Il protocollo d'intesa tra Anac, Agenzia del Demanio e FS Engineering, che punta a rendere gli appalti pubblici attraverso l'uso del Bim (Building Information Modeling) rappresenta un passo avanti decisivo per appalti pubblici più trasparenti, sicuri e digitalizzati.
Dal primo gennaio 2025, il Bim - che significa gestione digitale dell’intero appalto e cantiere - è richiesto per nuove costruzioni e interventi sopra i 2 milioni di euro, nonché per i beni culturali sopra i 5,38 milioni di euro. Purtroppo però «le stazioni appaltanti che dovrebbero utilizzarlo, spesso non hanno competenze e mezzi adeguati, con il rischio di applicazioni meramente formali e l'altissima probabilità di non sfruttarne appieno le reali potenzialità» ha sottolineato il presidente di Anac, Giuseppe Busia, spiegando che è per questo che «ha voluto coinvolgere due operatori che hanno grandi competenze in materia, Agenzia del Demanio e FS Engineering, affinché tali potenzialità siano messe al servizio delle Stazioni appaltanti più piccole».
Si andranno così a creare nuove sinergie e sarà sviluppato un ulteriore know-how a servizio del Paese «in un contesto dove attualmente gestiamo in digitale cantieri per circa 15 miliardi di euro», ha sottolineato l'amministratore delegato e direttore generale di FS Engineering Dario Lo Bosco.
Con riferimento specifico al mondo immobiliare pubblico, l’utilizzo avanzato delle tecnologie digitali ha precisato la direttrice dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, «permette di evitare errori di valutazione, di attivare nella fase del cantiere le migliori condizioni di sicurezza, di seguire con puntualità l'avanzamento dei lavori e di essere tempestivi in caso di necessità» nonché «permette di conoscere l'immobile e tutti gli interventi che si sono susseguiti nel tempo per una efficiente gestione manutentiva, una vera e propria carta di identità digitale del bene». (riproduzione riservata)