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Asia, l’India rafforza i legami con la Cina. Male Samsung, SK Hynix e Mitsubishi Heavy
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Asia, l’India rafforza i legami con la Cina. Male Samsung, SK Hynix e Mitsubishi Heavy

01 settembre 2025, 07:38 Ultimo aggiornamento: 07:55

Hong Kong +2% grazie alla manifattura cinese tornata a crescere ad agosto: indice Pmi a 50,5 da 49,5 di luglio. Gli hedge fund scommettono su un rimbalzo dello yen

La maggior parte delle borse asiatiche è scesa con Giappone e Corea del Sud in testa alle perdite a causa della debolezza del settore tecnologico a Wall Street, mentre Hong Kong ha guadagnato terreno dopo che un’indagine ha mostrato una ripresa dell’attività delle fabbriche cinesi. I futures sugli indici azionari statunitensi sono pressoché piatti.

Nikkei -1,58% con gli high tech sotto pressione

L’indice Nikkei 225 di Tokyo ha perso l’1,58%, appesantito dai ribassi dei principali esportatori e dei titoli tecnologici. L’azione di Advantest Corp. è crollata del 9%, mentre quello di SoftBank Group del 7%. L’indice più ampio Topix ha chiuso in calo dello 0,68%.

In calo dello 0,88% anche Mitsubishi Heavy Industries. Il produttore giapponese di macchinari pesanti ha annunciato l’acquisizione del business delle turbine a gas di Man Energy Solutions da Volkswagen, un deal da 3,5 miliardi di dollari che rafforza la sua offerta di soluzioni energetiche in un momento in cui la domanda di energia a basse emissioni di carbonio cresce a livello mondiale. L’acquisizione, la più grande per Mitsubishi dal 2014, sarà completata entro la metà del 2026.

Volkswagen conta di ottenere un guadagno di 2 miliardi di euro dall’accordo, che contribuirà a ridurre il debito a 15 miliardi di euro entro la fine del 2026. «Questa transazione rappresenta un passo importante nella trasformazione di MHI», ha dichiarato il presidente e ceo, Seiji Izumisawa. «Combinando le capacità di Man con la nostra esperienza, accelereremo la transizione energetica globale».

Gli hedge fund scommettono su un rimbalzo dello yen

Lato macro, l’indice Pmi sulla manifattura giapponese è migliorato a 49,7 ad agosto rispetto al 48,9 di luglio ma è restato al di sotto della soglia di 50, che segnala contrazione, per il secondo mese di fila. Dopo il dato, lo yen resta debole nei confronti del dollaro che avanza dello 0,14% a 146,983 anche se gli hedge fund, riporta Bloomberg, stanno iniziando a scommettere che la valuta giapponese sia pronta a uscire dal suo stretto range e marciare più in alto contro il biglietto verde. Infatti, stanno costruendo posizioni long nel mercato delle opzioni e dovrebbero trarre profitto se lo yen si dovesse liberare da quota 147 contro il biglietto verde e apprezzarsi oltre 145. Il volume di scambi di opzioni put dollaro-yen si è quadruplicato rispetto a quello delle opzioni call dal 26 agosto, dopo lo scontro Trump-Cook alla Fed e l’annuncio del voto di sfiducia al governo francese l’8 settembre. Il dollaro può tornare sotto pressione se i dati mensili sull’occupazione americana, in arrivo venerdì 5 settembre, dovessero segnalare un indebolimento del mercato del lavoro, mettendo pressione alla Fed per un taglio dei tassi di interesse.

Samsung e SK Hynix ko con la revoca dei permessi Usa per spedire chip in Cina

In Corea del Sud, anche il Kospi ha perso terreno, scendendo dell’1,53%. L’azione di Samsung Electronics è caduta del 3%, mentre quella di SK Hynix del 5,11%. La scorsa settimana l’amministrazione Trump ha deciso di rendere più difficile per i maggiori produttori mondiali di memorie spedire in Cina con la la revoca dei permessi per farlo. Sebbene entrambe le società coreane abbiano impianti di memorie in Corea, la Cina rappresenta una quota significativa della loro produzione globale. 

Samsung e Hynix competono con Micron Technology per la produzione di componenti chiave utilizzati nella maggior parte dell’elettronica, dagli iPhone di Apple ai server AI di Nvidia. Le due società hanno operato in Cina in base a regolamenti che consentivano loro di importare macchinari per la produzione di chip senza dover richiedere una nuova licenza ogni volta. Ora hanno 120 giorni prima che l’esenzione scada.

