Per capire quanto più stringenti sono i nuovi dettami occorre esaminare con attenzione un lungo elenco. «Ma la prima novità è che la normativa prevede la definizione di un unico certificato per tutto il territorio nazionale, appunto l'Ape Unico, con una metodologia di calcolo omogenea cui le Regioni dovranno adeguarsi entro due anni», premette Lidia Ranghetti, specialista formazione legale e fiscale di Tree Real Estate, gruppo Gabetti. «In realtà di attestati energetici si parla già dal 2005, e dal 2009 anche di linee guida nazionali, ma finora è stata l'anarchia: alcune Regioni hanno creato dei propri format, altre non hanno fatto nulla, e comunque poche si sono adeguate agli standard previsti. Il primo obiettivo dell'Ape Unico è perciò fare ordine tramite un nuovo attestato valido in tutta Italia».
Gli altri obiettivi, come accennato, sono in primo luogo di tipo tecnico. Le classi energetiche non saranno più sette, ma dieci: dalla A4 (la migliore, ma in futuro, un po' come per le auto, potranno esserci livelli ancora superiori) alla G (la peggiore). Difficile un paragone con le vecchie classi, ma in generale si può dire che queste ultime corrispondono a un livello leggermente inferiori delle classi nuove. Niente paura però: a meno che l'edificio nel frattempo non sia stato soggetto a modifiche, le certificazioni effettuate in passato non dovranno essere rifatte perché hanno validità di dieci anni. Classe a parte, d'ora in avanti, oltre ai consumi per il riscaldamento, la certificazione dovrà indicare la prestazione energetica invernale ed estiva dell'involucro, ovvero le sue caratteristiche di isolamento. Dovrà, poi, riportare i valori relativi a emissioni di anidride carbonica ed energia necessaria per aerare gli ambienti, così da evitare ristagni e umidità. Gli edifici non residenziali infine dovranno indicare anche i consumi per illuminazione e trasporto, tipo scale mobili e ascensori. «Un'altra importante novità è che le valutazioni di un edificio vengono fatte rispetto a un altro standard con le medesime caratteristiche, e se ne calcola la differenza», spiega Silvio Capello, responsabile energy department di Abaco Team, gruppo Gabetti, «Si tratta di un elemento positivo perché, oltre alla forma dell'edificio, per definire i limiti di consumo è necessario considerare anche materiali, impianti e tecnologie utilizzati. Gli appartamenti di uno stesso edificio non avranno quindi gli stessi valori, perché varieranno anche in funzione di esposizione e altre caratteristiche peculiari».
Abbinato alle nuove linee guida per l'attestato di prestazione energetica vi sarà lo schema di annuncio di vendita e locazione, il quale conterrà informazioni uniformi sulla qualità energetica degli edifici, oltreché essere riportati anche gli indici di prestazione energetica parziali, come quello riferito all'involucro, quello globale e la relativa classe energetica corrispondente. Una novità è che verranno inseriti simboli grafici per favorire la comprensione ai non tecnici.
La nuova certificazione è abbinata al database nazionale dei certificati energetici, una sorta di catasto (d'ora in poi gestito dall'Enea) che potrà offrire, oltre che maggiori informazioni riguardo l'efficienza di un edificio o di un impianto, anche la possibilità un più facile confronto della qualità energetica di unità immobiliari differenti. Ciò potrebbe in futuro permettere di orientare il mercato verso edifici con minori consumi, magari anche attraverso la leva fiscale, penalizzando per esempio le strutture più energivore.
Sono stati aggiornati inoltre requisiti e competenze del certificatore energetico, che avrà anche l'obbligo di effettuare un sopralluogo dell'immobile. «I costi non dovrebbero pero lievitare rispetto all'attuale centinaio di euro necessario, aggiunge Capello, «ma certi minimi a 40-50 euro, che magari si trovavano su Groupon, non saranno più possibili».
D'ora in poi comunque, sanzioni più salate per chiunque non rispetti le regole. Il certificatore dovrà pagare da 700 a 4.200 euro per un Ape compilato in modo sbagliato. Costruttori e proprietari rischiano invece una sanzione da 3 mila a 18 mila euro se non presentano l'Ape per edifici nuovi o ristrutturati e se mettono in vendita o in affitto un immobile. Il direttore dei lavori dovrà pagare da 1.000 a 6 mila euro se non presenterà l'Ape al Comune. (riproduzione riservata)
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