Il progetto simbolo della nuova Arabia Saudita subisce una brusca frenata. The Line, la megalopoli lineare lunga 170 chilometri che avrebbe dovuto ospitare nove milioni di abitanti nel deserto sul Mar Rosso, sarà ridimensionata. L’opera, parte centrale del piano Vision 2030 lanciato dal principe ereditario Mohammed bin Salman, è stata sospesa in attesa di una revisione dei costi e delle priorità.
Secondo il Times, il governo di Riyadh avrebbe deciso di rallentare il ritmo dei giga-projects, pilastri del programma di diversificazione economica da 2 trilioni di dollari. «Abbiamo speso troppo. Abbiamo corso a 160 chilometri all’ora. Ora siamo in deficit e dobbiamo riorganizzare le nostre priorità», avrebbe dichiarato un funzionario saudita durante un forum sugli investimenti nella capitale.
The Line era stata concepita come una città del futuro: senza automobili, senza strade e senza emissioni. L’intero impianto urbano sarebbe stato alimentato al 100% da rinnovabili, con il 95% del territorio circostante preservato per la natura. Il progetto prevedeva una struttura verticale alta 500 metri, larga appena 200, e lunga 170 chilometri, che avrebbe dovuto ridefinire il concetto stesso di metropoli.
Ma i ritardi, i costi in aumento e la situazione economica internazionale hanno messo il piano sotto pressione. La nuova versione della città dovrebbe ospitare solo 300 mila abitanti in un tratto di pochi chilometri. Una riduzione drastica rispetto al progetto originario che ridimensiona le ambizioni dei sauditi.
La frenata riflette le difficoltà economiche del Paese. Dopo anni di investimenti colossali, l’Arabia Saudita deve ora fare i conti con entrate petrolifere meno generose. Quando Vision 2030 fu lanciato nel 2016, il barile di greggio viaggiava intorno ai 100 dollari. Da allora i prezzi non hanno più toccato quelle cifre e il petrolio continua a valere circa la metà del pil nazionale.
«Tutto ciò ci costringe a essere più conservatori», ha ammesso Jerry Inzerillo, manager statunitense e consigliere di Mohammed bin Salman, impegnato nello sviluppo di Diriyah, un altro maxi-progetto da 63 miliardi di dollari a Riyadh. Anche il Public Investment Fund (Pif), la cassaforte saudita guidata da Yasir Al-Rumayyan, è sotto pressione per migliorare i rendimenti nel breve termine. Presto presenterà una nuova strategia.
Secondo Reuters, il governo vuole riorientare parte dei fondi destinati ai giga-projects verso settori considerati più redditizi, come l’intelligenza artificiale e i data center alimentati da idrocarburi. Nel frattempo il Paese resta impegnato anche su altri fronti: tra le nuove scadenze c’è l’organizzazione della Coppa del Mondo di calcio del 2034, con la costruzione di undici stadi e infrastrutture dedicate.
In una situazione del genere The Line è passata da simbolo del futuro sostenibile saudita, a emblema delle difficoltà dell’Arabia Saudita. Il più potente Paese del Golfo non rinuncerà alle sua ambizioni modernità, ma per adesso ha scelto una strada più prudente. (riproduzione riservata)