L'Ania ritiene che «l'impianto normativo» in tema di obbligo di polizze catastrofali per le imprese «non debba essere in alcun modo modificato», per «consentire al mercato delle imprese assicurative e alle imprese del nostro tessuto produttivo di ridurre la loro esposizione ai rischi» e di «irrobustire il nostro sistema produttivo». Lo ha detto il presidente dell'Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici (Ania), Giovanni Liverani, parlando in audizione in commissione Ambiente della Camera nell'ambito dell'esame del ddl di conversione del decreto del 31 marzo scorso in materia di assicurazione dei rischi catastrofali.
Ulteriori interventi di modifica «normativa indebolirebbero questo scudo» e creerebbero «disuguaglianze» tra le imprese che si sono già assicurate e chi sta aspettando. Dopo un afflusso nelle assicurazioni, tra gennaio e febbraio, «molto superiore a quello che si registrava precedentemente» ha rimarcato, c'è stata infatti una battuta d'arresto, «una gelata di fine marzo».
Certo Liverani riconosce che «la scelta del governo di prevedere una proroga per le imprese piccole/micro e medie è comprensibile» per permettere alle imprese di avere un po’ più tempo di adeguarsi all’obbligo ma «non è priva di qualche rischio». Difatti «il segmento cui si concede più tempo è anche quello maggiormente esposto alle conseguenze derivanti da eventi climatici avversi e che ha più difficoltà nella continuità operativa». Ecco che l'auspicio dell’Ania è che «le micro e piccole imprese italiane non aspettino l'ultimo momento della proroga concessa per avviare la ricerca delle migliori soluzioni assicurative».
La decisione del governo di introdurre l'obbligo per le imprese di stipulare una polizza catastrofale «ha una doppia finalità: non solo mettere in sicurezza il sistema-Paese, che è importante in chiave di competitività internazionale, ma anche perché attraverso l'obbligo ha accelerato la realizzazione di quel concetto di mutualità che consente di mantenere le polizze a un livello accessibile per tutti» in base al quale «visto che tutti devono pagare quei pochi che patiranno un sinistro abbiano risorse per ripartire velocemente».
L’Italia ha un duplice problema da risolvere. Da un lato è molto esposta alle calamità naturali, al rischio sismico e idrogeologico. Infatti «il 40% degli edifici è in zone a rischiosità sismica media o elevata, l'80% del patrimonio edilizio è in zone a significativo rischio idrogeologico» segnala il presidente dell’Ania. Dall’altro lato però «solo il 6% delle famiglie e il 5% delle imprese è assicurato contro calamità naturali».
La combinazione fra questi due fenomeni fa sì che «il sistema produttivo sia fortemente esposto ai rischi, comportando una fragilità del sistema e una minore competitività rispetto a partner internazionali con cui competiamo, cosa ancor più importante con i dazi decisi dall'amministrazione statunitense» segnala Liverani.
Allo stesso tempo, l’introduzione dell’obbligo, ha concluso Liverani, consentirà di «mantenere il costo delle polizze accessibile a tutti, in quanto nel corso del tempo, grazie a mutualità e competizione, i prezzi sono destinati ulteriormente a ridursi». (riproduzione riservata)