Mercati azionari asiatici poco convincenti, mentre gli investitori aspettano i progressi degli Stati Uniti sugli accordi commerciali in vista della scadenza del 9 luglio e il rapporto sull’occupazione americana, atteso più tardi in giornata, che potrebbe fornire indicazioni sul prossimo taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. I principali indici azionari statunitensi sono saliti il 2 luglio, con l’S&P 500 e il Nasdaq che hanno raggiunto nuovi massimi storici. I futures di Wall Street sono piatti.
Il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato mercoledì che gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo commerciale con il Vietnam, il terzo dopo quello con il Regno Unito e la Cina, prima della scadenza del 9 luglio. In precedenza Trump aveva affermato che non avrebbe prorogato la scadenza, segnalando che, in assenza di un accordo entro tale data, i Paesi interessati riceveranno lettere ufficiali con le tariffe doganali che dovranno pagare. Mentre all’inizio di questa settimana ha sollevato dubbi su un accordo con il Giappone e ha minacciato dazi del 30-35% sulle importazioni.
L’indice Nikkei del Giappone è sceso solo dello 0,03% dopo le forti perdite nelle due sessioni precedenti. L’indice più ampio Topix è calato dello 0,2%. L’Hang Seng di Hong Kong ha guidato le perdite con un calo dell’1,09%. Anche l’indice Asx 200 dell’Australia è arretrato dello 0,12%: il surplus commerciale del Paese è sceso oltre le aspettative a maggio, raggiungendo il livello più basso da novembre 2019. La debole domanda globale ha pesato sulle esportazioni, invece le importazioni sono rimbalzate dopo il calo del mese precedente.
Al contrario, il Kospi della Corea del Sud è salito dello 0,99% con i titoli dei produttori di semiconduttori in evidenza dopo che gli Stati Uniti hanno revocato le restrizioni all’esportazione di software per la progettazione di chip verso la Cina, come parte del recente accordo commerciale tra Washington e Pechino. Due dei maggiori produttori mondiali di tecnologie per la progettazione di chip, Synopsys e Cadence Design Systems, hanno, infatti, dichiarato che il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha revocato le restrizioni alle esportazioni verso la Cina.
Le due aziende, quindi, riprenderanno la fornitura di strumenti di automazione della progettazione elettronica (Eda) alle imprese cinesi. In Corea del Sud il titolo Samsung Electronics è balzato di quasi il 3%, mentre quello di SK Hynix dello 0,8% perché la mossa dell’amministrazione Trump contribuirà a stabilizzare l’accesso agli strumenti essenziali per la progettazione dei chip. Anche in Giappone Renesas Electronics è salita di quasi il 5%, mentre Tokyo Electron ha guadagnato l’1,8%. Bene pure Naura Technology, il produttore di apparecchiature quotato a Shenzhen, cresciuto dell’1%.
Tuttavia in Cina, i dati macro hanno mostrato che il settore dei servizi è cresciuto meno del previsto a giugno, espandendosi al ritmo più lento degli ultimi nove mesi, a causa del deterioramento delle voci domanda interna e ordini alle esportazioni. L'indagine a cura di Caixin e S&P Global ha fotografato un indice Pmi a 50,6, il minimo da settembre, da 51,1 di maggio. L'indicatore resta, comunque, sopra la soglia chiave di 50 punti, segnalando una modesta espansione.
Mentre la lettura finale del Pmi servizi del Giappone si è attestata a giugno a 51,7 rispetto a 51,5 della prima stima e a 51 di maggio. Bene la voce relativa alla fiducia delle imprese, al massimo degli ultimi quattro mesi. L’indice Shanghai Composite della Cina è calato dello 0,1%, viceversa lo Shanghai Shenzhen CSI 300 è salito dello 0,45%.
I prezzi del petrolio arretrano, invertendo i forti guadagni della sessione precedente, dopo che i dati hanno mostrato un aumento inatteso delle scorte negli Stati Uniti, sollevando alcune preoccupazioni sulla debole domanda di carburante. L'attenzione è rivolta anche alla riunione prevista per il fine settimana dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e dei suoi alleati (Opec+) che dovrebbe aumentare nuovamente la produzione di 411.000 barili al giorno ad agosto. I futures sul Brent flettono dello 0,81% a 68,55 dollari al barile, mentre quelli sul Wti dello 0,69% a 66,92 dollari al barile.
Entrambi sono saliti tra il 2,5% e il 3% il 2 luglio dopo che la sospensione della cooperazione dell’Iran con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha alimentato i timori di una possibile ri-escalation delle ostilità in Medio Oriente. Ma i guadagni non hanno tenuto, soprattutto dopo che le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono aumentate di 3,85 milioni di barili nella settimana terminata il 27 giugno contro le aspettative di un calo di 3,5 milioni di barili. Il dato è stato accompagnato da un aumento superiore alle previsioni di 4,19 milioni di barili delle scorte di benzina, sollevando interrogativi su quanto sarà effettivamente forte la domanda di carburante in questa stagione estiva. (riproduzione riservata)