«Il Mac ha introdotto il personal computing, iPhone il mobile computing e ora, con Vision Pro, Apple introduce lo special computing». Con queste parole Tim Cook ha presentato il tanto atteso visore per la realtà virtuale, pensato per immergere lo spettatore in un mondo in cui i contenuti digitali si fondono con la realtà.
Dotato di ben dodici fotocamere, quattro microfoni e sensori, Vision Pro è in grado di rilevare i movimenti degli occhi e delle mani per controllare le applicazioni in modo intuitivo, senza dover utilizzare controller esterni come i dispositivi di Facebook e Sony, quest’ultimo però pensato principalmente per il gaming. Nelle intenzioni di Apple, Vision Pro ha un range di utilizzi più ampio, che parte però dall’intrattenimento digitale come dimostra la presenza sul palco del ceo di Disney, che ha assicurato la disponibilità di una versione dell’app Disney+ per il visore sin dal primo giorno di commercializzazione, che avverrà nel 2024 inizialmente per gli Stati Uniti. Vision Pro potrà inoltre visualizzare contenuti personali come foto e app in una realtà immersiva grazie ai display e al potente chip integrati, che comprendono il processore Apple Silicon M2, lo stesso montato su Mac e altri dispositivi, insieme al nuovo R1 per l’elaborazione in tempo reale dei dati raccolti dai sensori. Tutta questa potenza elaborativa richiede una batteria che Apple ha deciso di collocare esternamente al visore, per tentare di limitare il peso e quindi l’ergonomia, che dovrebbe garantire un’autonomia di circa due ore, sufficiente di misura per la visione di un film. Vision Pro adotta un nuovo sistema operativo, derivato da iOS, che permetterà agli sviluppatori di sfruttarne al meglio le caratteristiche, anche se questo comporterà oneri di sviluppo e relativi costi in carico proprio agli sviluppatori.
Proprio il supporto degli sviluppatori sarà indispensabile per trovare una vera killer application per convincere i consumatori a investire 3.500 dollari per l’acquisto di Vision Pro, un prezzo superiore alle stime già elevate degli analisti ferme a circa 3.000 dollari per il primo dispositivo completamente ideato sotto la leadership di Tim Cook. Nella presentazione non è stata infatti presentata un’applicazione o un utilizzo esclusivo e capace di scatenare l’effetto wow, tanto in ambito consumer quanto in quello business, a cui Vision Pro non sembra comunque orientato in modo principale. Una sfida che si scontra con un mercato ormai piuttosto scettico verso il metaverso, non a caso scomparso dalla comunicazione di Apple, e che ha visto lo scorso anno gli investimenti dei venture capital in startup legate alla realtà virtuale scendere del 24% rispetto al 2019 per un totale di 4,8 miliardi di dollari. Non a caso le caratteristiche, e il prezzo, di Vision Pro non hanno impressionato Wall Street, dove il titolo Apple ha ritracciato dai massimi di giornata chiudendo in territorio negativo. (riproduzione riservata)