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Borse asiatiche, seduta incerta: le vendite al dettaglio in Cina deludono le attese

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Asia in rosso: downgrade del rating Usa e consumi deboli in Cina affossano le borse | IL VIDEO

19 maggio 2025, 07:26 Ultimo aggiornamento: 12:20

Moody’s ha declassato il rating Aaa degli Stati Uniti ad Aa1 a causa del debito pubblico eccessivo. Crescita della produzione industriale cinese superiore alle attese ad aprile, ma le vendite al dettaglio crescono meno del previsto. Alibaba sotto pressione: l'accordo sull’AI con Apple preoccupa gli Usa

La maggior parte delle borse asiatiche è scesa a causa del downgrade del rating degli Stati Uniti da parte di Moody’s e dei dati economici contrastanti dalla Cina. I futures degli indici azionari statunitensi registrano una contrazione pesante, con quelli del Dow Jones del -0,85% e quelli dell’S&P 500 del -1,10%. Moody’s ha declassato il rating Aaa degli Stati Uniti ad Aa1, citando preoccupazioni per il debito pubblico eccessivo (36 mila miliardi di dollari) e la mancanza di misure chiare per affrontare la questione. Si tratta della prima volta nella storia in cui gli Stati Uniti non hanno un rating di credito tripla A da almeno una delle tre principali agenzie. S&P è stata la prima a privare il Paese del suo rating originale nel 2011, mentre Fitch ha fatto lo stesso nel 2023.

Dati macro cinesi di aprile contrastanti

Gli indici Csi 300 di Shanghai e Shenzhen e lo Shanghai Composite hanno perso, rispettivamente, lo 0,31% e lo 0,1%, mentre l’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,43%. Tutti e tre gli indici hanno ridotto parte delle perdite dopo che i dati macro hanno mostrato una crescita della produzione industriale cinese superiore alle attese ad aprile, nonostante le difficoltà derivanti dai dazi commerciali statunitensi.

Tuttavia, altri indicatori economici hanno mostrato segnali di debolezza nella maggiore economia asiatica. Le vendite al dettaglio sono cresciute meno del previsto, indicando una persistente debolezza dei consumi. Sebbene Stati Uniti e Cina abbiano concordato la scorsa settimana una riduzione reciproca delle tariffe commerciali, queste rimangono comunque relativamente elevate.

Più in dettaglio, la produzione industriale cinese è aumentata del 6,1% su base annua ad aprile, in rallentamento rispetto al mese precedente, ma ben al di sopra della stima mediana del sondaggio Bloomberg tra gli economisti. Viceversa, la crescita delle vendite al dettaglio, un indicatore chiave dei consumi, si è indebolita al 5,1% rispetto a marzo, al di sotto delle previsioni degli economisti.

Nonostante la resilienza del settore manifatturiero, i consumi più deboli ad aprile indicano la necessità di politiche di sostegno più incisive, soprattutto in vista della fine della pausa di 90 giorni sui dazi Usa. La crisi prolungata del settore immobiliare cinese, le pressioni deflazionistiche e le preoccupazioni per la disoccupazione stanno minando la fiducia delle famiglie. Il governo, che ha fissato un ambizioso obiettivo di crescita economica del 5% per il 2025, ha già indicato l’aumento dei consumi interni come una priorità per quest’anno.

«I numeri positivi della produzione industriale riflettono solo una parte dell’economia», ha dichiarato a Bloomberg Raymond Yeung, capo economista presso Australia & New Zealand Banking Group. «Ma i dati sulle vendite al dettaglio di aprile mostrano che la gente non è disposta a spendere. Per raggiungere una crescita del 5%, abbiamo ancora bisogno dei consumi». Lo yuan offshore è rimasto sostanzialmente invariato dopo la pubblicazione dei dati. Mentre il rendimento dei titoli di Stato cinesi a 10 anni è sceso all’1,67%.

