Borse asiatiche in calo in attesa del dato macro più importante della settimana: la creazione di nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti. Se il tasso di disoccupazione di agosto è visto scendere al 4,2% dal 4,3% di luglio, gli occupati dello scorso mese sono previsti a 164 mila da 114 mila di luglio. Il 5 settembre il dato sui nuovi salariati nel solo settore privato (Adp) ad agosto, pari a 99 mila, è risultato in flessione sia rispetto ai 144 mila attesi sia ai 111 mila di luglio. Leggermente più basse delle attese le richieste di sussidi settimanali alla disoccupazione (227 mila contro 231 mila attese) e delle 232 mila della settimana precedente. Invece, il Pmi di agosto è salito: servizi a 55,7 punti contro 55,2 atteso e 55 di luglio, Composito 54,6 punti da 54,6 atteso e 54,3 di luglio. Più alto delle attese anche l’Ism non manifatturiero di agosto, pari a 51,5 punti contro 51,3 atteso e più alto anche rispetto ai 51,4 punti di luglio. I dati indicano un’economia statunitense in rallentamento, ma sempre forte. Per cui tutte le ipotesi sul prossimo taglio dei tassi di interesse da parte della Fed il 18 settembre restano aperte.
L’indice Nikkei della borsa di Tokyo ha perso l’1% a 36.290 punti, mentre lo yen continua ad apprezzarsi (cross dollaro/yen a 142,67, -0,73%) e si avvicina a livelli capaci di spingere alla chiusura delle operazioni di carry trade, in parte frettolosamente smontate a cavallo tra luglio ed agosto. JP Morgan sta rafforzando le posizioni lunghe sullo yen in quanto prevede che i dati sull'occupazione negli Stati Uniti deluderanno, aprendo la strada a un taglio dei tassi di 50 punti base da parte della Fed a settembre. Lato macro, la spesa delle famiglie nipponiche è aumentata meno del previsto a luglio, con i consumatori restii ad allentare i cordoni della borsa di fronte al rincaro dei prezzi, complicando i piani della BoJ di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nei prossimi mesi. La spesa è cresciuta dello 0,1% su base annua, ben sotto le attese pari a +1,2%. A livello mensile il dato destagionalizzato ha segnato un ribasso dell'1,7% rispetto al -0,2% ipotizzato.
Tiene ancora banco il caso Nippon Steel (-2,67%). Uno dei candidati a diventare il prossimo premier del Giappone ha detto venerdì che la notizia che gli Stati Uniti sono pronti a bloccare l'acquisto di U.S. Steel da parte del colosso giapponese per problemi di sicurezza nazionale è «molto inquietante» e potrebbe intaccare la fiducia tra gli alleati. La Casa Bianca, secondo Reuters, è vicina ad annunciare che il presidente Joe Biden bloccherà l'accordo da 15 miliardi di dollari. In una lettera inviata alle aziende e visionata da Reuters, si legge che l'acquisizione potrebbe danneggiare la fornitura di acciaio necessaria per i progetti di trasporto, costruzione e agricoltura degli Stati Uniti. «Trovo molto inquietante quello che gli Stati Uniti stanno dicendo facendo dichiarazioni o azioni che potrebbero minare la fiducia dei loro alleati», ha detto Shigeru Ishiba a Reuters in un'intervista esclusiva. «Ultimamente gli Stati Uniti tendono a imporre accordi e minacce anche ai loro alleati, non solo con i Paesi della Nato ma anche con il Giappone. Mi chiedo se questo sia davvero un approccio corretto». Ishiba è in corsa per diventare il leader del Partito Liberal Democratico al governo del Giappone e di conseguenza il prossimo primo ministro, il 27 settembre. La più grande lobby economica giapponese, Keidanren, ha detto che la proposta di acquisizione ha suscitato un notevole interesse tra le aziende giapponesi, in particolare tra quelle che stanno considerando di investire negli Stati Uniti. «Ci auguriamo sinceramente che la procedura di revisione negli Stati Uniti sia condotta con la massima integrità e correttezza in conformità con la legge», ha detto Keidanren.
La borsa di Hong Kong, invece, è chiusa per l’arrivo del tifone Yagi, il super ciclone tropicale con venti a oltre 200 km/h che ha già causato 13 morti. Male il Kospi della Corea del Sud (-0,91%) con alcuni titoli di produttori di semiconduttori sotto pressione dopo i conti di Broadcom (-6,6% all’after hours a Wall Street). Nel terzo trimestre dell'anno fiscale 2024, conclusosi il 4 agosto 2024, l’azienda ha registrato un aumento rilevante dei ricavi del 47% su base annua a 13,1 miliardi di dollari e ha fornito una previsione ottimistica su quelli del quarto trimestre. Il terzo trimestre ha registrato una perdita netta Gaap di 1,875 miliardi, principalmente dovuta a un accantonamento fiscale una tantum da 4,5 miliardi relativo a un trasferimento infragruppo di diritti di proprietà intellettuale. Su queste basi Broadcom ha stimato che i ricavi del quarto trimestre dell'anno fiscale saranno pari a 14 miliardi, in aumento del 51% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, ma in questo caso non ha centrato le attese degli analisti.
Sotto tono anche i listini di Shanghai e Shenzhen, in calo, rispettivamente, dello 0,42% e dell1,27%. Bloomberg ha riportato che la Casa Bianca intende imporre controlli sulle esportazioni verso la Cina di tecnologie critiche, tra cui l'informatica quantistica e i semiconduttori. Gli Stati Uniti si allineerebbero così agli alleati che lavorano per contrastare i progressi di paesi ritenuti avversari. Le norme riguardano i computer quantistici e i loro componenti, gli strumenti avanzati per la produzione di chip, una tecnologia all'avanguardia per i semiconduttori chiamata «gate all-around» e vari componenti e software legati ai metalli e alle leghe metalliche.
A proposito di materie prime, i prezzi del petrolio sono poco mossi (Wti -0,06% a 69,11 dollari al barile e Brent +0,01% a 72,70 dollari al barile) mentre gli investitori valutano il forte calo delle scorte di greggio negli Stati Uniti e il rinvio del rialzo della produzione da parte dei produttori dell'Opec+ rispetto ai dati contrastanti sull'occupazione negli Stati Uniti. Anche l'indebolimento del dollaro sostiene i prezzi delle materie prime. Le scorte di greggio sono scese di 6,9 milioni di barili a 418,3 milioni di barili la scorsa settimana, rispetto alle aspettative degli analisti che, secondo un sondaggio Reuters, prevedevano un calo di 993.000 barili. Inoltre, l'Opec+ ha deciso di ritardare l'aumento della produzione di petrolio previsto per ottobre e novembre, ha dichiarato giovedì il Cartello, aggiungendo che, se necessario, potrebbe sospendere o invertire ulteriormente gli aumenti.
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