L’annunciata alleanza tra Tim e Fastweb+Vodafone nel settore del 5G tramite un accordo di Ran Sharing (condivisione della rete) dovrebbe diventare presto oggetto di un’istruttoria dell’antitrust, nonostante si tratti al momento di un accordo preliminare e non sia ancora stato siglato un contratto definitivo tra le società. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, infatti, l’Agcm dovrebbe aprire il dossier in queste settimane per valutare eventuali profili critici per il mercato derivanti dall’intesa tra i due principali operatori tlc italiani.
La scelta di aprire un’istruttoria sarebbe legata anche al ruolo più consultivo che, senza istruttoria, l’autorità ricoprirebbe nel procedimento di valutazione dell’intesa. L’Agcm, infatti, non sarà l’unica autorità coinvolta nel processo autorizzativo della cooperazione sull’infrastruttura di accesso radio-mobile prospettata da Tim e Fastweb+Vofadone e destinata ai comuni con meno di 35 mila abitanti. Valutazioni di primo piano spettano anche al Mimit e all’Agcom.
Secondo indiscrezioni, le società avrebbero pre-notificato l’operazione nelle scorse settimane a tutte le autorità competenti, in vista della formalizzazione dell’intesa definitiva che, come era stato prospettato al momento dell'annuncio a inizio gennaio, è prevista nel secondo trimestre 2026. Solo successivamente dovrebbe arrivare la notifica vera e propria del progetto a tutte le autorità competenti per ottenere il via libera.
Il dialogo con le autorità, però, sarebbe già stato avviato con ampia collaborazione da parte dei due operatori che puntano, tramite l’intesa, a estendere la copertura delle reti 5G ad alte prestazioni in aree a bassa densità e poco servite attualmente, migliorando inclusione digitale e qualità del servizio per famiglie e imprese. Il confronto tra le parti, stando a più fonti, sarebbe costruttivo e l’apertura di un’istruttoria non implica per forza l’applicazione di paletti significativi.
In base al progetto prospettato dai due operatori guidati dai ceo Pietro Labriola e Walter Renna, l’Italia dovrebbe essere divisa in due tra Tim e Fastweb+Vodafone. Ogni operatore sarà chiamato a sviluppare la sua rete di infrasttuture attive in 10 regioni a testa, realizzando circa 15.500 siti in totale entro la fine del 2028 e lasciando poi libero accesso all’altro gruppo. Di fatto Tim e Fastweb andrebbero a ridurre i costi per la copertura delle aree interessate con un risparmio in 10 anni che, stando alle cifre circolate al momento dell’annuncio, sarebbe tra i 250 e i 300 milioni a testa.
L’intesa sul ran sharing non è l’unico tassello in movimento sul fronte infrastrutturale nel settore mobile. Come noto, i due operatori hanno annunciato a marzo anche la sottoscrizione di un accordo non vincolante per una joint venture sulle torri. Fastweb+Vodafone e Tim hanno poi disdetto i loro master service agreement con Inwit rispettivamente dal 2028 e dal 2030. Mosse considerate illegittime dalla towerco, con inevitabili ricorsi in tribunale.
Intanto ieri Tim ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,61% a 0,66 euro. A contribuire è stato anche il nuovo target price di Berenberg, alzato a 0,76 euro per le azioni ordinarie. Secondo gli analisti, Poste «avrà bisogno di migliorare la sua offerta attuale (valutata 0,65 euro per azione)» per raggiungere la soglia del 67% e vedere così l’opas totalitaria andare a buon fine. (riproduzione riservata)