Borse asiatiche deboli, tranne Hong Kong, dopo la seduta mediocre di Wall Street, mentre gli investitori si preparano ai dati chiave sull'inflazione negli Stati Uniti a marzo previsti nel pomeriggio alla ricerca di indicazioni sulla prossima mossa della Federal Reserve in materia di tassi d'interesse. I futures sugli indici azionari statunitensi sono in leggero rialzo (+0,09% quello sul Dow Jones e +0,11% quello sull’S&P500). Si prevede un aumento dell'inflazione Usa a marzo al 3,4% su base annua dal 3,2% di febbraio.
L'indice Hang Seng di Hong Kong è stato il miglior performer in Asia, salendo del 2%, al massimo da quasi un mese grazie alla forza delle azioni tecnologiche. Il titolo del gigante dell'e-commerce Alibaba è balzato del 2,4% dopo che il fondatore, Jack Ma, ha approvato le recenti riforme del ceo, Eddie Wu, e del presidente, Joseph Tsai. Inoltre, Alibaba ha annunciato un'altra serie di forti tagli dei prezzi nel settore cloud. La mossa (è il terzo taglio dei prezzi in 12 mesi) mira principalmente a sfruttare la crescente domanda di potenza di calcolo dell'intelligenza artificiale.
I tre grandi rivali tecnologici cinesi di Alibaba, Baidu e Tencent, sono cresciuti del 2% e del 2,8%, rispettivamente. Il sentiment positivo verso il settore tecnologico cinese è stato supportato anche dal rinnovo di una partnership di lunga data tra Microsoft Corporation e Blizzard Entertainment con la società cinese di videogiochi, NetEase, il cui titolo è salito di oltre l'1% dopo aver guadagnato quasi il 4% nella sessione precedente.
Inoltre, il governo di Hong Kong sta considerando una revisione delle politiche fiscali che concederebbero un trattamento più favorevole agli investimenti alternativi tra cui debito privato, infrastrutture e immobili, secondo Bloomberg. Le proposte offrirebbero esenzioni fiscali a veicoli speciali per questi investimenti alternativi. Hong Kong è tradizionalmente stata una località per dirigenti e manager di private equity e fondi hedge, ma ora sta affrontando la concorrenza di Dubai e Singapore. Nonostante la città abbia introdotto riforme per i fondi di investimento negli ultimi anni, la città sta cercando di aumentare ulteriormente la sua giurisdizione per attrarre più società di gestione patrimoniale. Una questione diventata ancora più urgente a causa delle crescenti tensioni geopolitiche tra Pechino e Washington. La corsa per attirare fondi alternativi si sta riscaldando. Si prevede che gli asset in gestione nel settore cresceranno del 70% dal 2021 a 23,3 trilioni di dollari entro il 2027, secondo le stime di Preqin.
Invece, il CSI 300 di Shanghai Shenzhen e gli indici di Shanghai sono rimasti indietro, scendendo tra lo 0,1% e lo 0,3% in attesa, giovedì 11 aprile, dei dati sull'inflazione cinese. L'agenzia di rating Fitch ha declassato da stabile a negativo l’outlook del credito sovrano cinese, citando l'aumento dei rischi per le finanze pubbliche del paese. Il rating resta A+. «La revisione riflette i rischi crescenti per le prospettive delle finanze pubbliche della Cina mentre il paese si confronta con prospettive economiche più incerte a causa della crisi del settore immobiliare», ha spiegato l'agenzia di rating. L'incertezza crescente sull'andamento della seconda economia più grande del mondo, in mezzo alla volontà di Pechino di rendere la crescita meno dipendente dal settore residenziale, sta mettendo sotto pressione le finanze pubbliche del paese, ha continuato Fitch.
«La politica fiscale è sempre più destinata a giocare un ruolo importante nel sostenere la crescita nei prossimi anni, il che potrebbe mantenere il debito cinese su un trend di costante aumento», ha avvertito l’agenzia di rating. Immediata la reazione del governo cinese secondo cui Fitch non ha tenuto conto del ruolo della politica fiscale nel sostenere la crescita, che aiuta a stabilizzare i pesi del debito. I mercati finanziari sono rimasti impassibili, con il rendimento dei titoli di Stato cinesi a 10 anni poco mosso intorno al 2,29% e anche lo yuan stabile. La mossa di Fitch segue un’azione simile di Moody's a dicembre. «Non penso che questo avrà molto impatto sul mercato», ha commentato Michelle Lam, economista di Societe Generale, per il quale il rischio per gli investitori derivante dall'aumento del debito cinese è che rallenti la crescita, non che aumenti il rischio di un default del debito sovrano. «Il problema del debito cinese e la crisi immobiliare sono ben noti e compresi dagli investitori». Il debito pubblico cinese è aumentato rapidamente negli ultimi dodici anni circa, mentre il governo ha pompato fondi nell'economia nel tentativo di mantenere i tassi di crescita da leader mondiale che aveva registrato nei decenni precedenti. Con la crisi del settore immobiliare che minaccia di rallentare la produzione, il governo ha messo sul tavolo alcune nuove misure di stimolo e ha segnalato che potrebbe aggiungerne altre. Il debito pubblico cinese era vicino all'80% del pil a metà dello scorso anno, circa il doppio del livello di metà degli anni 2010. Un dato relativamente alto per un mercato emergente.
Meglio l’indice Asx 200 dell'Australia, salito dello 0,5% grazie alla forza delle azioni del settore minerario. Le principali aziende minerarie Bhp Group e Rio Tinto sono salite, rispettivamente, dell'1% e del 1,7%. Hanno seguito il rimbalzo dei prezzi delle materie prime - in particolare dei metalli industriali - poiché i mercati scommettono su un miglioramento dell'attività manifatturiera e su una maggior domanda di materie prime nei prossimi mesi. I prezzi del ferro sono rimbalzati questa settimana e quelli del rame hanno raggiunto il massimo degli ultimi 15 mesi. Gli altri mercati asiatici hanno navigato in acque tranquille. L’indice Nikkei 225 del Giappone è sceso dello 0,28%. Poco mosso il cambio dollaro/yen, segna un +0,07% a 151,783. Il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha detto che non risponderà direttamente ai movimenti dello yen facendo ricorso alla politica monetaria. (riproduzione riservata)