La maggior parte dei mercati azionari asiatici è scesa, guidata dai ribassi di Tokyo e Hong Kong, mentre gli investitori sono diventati più cauti in vista dell’imminente scadenza dei dazi statunitensi (1° agosto) e in attesa di decisioni chiave da parte della Banca del Giappone e della Federal Reserve. L’accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea non è riuscito a ricreare l’ottimismo che si era diffuso in vista del suo annuncio. Gli indici di Wall Street hanno registrato movimenti contenuti nella seduta del 28 luglio, anche se l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso su nuovi massimi storici. I future sugli indici statunitensi salgono leggermente: +0,14% quello sul Dow Jones e +0,16% quello sull’S&P500.
L’accordo commerciale raggiunto nel fine settimana tra Stati Uniti e Unione Europea ha fissato i dazi di base sulla maggior parte delle importazioni europee al 15%, in calo rispetto alle minacce precedenti fino al 30% o più. L’intesa ha inizialmente sostenuto i mercati azionari a livello globale, ma gli analisti hanno avvertito che l’aumento dei dazi, partendo da livelli storicamente bassi, potrebbe pesare sulla crescita e sull’inflazione globali.
Nel frattempo, funzionari commerciali di Stati Uniti e Cina si sono incontrati a Stoccolma lunedì 28 luglio per un terzo round di negoziati, con l’obiettivo di estendere la tregua di 90 giorni sui dazi stabilita a maggio. Nonostante i progressi visibili nelle trattative, il sentiment resta fragile mentre aziende e investitori valutano come i dazi di base più alti e l’incertezza intorno alla scadenza statunitense del 1° agosto possano frenare crescita e margini. Mentre il presidente statunitense, Donald Trump, ha bollato come «fake news» le notizie secondo le quali cerca un vertice con il presidente cinese Xi Jinping: «Non è corretto, non sto cercando nulla! Potrei andare in Cina, ma solo su invito del presidente Xi, che è stato esteso», ha detto Trump.
L’indice Hang Seng di Hong Kong ha guidato le perdite, scendendo dell’1,07%. L’indice cinese Shanghai Composite è piatto e l’indice Shanghai Shenzhen CSI 300 è salito solo dello 0,13%. Il Nikkei giapponese è sceso dell’1,02%, ampliando le perdite della sessione precedente. Anche l’indice Topix ha perso lo 0,95%. L’asta di titoli di Stato giapponesi a due anni ha registrato la domanda più forte da ottobre del 2024, poiché gli investitori sono attratti da rendimenti (0,82% il 2 anni) che si avvicinano ai massimi dal 2008.
L’interesse per questa scadenza, particolarmente sensibile alle prospettive di politica monetaria, è stato alimentato anche dalla liquidità in eccesso. Il rapporto medio di copertura tra domanda e offerta è stato di 4,47, rispetto al 3,90 dell’asta di giugno e alla media annuale di 3,99. Il collocamento si è svolto alla vigilia della riunione di politica monetaria della Banca del Giappone, prevista per mercoledì e giovedì, in cui ci si aspetta che il tasso d’interesse di riferimento resti invariato.
Tuttavia, secondo fonti citate da Bloomberg, alcuni funzionari della banca centrale vedono la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi quest’anno. «L’asta dei titoli a due anni ha avuto risultati solidi, con rendimenti saliti a livelli che riflettono le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della BoJ», ha dichiarato Takashi Fujiwara, responsabile investimenti di Resona Asset Management. «Il livello attuale dei rendimenti riflette bene tali aspettative e detenere questi titoli non dovrebbe comportare perdite».
I trader degli overnight index swaps stanno prezzando circa il 75% di probabilità che la BoJ aumenti i tassi entro fine anno, rispetto a circa il 57% all’inizio del mese. Il tasso d’interesse di riferimento è attualmente allo 0,5%. L’accordo commerciale raggiunto dal Giappone con gli Stati Uniti la scorsa settimana, che ha fissato i dazi al 15%, molto meno del previsto, ha ridotto parte dell’incertezza per la BoJ nel valutare la necessità di tassi più alti per contenere l’inflazione.
Un’incertezza che rimane è quella politica: il futuro del primo ministro, Shigeru Ishiba, è incerto dopo che la coalizione guidata dal Partito Liberal Democratico ha perso la maggioranza alla Camera alta. Uh esito che ha alimentato i timori di un aumento della spesa pubblica e di un taglio delle tasse, spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine. La leadership di Ishiba è, infatti, considerata favorevole ai titoli di Stato, data la sua posizione rigorosa sulla disciplina fiscale.
Contro corrente il Kospi della Corea del Sud, cresciuto dello 0,57% grazie alle speranze di un accordo commerciale con gli Stati Uniti prima della scadenza. Inoltre Kim Yo-jong, la potente sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un, ha affermato che i legami tra suo fratello e Trump «non sono cattivi», pur escludendo l'ipotesi di colloqui bilaterali dedicati alla denuclearizzazione di Pyongyang. Il tycoon continua a esprimere la sua intenzione di riprendere i contatti con il leader nordcoreano senza ricevere riscontri positivi.
Infine, l’indice Asx 200 australiano è invariato e l’indice indiano Nifty 50 ha perso lo 0,17%. Il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha dichiarato che saranno necessarie «ulteriori negoziazioni» con l’India per concludere un accordo commerciale, a pochi giorni dalla scadenza del 1° agosto per l’introduzione di dazi più alti. Greer, in un’intervista a Cnbc, ha ammesso di aver suggerito in passato che un accordo fosse imminente, ma ha sottolineato che la politica protezionistica dell’India renderebbe difficile un’apertura significativa del mercato. «Continuiamo a parlare con i nostri omologhi indiani, abbiamo sempre avuto discussioni costruttive», ha detto Greer. Ma queste dichiarazioni indicano che le speranze dell’India di concludere un accordo provvisorio prima della scadenza stanno svanendo, poiché le due parti non sono ancora riuscite a trovare un’intesa sui punti più controversi.
Nell’ambito delle trattative, secondo Bloomberg, l’India si sarebbe detta disponibile ad applicare dazi zero su alcuni prodotti come componenti per auto e farmaci. Tuttavia, i settori agricolo e lattiero-caseario restano punti fermi che Nuova Delhi non intende cedere nell’accordo finale. (riproduzione riservata)