati dalla Federal Reserve.
L’indice Nikkei della borsa del Giappone è salito dello 0,12% a 28.599 punti in attesa della riunione della Banca del Giappone di venerdì, la prima sotto la guida del nuovo governatore, Kazuo Ueda. Si prevede che la BoJ manterrà la sua posizione ultra-dovish, ma potrebbe fornire indicazioni sui piani di inasprimento nel corso dell'anno, soprattutto in considerazione del fatto che l'inflazione fatica a scendere. Lo stesso Ueda ha detto che le previsioni di inflazione devono essere «abbastanza forti e vicine al 2%» nel prossimo anno per poter prendere in considerazione una modifica del controllo della curva dei rendimenti. Intanto gli stimoli proseguono. Secondo Bloomberg la BoJ, negli ultimi dieci giorni, ha incrementato dello 0,4%, a 736.000 miliardi di yen il suo bilancio. Il listino giapponese è stato guidato dai rialzi dei titoli delle compagnie aeree e ferroviarie, in parte sulla base delle speranze di una ripresa della domanda di viaggi in vista della stagione delle vacanze primaverili in Giappone: Japan Airlines è cresciuta del 2% e West Japan Railway dell'1,6%. Ana Holdings ha spuntato un +2,5% dopo aver alzato le stime di utile netto per l'anno fiscale conclusosi a marzo.
L’indice Kospi della Corea del Sud è sceso dello 0,98%, spinto al ribasso dai titoli dei semiconduttori e dei materiali industriali, in vista del dato sul Pil del primo trimestre atteso per oggi, 24 aprile, che dovrebbe mostrare un probabile rallentamento della crescita a causa dei continui venti contrari derivanti dalla debolezza delle esportazioni. La Banca centrale di Corea ha recentemente interrotto il ciclo di rialzi dei tassi a causa della marcata debolezza economica.
Anche gli indici cinesi Shenzhen e Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dello 0,43% e dello 0,28%, mentre l'Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,6%. Le letture economiche contrastanti provenienti dalla Cina hanno sollevato dubbi sulla portata della ripresa quest'anno, dato che il settore manifatturiero del Paese continua a faticare.
Focus, in settimana, sui dati macro statunitensi. I dati sul Pil del primo trimestre, attesi per giovedì, dovrebbero mostrare un ulteriore rallentamento della crescita rispetto al trimestre precedente, mentre la lettura dell'indice dei prezzi Pce, l'indicatore preferito dalla Fed per misurare l'inflazione, dovrebbe anch'essa mostrare che l'inflazione è rimasta ostinata a marzo. Dati che precedono la riunione della Federal Reserve della prossima settimana, in cui la banca dovrebbe aumentare i tassi di altri 25 punti base. In attesa, il rendimento del treasury Usa 10 anni cala al 3,56% e quello del Btp 10 anni al 4,34%. Mentre i futures di Wall Street sono in rosso (-0,33% quello sul Dow Jones e -0,32% quello sull’S&P500).
In campo valutario, l’euro sale nei confronti del dollaro (+0,13% a 1,097) e il dollaro nei confronti dello yen (+0,28% a 134,325). Spunta, invece, un +0,4% a 27.738 dollari il Bitcoin. Mentre tra le materie prime, i prezzi del petrolio calano (Wti -1,19% a 76,94 dollari al barile e Brent -1,14% a 80,53 dollari al barile) e l’oro quota sotto 2.000 dollari a 1.987 dollari l'oncia (-0,13%). Secondo un sondaggio del Financial Times su 83 banche centrali, più dei due terzi ha detto di attendersi un aumento delle riserve di oro da parte degli istituti centrali. Nel 2022 l'ammontare di oro acquistato dalle banche centrali è balzato del 152% a 1.136 tonnellate. (riproduzione riservata)