Gli analisti di Bloomberg si aspettano che l’attività economica riprenda slancio a maggio e a giugno grazie alla tregua sui dazi e al sostegno delle politiche. Tuttavia, l’incertezza continuerà a pesare sulla spesa delle famiglie e delle imprese. E i dazi Usa, sebbene ridotti per ora, restano a livelli che potrebbero gravare fortemente sulle esportazioni una volta terminata la corsa alle spedizioni anticipate. In ogni caso la performance sorprendente della produzione industriale rappresenta un’ulteriore prova che la Cina è riuscita ad evitare un brusco rallentamento mentre affronta la guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump. Le esportazioni di aprile sono aumentate più del previsto, grazie allo spostamento dei flussi verso il Sud-est asiatico e l’Europa per compensare il calo delle spedizioni verso gli Stati Uniti.

Alibaba sotto pressione: l'accordo sull’AI con Apple preoccupa gli Usa

A guidare il calo dell’indice Hang Seng è stata Alibaba Group Holding (-3,5%) dopo un report secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe espresso preoccupazioni riguardo al potenziale accordo tra Apple e la società tecnologica cinese. Secondo quanto riportato dal New York Times, negli ultimi mesi la Casa Bianca e alcuni membri del Congresso hanno esaminato con attenzione il piano di Apple per concludere un accordo con Alibaba, con l’obiettivo di rendere disponibile l’intelligenza artificiale dell’azienda cinese sugli iPhone venduti in Cina. Apple, la Casa Bianca e Alibaba non hanno rilasciato commenti in merito.

La notizia rappresenta un nuovo colpo per Alibaba, le cui azioni sono scese nelle ultime sedute dopo che i ricavi trimestrali hanno deluso le aspettative. I risultati hanno scoraggiato gli investitori che vedevano nel colosso dell’e-commerce uno dei protagonisti della corsa all’AI ispirata dal modello DeepSeek. A febbraio, Joseph Tsai, presidente di Alibaba, aveva dichiarato che gli iPhone di Apple avrebbero utilizzato la tecnologia AI della sua azienda, alimentando all’epoca un forte rally del titolo.

Nonostante l’attuale correzione, le azioni restano in crescita di oltre il 40% da inizio anno grazie ai guadagni precedenti. Comunque, secondo alcuni esperti, un ritardo o un fallimento dell’accordo potrebbe causare danni maggiori ad Apple rispetto ad Alibaba, dato che la Cina è il suo mercato più importante dopo gli Stati Uniti. Le vendite di Apple in Cina sono diminuite del 2,3% nel trimestre terminato il 29 marzo, in un contesto competitivo sempre più difficile contro rivali locali come Xiaomi e Huawei. «Apple ha molto più da perdere di Alibaba se rinuncia all’accordo sull’AI», ha dichiarato Vey-Sern Ling, managing director di Union Bancaire Privée. «In definitiva, Apple avrà bisogno di un partner AI in Cina, altrimenti i suoi smartphone perderanno competitività».

Focus sul taglio dei tassi da parte della Rba

Anche l’indice Asx 200 dell’Australia è arretrato dello 0,58%, con gli investitori in attesa della conclusione della riunione della Rba prevista per martedì 20 maggio. Stando alle previsioni degli economisti dovrebbe tagliare i tassi d’interesse di 25 punti base, alla luce dei segnali di raffreddamento dell’inflazione nel Paese. Tuttavia, gli esperti si aspettano un tono ancora cauto da parte della Rba sui futuri tagli ai tassi.

Gli indici giapponesi Nikkei 225 e Topix sono scesi, rispettivamente, dello 0,74% e dello 0,13% dopo i deludenti dati sul pil pubblicati venerdì 16 maggio. Ora l’attenzione è per i dati sull’inflazione giapponese ad aprile previsti in settimana: si prevede che avranno un peso nei piani della Banca del Giappone per i futuri aumenti dei tassi d’interesse. Le vendite non hanno risparmiato neppure l’indice Kospi della Corea del Sud, calato dell’1,22%. (riproduzione riservata)



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