Borse asiatiche tutte in rosso dopo i nuovi dazi Usa. Il sentiment è stato influenzato anche da una serie di dati macroeconomici, tra cui le indagini sull’attività manifatturiera in Cina e in Giappone, e dalla chiusura in calo di Wall Street nella seduta del 31 luglio. Anche i futures statunitensi flettono (-0,18% quello sul Dow Jones e -0,15% quello sull’S&p500) nonostante i conti oltre le attese di Apple, ha deluso Amazon.
Giovedì 31 luglio il presidente statunitense, Donald Trump, ha intensificato la sua politica tariffaria firmando un ordine esecutivo che introduce forti dazi reciproci su importazioni da oltre una dozzina di Paesi. Le tariffe variano dal 15% sui prodotti sudcoreani, al 20% sulle esportazioni di Taiwan, al 19% su quelle thailandesi, fino al 25% su quelle indiane.
Gli investitori restano cauti per timori legati a interruzioni nelle catene di approvvigionamento, calo della domanda estera e potenziali misure di ritorsione. La nuova tabella dei dazi ha portato a reazioni differenti sui mercati azionari asiatici, a seconda dell’esposizione commerciale e della composizione dei prodotti di ciascun Paese.
L’indice Nikkei del Giappone ha chiuso in calo dello 0,63%, mentre l’indice più ampio Topix è salito dello 0,16%. L’indice Straits Times di Singapore ha registrato un -0,28%, l’indice Nifty 50 indiano un -0,36%e l’Asx 200 dell’Australia ha perso lo 0,85%.
I prodotti australiani potrebbero diventare più competitivi nel mercato statunitense, aiutando le imprese ad aumentare le esportazioni, secondo il ministro del Commercio, Don Farrell, dopo che Trump ha mantenuto il livello minimo dei dazi al 10%. «Questa decisione, insieme a tutti gli altri cambiamenti riguardanti altri Paesi, significa che i prodotti australiani ora sono più competitivi sul mercato americano», ha detto Farrell. «Assisteremo tutti i nostri esportatori per assicurarci di sfruttare al meglio questa situazione e aumentare il volume delle esportazioni».
La decisione di Trump di includere l’Australia tra i Paesi soggetti ai livelli tariffari più bassi sarà un sollievo per il primo ministro, Anthony Albanese, dopo che l’opposizione lo aveva criticato per non aver incontrato di persona il presidente americano.
Nel frattempo, i dati macro hanno mostrato che i prezzi alla produzione in Australia sono aumentati meno del previsto nel secondo trimestre, con un rallentamento della crescita annua al ritmo più basso degli ultimi quattro anni. Questo alimenta le aspettative di un possibile nuovo taglio dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia.
I mercati cinesi sono rimasti deboli dopo le forti perdite del giorno precedente: l’indice Shanghai Composite è arretrato dello 0,54% e il CSI 300 dello 0,74%. Giù anche l’indice Hang Seng di Hong Kong (-0,53%). Il settore manifatturiero cinese ha registrato una contrazione inaspettata a luglio, a causa del calo degli ordini per l’export e della debole domanda interna, secondo i dati Pmi di S&P Global.
L'indice Pmi manifatturiero è sceso a 49,5 punti a luglio dai 50,4 di giugno. Gli economisti si attendevano una contrazione più contenuta, ovvero fino a 50,2 punti. Un valore inferiore a 50 indica una contrazione, un valore superiore indica un’espansione dell'attività.
In Giappone l’indagine di S&P Global ha rivelato che anche l’attività manifatturiera giapponese si è contratta a luglio, dopo una breve stabilizzazione a giugno, a causa della domanda debole. L’indice Pmi, elaborato prima dell'accordo con gli Usa che ha ridotto le tariffe per Tokyo dal 25% al 15%, è calato a 48,9 a luglio dal 50,1 del mese precedente.
Il peggiore è stato l’indice Kospi della Corea del Sud, caduto del 3,6% dopo che il Ministero delle Finanze ha presentato proposte per aumentare le tasse sia sui redditi societari sia sugli investimenti. L’aliquota massima dell’imposta sulle società passerà dal 24% al 25%, mentre la tassa sulle transazioni di titoli sarà portata allo 0,05% sul Kospi e allo 0,2% sul Kosdaq. Inoltre, la soglia di tassazione delle plusvalenze per gli azionisti di riferimento scenderà da 5 miliardi a 1 miliardo di won.
Queste misure mirano a ripristinare le entrate fiscali pubbliche dopo due anni di crescita rallentata e tagli fiscali introdotti dalla precedente amministrazione. Nel frattempo, le esportazioni della Corea del Sud sono aumentate per il secondo mese consecutivo a luglio, sostenute da una forte domanda di chip e spedizioni anticipate in vista dei dazi Usa. (riproduzione riservata)