Fra la crisi politica in Giappone e i dati macro cinesi sempre sottotono, l’Asia chiude la settimana in calo. Intanto, inattesa, la banca centrale della Nuova Zelanda taglia i tassi in vista di una frenata dell’economia. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,2%, Hong Kong lo 0,65%, Shanghai lo 0,5%. Riprende a salire il petrolio, +0,6% a 78,8 dollari il barile il Wti americano mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento muoversi laterale al 3,84% e futures sul Nasdaq viaggiare piatti dopo il rally della sessione precedente (+2,4%).
Il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, ha annunciato che si dimetterà da leader del partito liberaldemocratico a settembre, ponendo fine a un mandato di tre anni e dopo mesi di speculazioni sulla sua capacità di sopravvivere con bassi indici di gradimento tra scandali politici e l’aumento del costo della vita.
In una conferenza stampa di mercoledì, Kishida ha dichiarato che non intende ricandidarsi alle elezioni del mese prossimo per la presidenza del partito LDP, che garantisce al vincitore la carica di premier. «Il primo e più chiaro passo per dimostrare che il partito LDP sta cambiando è che mi dimetta. Non mi candiderò alle prossime elezioni presidenziali», ha spiegato Kishida. La decisione segue uno scandalo di finanziamenti alla politica che lo hanno costretto a liquidare quattro ministri nel 2023.
Il governo di Kishida e la banca centrale giapponese hanno cercato di mostrare un fronte unito e riportare la calma sui mercati finanziari dopo che lunedì 5 agosto il più grande crollo azionario dal 1987 ha travolto (-12,4%) il Nikkei e il resto del mondo in seguito a due rialzi ravvicinati del costo del denaro dopo un decennio di tassi ultra bassi. Il predecessore di Kishida, Yoshihide Suga, ha criticato Kishida spiegando che ora è fondamentale per il partito portare un «senso di cambiamento» alle prossime elezioni interne.
Sebbene non sia necessario tenere elezioni generali prima del 2025, alcuni sondaggi mostrano che il principale fronte di opposizione, il Partito Democratico Costituzionale, sta guadagnando terreno sull’LDP di Kishida in termini di attuali intenzioni di voto. Il successore del premier uscente sarà il terzo primo ministro del Giappone da quando Shinzo Abe, il leader più longevo del paese, si è dimesso a settembre 2020.
La banca centrale della Nuova Zelanda ha tagliato i tassi di interesse dal momento che l’economia si sta contraendo più velocemente del previsto. Il paese del Pacifico è stato uno dei primi al mondo ad aumentare rapidamente il costo del denaro nel 2021, dopo che l'inflazione ha iniziato a correre.
La Reserve Bank of New Zealand ha spiegato che la politica monetaria deve rimanere restrittiva, ma ha preferito ridurre il costo del denaro dal 5,5% al 5,25% , seguendo le banche centrali di Canada e Regno Unito. Molti economisti si aspettavano che la RBNZ restasse ferma, ma il mercato aveva iniziato a scontare un taglio negli ultimi giorni.
Mercoledì le azioni cinesi hanno guidato i cali in Asia dopo che i dati ufficiali hanno indicato un rallentamento della crescita dei prestiti nella più grande economia asiatica.
I dati ufficiali pubblicati martedì sera hanno mostrato una nuova crescita dei prestiti di soli 260 miliardi di yuan (36,3 miliardi di dollari) a luglio, ben al di sotto delle previsioni di Reuters per 450 miliardi di yuan.
I futures sul greggio WTI salgono verso i 79 dollari al barile mercoledì, recuperando le perdite della sessione precedente, spinti da un forte calo delle scorte di greggio statunitensi. I dati API hanno mostrato una flessione di 5,205 milioni di barili durante la settimana conclusa il 13 agosto, superando le previsioni di un calo di 2,0 milioni di barili e segnando la flessione più grande dal 28 giugno. Anche i potenziali rischi per l'approvvigionamento di petrolio in Medio Oriente continuano a sostenere i prezzi, mentre i mercati prevedono un'imminente risposta dell'Iran contro Israele.
Nel frattempo, l'IEA ha mantenuto la previsione di crescita della domanda di petrolio a meno di 1 milione di barili al giorno sia per il 2024 che per il 2025, citando come fattore il debole consumo cinese. I mercati sono ora in attesa dei dati sull’inflazione al consumo (CPI) Usa in uscita mercoledì, che potrebbero influenzare il percorso di politica monetaria della banca centrale statunitense. I tagli dei tassi previsti potrebbero sostenere l'attività economica e la domanda di petrolio.
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