Le esenzioni risalgono al 2023, quando l’allora presidente statunitene, Joe Biden, aveva deciso di consentire ai produttori di chip sudcoreani di acquisire le attrezzature necessarie per mantenere e ampliare le loro attività in Cina. Washington aveva di fatto concesso un’esenzione a tempo indeterminato rispetto alle restrizioni più ampie che vietavano la spedizione nel Paese di macchinari avanzati per la produzione di chip.

La decisione statunitense è arrivata pochi giorni dopo l’incontro del presidente, Donald Trump, con il suo omologo sudcoreano, Lee Jae Myung, alla Casa Bianca. I due leader hanno discusso l’accordo che ha fissato i dazi sui beni sudcoreani al 15%, risparmiando al Paese il 25% minacciato. Secondo gli analisti di Bernstein, la rimozione dell’esenzione avrà un impatto limitato sul mercato dei macchinari per semiconduttori.

Le aziende non cinesi hanno speso solo circa 2 miliardi di dollari per nuove attrezzature destinate alle loro fabbriche in Cina nel 2024, meno del 2% delle vendite totali del settore delle apparecchiature nell’anno scorso. Tuttavia, gli impianti in Cina di proprietà di società straniere hanno un’influenza sproporzionata sull’offerta di chip di memoria: rappresentano, infatti, il 10% della produzione di memoria per computer e il 15% dei chip di archiviazione.

L’India rafforza i legami con la Cina e la Russia, sfidando Trump

Altrove, l’indice Asx 200 dell’Australia è sceso dello 0,54%, mentre l’indice Nifty 50 dell’India ha guadagnato lo 0,51%. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha sfruttato il suo primo viaggio in Cina dopo sette anni per rilanciare i rapporti con il Dragone, cercando allo stesso tempo di rafforzare i legami con la Russia. Domenica 31 agosto Modi ha avuto un colloquio con il presidente cinese, Xi Jinping, a Tianjin in occasione del vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, un forum sulla sicurezza regionale, con entrambe le parti che hanno promesso di essere partner, non rivali. In particolare, hanno discusso questioni di confine, la ripresa dei voli diretti e l’aumento del commercio. Xi, durante l’incontro con Modi, ha detto che è giusto che Cina e India «siano amici con buoni rapporti di vicinato e amichevoli, partner che favoriscono il successo reciproco, e che il drago e l’elefante danzino insieme».

Modi ha anche incontrato il presidente russo, Vladimir Putin, durante il vertice di Tianjin, proprio mentre Trump ha criticato l’India per l’acquisto di petrolio dalla Russia, accusando Nuova Delhi di finanziare la guerra di Putin in Ucraina. La scorsa settimana l’amministrazione Trump ha imposto dazi del 50% sui prodotti indiani diretti negli Stati Uniti, i più alti in Asia, per penalizzare tali acquisti.

Il consigliere della Casa Bianca, Peter Navarro, ha affermato in un’intervista a Fox News che l’India non comprava molto petrolio dalla Russia prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, ma che ora sta alimentando «la macchina da guerra russa» poi ha aggiunto: «Modi è un grande leader, ma non capisco perché stia alleandosi con Putin e Xi Jinping, quando guida la più grande democrazia del mondo». Gli Stati Uniti sono il più grande mercato di esportazione dell’India e gli economisti di Citi hanno stimato che i dazi possano ridurre il tasso di crescita del pil fino a 0,8 punti percentuali. Prima del viaggio in Cina, Modi ha visitato il Giappone da cui ha ottenuto impegni per investimenti fino a 10 trilioni di yen (68 miliardi di dollari) dal primo ministro giapponese, Shigeru Ishiba.

Hong Kong corre con la manifattura cinese tornata a crescere ad agosto

L’indice Shanghai Composite ha guadagnato lo 0,29%, mentre il Shanghai Shenzhen CSI 300 lo 0,34. Decisamente meglio l’indice Hang Seng di Hong Kong, salito dell’1,99% grazie alla manifattura cinese tornata a crescere ad agosto. L'indice Pmi del settore, compilato da S&P Global, si è portato a 50,5 da 49,5 di luglio, oltre le attese, in un contesto di allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

La lettura va nella direzione opposta rispetto all'analogo sondaggio ufficiale, diffuso nel fine settimana, che ha visto la manifattura cinese rimanere al di sotto della soglia di 50 per il quinto mese di fila. L'indice si è attestato, infatti, a 49,4 da 49,3 di luglio, al di sotto delle attese per 49,5. A pesare la debolezza della domanda interna e l'incertezza per l'esito dei negoziati commerciali con gli Usa. Il Pmi non manifatturiero ufficiale è salito a 50,3 da 50,1 mentre l'indice composito si è attestato a 50,5 da 50,2 di luglio. (riproduzione riservata)



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