Le borse asiatiche sono scese perché gli sforzi della Cina per sostenere la sua economia in difficoltà non hanno mostrato segni di successo. Wall Street oggi, 2 settembre, è chiusa per la festa del Labor Day negli Stati Uniti. L’indice Pmi ufficiale del settore manifatturiero cinese è sceso ad agosto a 49,1 da 49,4 a luglio, sotto la soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Invece, il Pmi del settore delle costruzioni e dei servizi è salito a 50,3, sostenuto dai consumi durante la stagione delle vacanze estive. Poco importa se l'indice privato dei responsabili degli acquisti del settore manifatturiero Caixin sia salito a 50,4 ad agosto da 49,8 in luglio, superando le previsioni degli economisti e la soglia di 50 punti. Il dato copre principalmente le imprese più piccole orientate all'export. «I paesi produttori di chip stanno andando abbastanza bene, ma il rallentamento della Cina continuerà a pesare sull'attività manifatturiera dell'Asia per un po' di tempo», sottolinea Toru Nishihama, capo economista dei mercati emergenti presso il Dai-ichi Life Research Institute. «Il rallentamento della domanda statunitense potrebbe aggiungere ulteriore pressione sulle economie asiatiche, molte delle quali sono già preoccupate per le ricadute della crescita cinese stagnante», ha aggiunto.
Il Pmi manifatturiero finale del Giappone è salito a 49,8 ad agosto, contraendosi per il secondo mese consecutivo ma meno bruscamente rispetto a luglio, quando l'indice era sceso a 49,1. Il Pmi della Corea del Sud è risultato pari a 51,9 ad agosto, in aumento rispetto al 51,4 di luglio, grazie in parte alla forte fiducia dei consumatori e ai nuovi ordini nel mercato domestico. Il Pmi della Malesia è rimasto stabile a 49,7 lo scorso mese rispetto a quello precedente, mentre quello dell'Indonesia è sceso a 48,9 da 49,3 di luglio. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto un atterraggio morbido per le economie asiatiche, poiché l'inflazione in calo lascia spazio alle banche centrali per allentare le politiche monetarie a sostegno della crescita. Il Fmi ha stimato che la crescita nella regione rallenterà dal 5% del 2023 al 4,5% quest'anno e al 4,3% nel 2025.
A Tokyo l’indice Nikkei è sceso dello 0,01%, peggio i listini di Shanghai e Shenzhen (-1,2%) e a Hong Kong l'indice Hang Seng, calato dell’1,62%, con il titolo di New World Development Co. crollato del 14% dopo che il costruttore immobiliare indebitato di proprietà della famiglia Cheng ha previsto una perdita fino a 20 miliardi di dollari di Hong Kong (2,6 miliardi di dollari) nell'anno finanziario conclusosi a giugno, la sua prima perdita annuale in due decenni. Sale, dunque, la pressione su Adrian Cheng, ad di 44 anni e terza generazione a guidare l'azienda, ha invertire la rotta. Il gruppo ha citato svalutazioni di asset, perdite sugli investimenti e tassi di interesse più alti alla base della perdita. Anche l’obbligazione perpetua in dollari al 5,25% di New World è scesa di 2,5 centesimi a 84,2 centesimi di dollaro, il maggior calo giornaliero dal 5 agosto. Le consistenti svalutazioni degli asset «potrebbero aumentare la leva finanziaria e compromettere il piano di riduzione del debito della società», avverte Patrick Wong, analista di Bloomberg Intelligence. «Ciò potrebbe sollevare preoccupazioni tra gli investitori riguardo al potenziale rischio di un ulteriore calo della valutazione dei suoi immobili di investimento, in particolare degli edifici per uffici a Hong Kong». Il gruppo è stato sotto esame negli ultimi anni a causa dell'alto livello di indebitamento. Il rapporto tra debito netto e capitale proprio era pari all’82,7% alla fine dello scorso anno rispetto al 41,4% della rivale Henderson Land Development e al 21,2% di Sun Hung Kai Properties, secondo Bloomberg Intelligence. La crisi di New World riflette un problema più ampio tra gli sviluppatori: i prezzi residenziali a Hong Kong sono scesi al minimo degli ultimi otto anni. Il settore degli uffici resta debole, riducendo le entrate da affitti e, di conseguenza, il valore degli immobili di investimento degli sviluppatori. Il mercato residenziale stagnante limita anche la vendita di appartamenti con gli sviluppatori costretti a fare sconti per attirare acquirenti.
A luglio New World ha fissato il prezzo di un nuovo progetto nel quartiere di classe media di Kai Tak al livello più basso dal 2016. Nonostante le difficoltà, Cheng ha intensificato gli sforzi per migliorare la situazione finanziaria dell'azienda. La società ha completato accordi sui prestiti per oltre 16 miliardi di dollari di Hong Kong a luglio e ad agosto, incluso il rifinanziamento anticipato di alcuni in scadenza nel 2025. Inoltre, sta vendendo asset per raccogliere liquidità. L’annuncio della perdita di New World è coinciso con alcune nomine per il veicolo di investimento privato dei Cheng: uno dei fratelli di Adrian è stato nominato co-ceo di Chow Tai Fook Enterprises, assumendo la responsabilità della regione dell'Asia del Nord. Ciò significa che ora quattro dei fratelli controllano ciascuno una parte chiave degli affari di famiglia.
I fondi globali si stanno posizionando in attesa che le principali banche centrali, inclusa la Fed, riducano i tassi di interesse a settembre, mentre i vari cicli di stimoli non sono riusciti a rilanciare la crescita in Cina, dove il calo prolungato del mercato immobiliare sta frenando la domanda nella seconda economia al mondo. Settembre è storicamente un mese volatile per i mercati globali. Negli ultimi quattro anni è stato uno dei mesi peggiori per le azioni, mentre il dollaro tipicamente sovraperforma, secondo Bloomberg. L'indice di volatilità di Wall Street - il Vix - è aumentato ogni settembre negli ultimi tre anni. Questo mese potrebbe non essere diverso, con il rapporto sull'occupazione statunitense previsto nel fine settimana che determinerà quanto rapidamente, o lentamente, la Fed ridurrà i tassi di interesse, e con la campagna elettorale statunitense che entra nel vivo. La probabilità di un taglio dei tassi da 50 punti base è data a uno su quattro. Nei mercati delle materie prime, i prezzi del petrolio scendono (Wti -0,64% a 73,08 dollari al barile e Brent -0,71% a 76,38 dollari al barile) sulla scia dei segnali che l'Opec+ procederà con il piano per aumentare la produzione a partire da ottobre. Invece, l'oro è stabile a quota 2.528 dollari l’oncia. (riproduzione riservata)