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Art in the City. Riscoprire New York

La scena culturale della Grande Mela non si ferma mai. Dalle collezioni che raccolgono dipinti tra i più famosi al mondo agli artisti contemporanei

di Roberta Olcese
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La skyline che si vede dal Summit, il nuovissimo osservatorio di One Vanderbilt, il più alto grattacielo (quanto otto Statue della Libertà) dal design futuristico e ultra-contemporaneo di Midtown, a due passi da Rockefeller Center, Ground Zero e The Vessel, fa capire che New York rimane La Città per eccellenza, da visitare in qualsiasi periodo dell’anno. Per scoprire le nuove tendenze, per lo shopping (anche se i prezzi sono alle stelle) e per l’arte: mostre e inaugurazioni che si susseguono nei mesi confermano quanto gli Stati Uniti restino un paese Europa centrico.

Art in the City. Riscoprire New York

Una delle riaperture più attese (insieme all’ampliamento del New Museum, che sarà inaugurato in autunno) è stata, ad aprile, quella della Frick Collection, la casa museo del 1915 sulla Fifth Avenue, residenza di Henry Clay Frick, collezionista e magnate americano dell’acciaio. Ci sono voluti quasi 5 anni di lavori (in questo periodo la collezione aveva trovato ospitalità nel Breuer Building, che presto diventerà il nuovo quartier generale di Sotheby’s) e 220 milioni di dollari per il restyling del primo piano e l’apertura del secondo livello che amplia le sale del 25%.

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Una grande riapertura merita grandi mostre: la prossima (dal 2 ottobre al 5 gennaio) è dedicata ai Tesori del Museo della Terra Santa, il Santo Sepolcro, dove si potranno ammirare «gli highlights del Terra Sancta Museum» attualmente in fase di costruzione, come racconta il deputy director Xavier Salomon, che a novembre passerà alla guida della Fondazione Gulbenkian, a Lisbona: «Saranno 40 opere tra oggetti in oro e argento con gemme incastonate e vesti preziose. Il tesoro è stato donato alla Chiesa di Gerusalemme, custodito per secoli dai frati francescani».

Giovanni Bellini, St. Francis in the Desert.
Giovanni Bellini, St. Francis in the Desert.

Ma oltre le mostre, si può ammirare una delle raccolte private di dipinti antichi più importanti al mondo con opere di Johannes Vermeer, Rembrandt, Tiziano, El Greco, Velasquez, Bronzino, Giovanni Bellini (sopra, San Francesco), Van Dyck… Merito di Mister Frick che ha acquistato le opere d’arte quando in Europa l’offerta era alta e l’export facilissimo. Siamo a cavallo tra i due secoli. Storia simile per J.P. Morgan che, negli stessi anni, si dedica alla ricerca di libri rari per quella che sarebbe diventata la Morgan Library. Lo stile è lo stesso: boiserie, arredi, libri e dipinti antichi. Il biglietto di ingresso nell’high society newyorkese.

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Nello stesso quartiere, alla Neue Galerie, non può mancare l’appuntamento con la «Woman in Gold», come l’hanno ribattezzata gli americani: Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer, capolavoro di Gustav Klimt, comprato da Roland Lauder, proprietario del museo, da Maria Altmann, l’unica erede dei dipinti trafugati dai nazisti a suo zio Ferdinand Bloch-Bauer. Il tutto per 136 milioni di dollari nel 2006. Oltre la musa d’oro di Klimt, qui si possono ammirare altri quadri dello stesso autore e una raffinata collezione di arti decorative austriache realizzate tra il 1890 e il 1940. Al piano terra, il Cafè Sabarsky è perfetto per un drink e per assaggiare specialità viennesi.

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Prima di dirigersi verso l’altra Manhattan, più a sud, tappa d’obbligo al Metropolitan Museum of Art: appena conclusa la retrospettiva dedicata a John Singer Sargent, il Met ne dedica una alla sorella, Emily Sargent: Portrait of a Family, con una straordinaria serie di acquerelli (sotto, fino all’8 marzo 2026). Da non perdere, poi, la prima mostra dedicata a Lorna Simpson: Source Notes, fino al 2 novembre.

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Dopo tanta arte, ci sta una pausa, anche culinaria, al Meatpacking District: tra locali che ricordano i bistrot parigini, un assaggio della Carrot Cake Pudding da Magnolia Bakery, una cena al Chelsea Market, la galleria che soddisfa tutti gli appetiti con i suoi svariati ristoranti, dove si può scegliere tra pizza, aragosta cucinata espressa e piatti fusion al Buddakan.

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Per proseguire sull’High Line, la passeggiata di due chilometri lungo il lato occidentale, da cui appare come un totem, a Gansevoort, il nuovo Whitney Museum progettato da Renzo Piano, che ospita collezioni graffianti di artisti contemporanei americani. That’s America, tutto cambia perché nulla cambi. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 09/09/2025 09:09
Ultimo aggiornamento: 09/09/2025 09:09
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