Quasi tutte le borse asiatiche hanno seguito il buon andamento di Wall Street del 3 settembre e sono salite grazie all’aspettativa che la Fed possa tagliare i tassi di interesse a settembre a causa dell’indebolimento del mercato del lavoro americano.
Cruciale, in questo senso, il rapporto sull’occupazione Usa di venerdì: secondo le proiezioni degli economisti ad agosto sarebbero stati creati 75.000 posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è atteso al 4,3%. Quattro mesi consecutivi di crescita inferiore ai 100.000 occupati rappresenterebbero il periodo più debole dai tempi della pandemia del 2020. Anche Christopher Waller, governatore della Fed, ha dichiarato alla Cnbc che la banca centrale americana dovrebbe iniziare a tagliare i tassi a settembre e procedere con più riduzioni nei prossimi mesi, aggiungendo che i banchieri centrali dovrebbero discutere sul ritmo preciso da adottare. I futures sui Fed funds mostrano che i mercati scontano una probabilità del 97% che la Fed riduca i tassi di 25 punti base nella riunione del 16-17 settembre, secondo il Cme Fedwatch.
I futures sull’S&P 500 si limitano a un progresso dello 0,06%. Hanno stonato solo i mercati azionari cinesi dopo che Bloomberg ha riferito che le autorità di regolamentazione finanziaria del Paese stanno valutando alcune misure di raffreddamento per il mercato azionario, preoccupate per la rapidità del rally da 1.200 miliardi di dollari iniziato ad agosto.
L’indice Nikkei 225 del Giappone è stato il miglior performer in Asia, con un rialzo dell’1,52%, mentre il Topix è salito dello 0,98%. In Giappone gli investitori hanno tirato un sospiro di sollievo dopo che l’asta dei titoli di Stato trentennali ha dissipato i timori sulla domanda, in linea con la media degli ultimi 12 mesi, in seguito a un’ondata di vendite globali sulle obbligazioni. I trader erano, inoltre, preoccupati che la vendita potesse risultare difficile a causa delle incertezze politiche interne e dei dubbi sulla sostenibilità del debito. Intanto, emittenti di tutto il mondo si stanno riversando sul mercato obbligazionario, con oltre 128 miliardi di dollari di emissioni solo questa settimana, accolte con entusiasmo dagli investitori.
Più dimesso l’indice Kospi della Corea del Sud, salito solo dello 0,13%. Ha esteso i guadagni del 3 settembre dopo i dati positivi sul pil. L’Asx 200 australiano è rimbalzato dell’1% in seguito alle perdite pesanti della seduta precedente, mentre i dati positivi sul pil hanno smorzato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Reserve Bank. Bene anche l’indice Nifty 50 dell’India (+0,43%) dopo che nelle sessioni precedenti ha subito forti perché a fine agosto gli Stati Uniti hanno alzato al 50% i dazi sul Paese. A portare un po’ di sollievo al mercato indiano sono state le dichiarazioni di alcuni ministri indiani secondo cui i negoziati commerciali con Washington sono ancora in corso. A fare da contraltare, però, è stato il dato sull’indice Pmi di agosto più debole del previsto.
Gli indici CSI 300 di Shanghai e Shenzhen e lo Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dell’1,94% e dell’1,19%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,90%. Bloomberg ha riferito che le autorità di regolamentazione finanziaria cinesi stanno valutando alcune misure per raffreddare i mercati locali, preoccupate per la rapidità del rally da 1.200 miliardi di dollari partito a inizio agosto.
Le misure proposte includono la rimozione di alcune restrizioni sulle vendite allo scoperto agli investitori istituzionali e ulteriori controlli sul trading ad alta frequenza, considerato particolarmente speculativo, con l’obiettivo di garantire una stabilità maggiore ai listini azionari cinesi.
Il presidente della China Securities Regulatory Commission, Wu Qing, ha ribadito la determinazione a garantire la stabilità del mercato in un simposio a Pechino a fine agosto, impegnandosi a consolidare il «momentum positivo» e a promuovere investimenti «a lungo termine, di valore e razionali». Non è chiaro se le misure saranno alla fine adottate. La Csrc non ha risposto a una richiesta di commento. Dall’aprile scorso, i principali indici cinesi sono saliti di oltre il 20%, con lo Shanghai Composite ai massimi da dieci anni e il CSI 300 in forte rialzo rispetto ai minimi dell’anno, spinti dall’ottimismo sugli sforzi locali nel campo dell’intelligenza artificiale e dalle misure di stimolo di Pechino.
I volumi di scambio sulle borse cinesi hanno superato i 3.100 miliardi di yuan (434 miliardi di dollari) il 27 agosto, il secondo livello più alto di sempre. Molto di questo rally è stato spinto dalla liquidità, in contrasto con i fondamentali economici (deflazione persistente e crisi immobiliare), motivo per cui molti analisti parlano di rischio bolla.
In effetti, il mercato cinese da 12.500 miliardi di dollari mostra segnali di euforia simili al 2015, quando poi crollò. Questo, unito alle difficoltà economiche interne e ai dazi statunitensi, ha spinto le autorità a un approccio più cauto per evitare un’altra bolla. Secondo Homin Lee, senior strategist di Lombard Odier, citato da Bloomberg, «c’è un disagio maggiore per l’impennata delle attività degli investitori retail, tra margin trading e apertura di nuovi conti. Non sarebbe una sorpresa se le autorità intervenissero permettendo parzialmente agli istituzionali di riprendere le vendite allo scoperto e reprimendo le piattaforme online che facilitano il trading ai risparmiatori retail».
Alle società di brokeraggio è stato ordinato di non pubblicizzare in modo aggressivo i servizi di apertura di conti dopo che solo ad agosto gli investitori retail hanno attivato il 166% di nuovi conti in più rispetto allo stesso mese del 2024. Alcune società finanziarie hanno iniziato a ridurre la leva concessa agli operatori, che nel 2015 avevano spinto le azioni alle stelle prima che una stretta su tali attività innescasse un crollo. Nel primo intervento pubblico di questo tipo, Sinolink Securities Co. di Shanghai ha aumentato, a partire dal 27 agosto, il margine di deposito richiesto sui nuovi contratti di finanziamento per alcuni titoli dall’80% al 100%.
Byd è stata una delle principali zavorre per l’Hang Seng, perdendo il 2% dopo che Reuters ha riportato che il produttore di veicoli elettrici ha tagliato le previsioni annuali sulle vendite del 16% a 4,6 milioni di unità. Cambricon Technologies, quotata a Shanghai e protagonista del rally tecnologico cinese nelle ultime settimane, è crollata del 13,16%, ampliando le perdite al 20% rispetto al recente massimo storico. Anche altri titoli dei semiconduttori, sostenuti dall’ottimismo per i chip AI di produzione locale, hanno corretto: Semiconductor Manufacturing International e Hua Hong Semiconductor hanno perso il 5,75% e il 7,97%.
Dopo l’accordo, firmato martedì 2 settembre, con il colosso russo Gazprom per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2 che porterà in Cina cinquanta miliardi di metri cubi di gas russo ogni anno, il gigante petrolifero Rosneft ha firmato un’intesa per la fornitura a Pechino di ulteriori 2,5 milioni di tonnellate di petrolio all'anno attraverso il Kazakistan, come ha riferito il ministro dell'Energia russo, Sergey Tsivilyov, in un'intervista alla televisione Rossiya-24. «L'accordo è stato firmato anche da Rosneft e dalle sue controparti cinesi per la fornitura aggiuntiva di 2,5 milioni di tonnellate di petrolio attraverso il Kazakistan», ha detto il ministro.
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