Borse asiatiche in calo a causa della forza dello yen, mentre le perdite del gigante dell'e-commerce JD.com hanno trascinato verso il basso l'indice Hang Seng di Hong Kong. I listini asiatici hanno seguito la debolezza di Wall Street che ha interrotto il 20 agosto un rally di otto giorni in vista del discorso del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, previsto per venerdì. I futures sugli indici azionari statunitensi sono in leggero rialzo (+0,15% quello sul Dow Jones e +0,16% quello sull’S&P500). Mentre le scommesse sui prossimi tagli dei tassi di interesse negli Stati Uniti hanno portato il dollaro a toccare i minimi degli ultimi sette mesi.
L'indice Hang Seng di Hong Kong è stato uno dei peggiori in Asia, perdendo lo 0,95% con JD.com caduto dell'11% dopo che il colosso statunitense della distribuzione Walmart ha venduto la sua intera partecipazione nel gigante dell'e-commerce cinese per 3,74 miliardi di dollari, ponendo fine a una partnership durata otto anni, per allocare i fondi su altre priorità. Walmart ha, infatti, affermato in una nota che JD.com è stata un partner prezioso negli ultimi otto anni e rimane impegnata in una relazione commerciale continuativa con la società cinese. «Questa decisione ci consente di concentrarci sulle nostre solide operazioni in Cina per Walmart China e Sam's Club e di impiegare il capitale verso altre priorità», ha sottolineato. Morgan Stanley è il broker che ha gestito la vendita delle azioni.
Jd Health International, che è una divisione dell'azienda di e-commerce, è scesa di quasi il 4%, mentre la rivale Alibaba ha perso il 2%. Le perdite hanno visto JD.com annullare in gran parte i guadagni recenti ottenuti grazie a utili superiori alle aspettative nel trimestre che chiude a giugno. Tuttavia, l'azienda sta affrontando alcune difficoltà a causa del rallentamento della domanda in Cina, il suo mercato più grande.
Nel dettaglio, Walmart ha venduto 144,5 milioni di azioni a 24,95 dollari ciascuna, con uno sconto dell'11% rispetto alla chiusura di martedì a Wall Street, secondo i calcoli di Bloomberg. La vendita delle azioni segna la fine di una partnership tra le due aziende iniziata quando Walmart ha acquisito una partecipazione del 5% nella società cinese nel 2016. Successivamente, nello stesso anno, ha aumentato la sua quota al 10,8%. La società statunitense ha costruito un sistema di e-commerce e consegne solido in Cina sia per Sam's Club sia per la sua attività di ipermercati. La vendita arriva in un momento in cui la crisi immobiliare, la volatilità del mercato e le prospettive lavorative incerte stanno pesando sui consumi cinesi. «Mi aspetto che Walmart sia delusa dal cavallo su cui ha scommesso», ha detto a Bloomberg Mark Tanner, direttore generale dell'agenzia di marketing China Skinny. «Non sembra che le ambizioni originali si siano realizzate come previsto al momento dell'acquisizione».
Anche gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite della Cina sono scesi di circa lo 0,2%, rimanendo vicini ai recenti minimi degli ultimi sei mesi. Mentre il Nikkei giapponese, in calo dello 0,24%, ha risentito dell'apprezzamento dello yen. Il forte apprezzamento della valuta giapponese tra la fine di luglio e l'inizio di agosto - che ha visto il cambio dollaro/yen scendere fino a 141 yen - ha annullato in gran parte il carry trade. Sebbene la valuta si fosse indebolita durante la scorsa settimana, lunedì si è apprezzata con forza e oggi, 21 agosto, oscilla intorno a 145,684 (-0,55%), rimanendo comunque al di sotto dei massimi di 160 yen raggiunti all'inizio di quest'anno.
La forza dello yen ha messo sotto pressione le azioni esposte all'esportazione in Giappone, che hanno guidato gran parte del rally del Nikkei negli ultimi due anni. Jefferies ha affermato in una nota che la forza dello yen incide negativamente sugli utili delle aziende giapponesi, ma ha anche chiarito che la forza persistente dello yen favorisce le aziende esposte alla domanda interna. I dati macro hanno mostrato che le esportazioni giapponesi sono cresciute meno del previsto a luglio, mentre le importazioni hanno accelerato grazie proprio al miglioramento della domanda interna. Il mese di luglio si è chiuso con un passivo del saldo commerciale pari a 621,8 miliardi di yen - decisamente superiore rispetto al rosso di 330,7 miliardi ipotizzato dal consenso degli economisti. Il risultato è il combinato di una crescita annua del 10,3% delle esportazioni (di cui si prevedeva un incremento dell’11,4%) e di un balzo del 16,6% - sempre su base tendenziale - dell’import, per cui il consenso stimava una più modesta crescita del 14,9%.
Si prevede che l'aumento dei tassi giapponesi sosterrà ulteriormente la valuta e indebolirà ulteriormente il carry trade sullo yen nei prossimi mesi. Gli analisti di Jefferies hanno affermato che il cross dollaro/yen probabilmente si stabilizzerà intorno a 145 yen, ma potrebbe scendere fino a 120 yen se il carry trade si indebolisse ulteriormente. Hanno seguito la debolezza di Wall Street anche l'indice Asx 200 dell'Australia (-0,4%) e il Kospi della Corea del Sud (-0,2%). (riproduzione riservata)