Le borse asiatiche chiudono la settimana in deciso rosso, dopo che Wall Street ha concluso la corsa in ribasso a sua volta a causa di una Fed considerata troppo aggressiva dai mercati. Alle ore 7:05 di venerdì 23 settembre, il Nikkei è in calo dello 0,58%, Hong Kong dello 0,85%, Shanghai dell'1,08%. L'oro ritraccia dello 0,26% a 1.676 dollari per oncia, il petrolio Wti americano torna a scendere dello 0,66% a 82,94 dollari il barile.
L'euro cede lo 12% a 0,9826, lo yen sale dello 0,10%, 142,24, la sterlina cede lo 0,16% a 1,1236 mentre il T bond Usa decennale scambia attorno al 3,715% e i futures su Wall Street sono in rosso per ora per lo 0,35% circa.
Venerdì il petrolio ha esteso le perdite, in ribasso per la terza sessione di fila e sulla strada per chiudere la quarta settimana consecutiva di perdite a causa di persistenti timori legati a un rallentamento economico che eroderebbe la domanda di carburante. Timori che compensano la maggiore richiesta di materia prima da parte della Cina e un accordo sul fronte nucleare iraniano tuttora in stallo. Il greggio Wti viaggia infatti sotto gli 83 dollari al barile mentre il Brent europeo si colloca sotto i 90 dollari.
Il Giappone è intervenuto giovedì a sorpresa a sostenere lo yen per la prima volta dal 1998, cercando di arginare un calo del 20% rispetto al dollaro registrato quest'anno. L'intervento è arrivato dopo che la Banca centrale del Giappone ha insistito per mantenere la sua politica di tassi negativi anche se la Federal Reserve continua a salire in modo aggressivo.
Lo yen è salito del 2,6% a poco più di 140 per dollaro, dopo essere sceso fino a 145,90. Tuttavia, l'impatto potrebbe essere relativamente di breve durata fintanto che la Bank of Japan conferma la politica monetaria fortemente accomodante, in decisa controtendenza rispetto alle altre banche centrali nel mondo.
Gli analisti dubitano che la mossa da parte del Giappone per difendere la propria valuta abbia un effetto a lungo termine rispetto all'ormai storico calo dello yen. La valuta si è deprezzata di quasi il 20% quest'anno, scendendo ai minimi degli ultimi 24 anni, soprattutto perché gli aggressivi aumenti dei tassi di interesse statunitensi hanno sostenuto il dollaro contro tutte le maggiori valute.
"Il mercato si aspettava qualche intervento a un certo punto, visti i crescenti interventi verbali che abbiamo sentito nelle ultime settimane", ha commentato Stuart Cole, capo economista macro di Equiti Capital a Londra. "Ma gli interventi valutari raramente hanno successo e mi aspetto che la mossa di oggi fornirà solo una tregua temporanea per lo yen". Il ministro delle finanze Shunichi Suzuki ha rifiutato di rivelare quanto le autorità avessero speso per acquistare la propria valuta.
Il Giappone abolirà una serie di controlli sul Covid alle frontiere a partire dall'11 ottobre in una mossa che sembra destinata a rilanciare l'industria del turismo. Sarà consentito l'ingresso ai singoli visitatori e verrà revocato il limite agli arrivi giornalieri. La notizia è arrivata poche ore dopo che Taiwan ha dichiarato che potrebbe eliminare l'obbligo di quarantena di tre giorni per gli arrivi intorno a metà ottobre, mentre nei prossimi giorni è atteso anche da Hong Kong un annuncio sull'allentamento delle rigide restrizioni di viaggio.
Nel frattempo, pochi giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che la "pandemia è finita", l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che il Covid non è ancora terminato. (riproduzione riservata)