«Dovremmo riuscire a terminare l’anno con un totale di 15 investimenti, salendo a quota 80 milioni di euro, visto che a dicembre stiamo chiudendo altri tre progetti». Paolo Di Giorgio, ceo di Angelini Ventures fa il punto sul primo anno di vita della società di venture capital di Angelini Industries, gruppo da oltre due miliardi di fatturato che opera nei settori della salute, tecnologia industriale e largo consumo. Per il top manager gli alti tassi d’interesse del 2023 non sono stati un problema. Anzi, «hanno compresso le valutazioni delle startup, resettando il mercato». E per il 2023 anche Angelini Ventures punta sull’Intelligenza Artificiale (AI). Ecco perché.
Domanda. Com’è nata l’idea di creare Angelini Ventures? È uno dei pochi casi in Italia di corporate venture capital.
Risposta. È nata nel 2022. La famiglia Angelini ha voluto dar vita a un’iniziativa che puntasse nel lungo termine sull’innovazione. Un veicolo che permettesse di avvicinare il gruppo a quell’innovazione di frontiera che dispiega i propri effetti nel lungo periodo, per riuscire ad intercettare nuove soluzioni nel mondo della salute. L’idea era anche quella di creare uno strumento che consentisse ad Angelini Industries di conoscere nuovi mercati in cui operare direttamente un domani.
D. Perché avete deciso di utilizzare in particolare il modello del venture capital?
R. Permette di dialogare con moltissime startup, di essere attivi nella creazione di nuove società o di farle crescere. Consente di avere accesso all’innovazione sia accademica sia imprenditoriale. Individuate le giuste opportunità, il gruppo Angelini potrebbe anche procedere con le licenze o fare m&a.
D. Quale modello di business adottate?
R. Partecipiamo alla creazione di nuove company che nascono dalla ricerca accademica, investiamo direttamente nel capitale di startup e siamo attivi in tre startup studio, società che hanno a loro volta l'obiettivo di creare altre startup. Una startup studio, per esempio, è la francese Argobio attiva su tutta la ricerca accademica europea. Si tratta di un’iniziativa lanciata nel 2021 con Bpi France, Evotec, l’istituto Pasteur e Kurma Partners. Lo scorso anno abbiamo poi lanciato in Italia Extend, con Cdp ed Evotec che ha lo stesso approccio con gli atenei nazionali. A breve avvieremo un’operazione simile nel Nord America con un partner canadese. Puntiamo a fare scouting di progetti accademici anche in quell'area per individuare aziende focalizzate sul sistema nervoso centrale. Abbiamo anche lanciato un’operazione con il Center for Molecular Medicine di Vienna, specializzato in biomedicina. Lì sosteniamo un progetto di ricerca sui meccanismi di invecchiamento dell’organismo per sviluppare eventualmente la creazione di nuove società. Dovremmo riuscire a chiudere quest’anno con un totale di 15 investimenti.
D. Avete 70 milioni di investimenti pianificati su una capacità finanziaria complessiva di 300 milioni.
R. Sì, fra startup e fondi, contrattualmente abbiamo assunto un commitment di 70 milioni, risorse già destinate a progetti specifici. A fine anno dovremmo salire a quota 80 milioni, visto che a dicembre stiamo chiudendo altri tre progetti.
D. Angelini Ventures ha puntato fino ad ora in maniera variegata su startup che sviluppano terapie mitocondriali o che lavorano nel campo del benessere mentale. O, ancora, che combattono il cancro, l’epilessia o aiutano la fertilità femminile. Qual è il filo rosso che lega tutti questi investimenti?
R. Cerchiamo sempre soluzioni first in class o best in class. Cerchiamo cioè qualcosa di totalmente innovativo dal punto di vista terapeutico oppure soluzioni che magari, sfruttando la leva del digitale, consentono di estendere le cure a più pazienti.
D. Può fare un esempio?
R. Grazie a una piattaforma di telemedicina che consente di arrivare a più persone, la startup Serenis fornisce un servizio di psicoterapia, con maggiore impatto sulla salute mentale generale.
D. Per i vostri investimenti guardate a quali aree geografiche?
R. Principalmente a Europa e Nord America, aree dove c’è più innovazione. Fino ad ora abbiamo investito maggiormente in Nord America. Il 70% delle nostre società operano in quest’area, ma manteniamo un occhio di riguardo per l’Italia, dove abbiamo lanciato operazioni come Extend o Serenis. Possiamo contare su un team di 12 persone distribuito in sette diverse città del mondo. Oltre a Roma, sede di Angelini Industries e Milano, siamo presenti a Berlino, Boston, Copenhagen, Losanna e Singapore.
D. Il primo anno di vita di Angelini Ventures ha coinciso anche con l’esplosione dei tassi d’interesse. Il costo del denaro ha creato difficoltà?
R. No, il 2023 è stato un ottimo anno per lanciare un fondo. Gli anni successivi a crisi finanziarie o a rincari dei tassi sono storicamente dei buoni anni perché si è sempre verificato un resetting del mercato. Costo del denaro più alto significa meno capitali impiegati in startup. Di conseguenza, le valutazioni si abbassano e le company che ricevono capitale sono più solide e in grado di gestire meglio le risorse. In definitiva, si verifica meno spreco di capitali. In un certo senso, è un ottimo periodo per investire.
D. Chi lancia nuovi fondi, però, ha qualche difficoltà in più nel fundraising.
R. Sì, ma facendo parte di un grande gruppo, Angelini Ventures non ha difficoltà nella raccolta dei capitali. Rispetto a tre anni fa, le valutazioni medie delle startup sono inferiori del 30-50%. È un ottimo momento per essere selettivi.
D. Largo consumo, tecnologia industriale, pharma, investimenti finanziari e poi ventures: da qui potrebbe arrivare un domani la sesta gamba di business del conglomerato Angelini. C’è qualche startup nel portafoglio che già si candida a questo ruolo?
R. Difficile dirlo ora, abbiamo appena cominciato ad investire. Lo vedremo nei prossimi anni, anche per assistere a una crescita delle valutazioni. Siamo molto attivi nell’interazione con le startup del nostro portafoglio. Un nostro rappresentante siede nei board di tutte le società. Portiamo valore nelle aziende su cui abbiamo puntato e allo stesso tempo riusciamo a conoscere e ad avere accesso ad altri mercati.
D. A quali settori guardate in futuro?
R. Il life science, il digital health e il medtech. Il prossimo anno ci piacerebbe focalizzarci un po’ di più sulle aziende che utilizzano l’Intelligenza Artificiale (AI) per lo sviluppo di nuovi farmaci. L’AI riduce i tempi e i costi di individuazione delle molecole promettenti e consente di sviluppare prima il farmaco che arriva nella ricerca clinica. (riproduzione riservata)