Atteso un avvio d’anno debole per Amplifon, con una crescita organica pressoché piatta nel primo trimestre del 2026 e un’attenzione concentrata sull’esecuzione operativa. Mentre i margini dovrebbero migliorare grazie alle azioni sul portafoglio e al programma Fit4Growth.
Tuttavia, il contesto debole per il retail, i rischi legati all’integrazione di GN Hearing, acquisita a marzo per 2,3 miliardi, la leva finanziaria elevata e il potenziale effetto overhang (eccesso di carta sul mercato) legato all’aumento di capitale portano Barclays a mantenere una posizione prudente sull’azione.
Si ricorda che l'acquisizione sarà finanziata attraverso una combinazione di azioni e cassa. In particolare, 1,69 miliardi saranno corrisposti a GN in cassa e 56 milioni in azioni Amplifon, che saranno assegnate a GN al closing, rendendo la società il secondo maggior azionista di Amplifon con una quota del 16%.
Mentre il finanziamento della componente in cassa è interamente garantito da un prestito ponte in euro. Amplifon sta valutando diverse alternative, nel contesto dell'evoluzione delle condizioni di mercato, per rifinanziare successivamente il bridge loan con un mix di debito ed equity e/o strumenti equity-linked. L'aumento di capitale ammonterà fino a un massimo di 750 milioni.
Amplifon pubblicherà i risultati del primo trimestre del 2026 il prossimo 5 maggio. «Ci aspettiamo un avvio d’anno debole, con ricavi organici sostanzialmente piatti, un trimestre stagionalmente più modesto e probabilmente penalizzato dal contesto di mercato poco favorevole. L’attenzione degli investitori resterà, quindi, concentrata sulle condizioni di mercato e su eventuali primi segnali di ripresa, oltre che sulla performance relativa di Amplifon», afferma Barclays.
I ricavi nel primo trimestre sono stimati a 576,4 milioni di euro (+0,1% organico vs consenso Bloomberg circa +1%; Equita -2,9% a 571 milioni, di cui organico +1,8%), con un ebitda rettificato di 139,2 milioni (margine al 24,1% vs consenso al 24,4%; Equita -6,6% a 131,1 milioni con un margine in calo di 90 punti base) e un utile per azione rettificato di 0,18 euro.Equita si attende un utile netto adjusted in calo del 12,5% a 36,5 milioni.
A livello divisionale Barclays si aspetta per l’area Emea un +0,8% di crescita organica e un margine ebitda al 29,8%; per le Americhe un +2% di crescita organica sottostante (-3% includendo l’uscita dal contratto US managed care) e un margine al 22,1%; per l’area Apac un +1,5% di crescita organica e un margine al 28%.
Sicuramente la Francia dovrebbe fornire un certo supporto. I dati del mercato indicano una crescita da inizio anno ancora positiva a +11%, anche se il ritmo è scemato a febbraio (+5,9% contro +15,7% a gennaio e +17% nel quarto trimestre del 2025). I dati di marzo saranno cruciali, considerando che si tratta storicamente del mese più importante del trimestre per il mercato degli apparecchi acustici.
«Nonostante il contesto debole a livello di ricavi, stimiamo un’espansione del margine ebita di 30 punti base nel primo trimestre, con margini attesi in miglioramento nel corso dell’anno grazie alla razionalizzazione del portafoglio (inclusa la fine del contratto nel Managed Care dal 1/1/2026, l’1% delle vendite del gruppo con bassa marginalità e la cessione delle attività nel Regno Unito dal 1° marzo con svalutazioni non-cash di 18 milioni nel primo trimestre secondo Equita) e ai benefici iniziali del programma Fit4Growth», precisa Barclays.
Per l’esercizio 2026 «prevediamo una crescita organica dei ricavi dell’1,8% (consenso Bloomberg +2%), con un margine ebitda rettificato al 23,1% (vs consenso al 23%), implicando un miglioramento di circa +60 punti base anno su anno e risultati sostanzialmente in linea con il consenso a livello di ebitda rettificato», continua il broker.
Amplifon si attende nel 2026 (pre-deal GN Hearing) un calo delle D&A (Equita stima 252 milioni da 259 milioni nel 2025), un ulteriore calo del capex (Equita si aspetta 100 milioni dai 117 milioni del 2025), un leggero incremento degli oneri finanziari (68 milioni da 63 milioni nel 2025) e un tax rate del 26,8%, elementi già riflessi nelle stime della sim.
Detto questo, Barclays continua a vedere rischi di esecuzione legati all’integrazione di GN Hearing, aggravati dalle criticità operative nel retail, dal contesto di mercato debole, dalla leva finanziaria elevata e dal potenziale overhang per l’aumento di capitale. Elementi che giustificano una posizione ancora prudente sull’azione dopo il downgrade a equal weight dello scorso 18 marzo. Il target price resta a 10 euro (+3,18% a 9,214 euro in chiusura in borsa il 14 aprile): si basa su un multiplo di 13 volte il p/e 2026 che implica uno sconto del 20% rispetto ai competitor Demant e Sonova.
Equita, che ha previsto un impatto dei cambi sulle vendite di Amplifon del -2,5% nel primo trimestre, vede, però, benefici progressivi dal programma Fit4Growth nella parte alta della guidance di +150/200 punti base di margine al 2027. Sull’andamento del business organico, Amplifon non ha fornito aggiornamenti. «Non abbiamo raccolto, però, segnali di miglioramento della domanda di mercato rispetto all’uscita del 2025, con indicazioni più caute da parte di Sonova sul Managed Care in Usa che stimiamo valga meno del 2% dei ricavi del gruppo ex contratto terminato», puntualizza la sim.
Alla luce dell’operazione rilevante su GN Hearing, è ragionevole aspettarsi, invece, uno slittamento nella strategia di riavvio dell’M&A bolt-on incorporata da Equita dal secondo trrimestre del 2026, dando priorità agli sforzi di integrazione e al deleverage. «Abbiamo, quindi, rimosso la componente di acquisizioni bolt-on quantomeno dalle stime 2026 con un risparmio di 80 milioni di euro di cassa e con un impatto dell’1,8% sui ricavi a 2,386 miliardi, del -1,5% sull’ebitda adjusted a 552 milioni e del 2% sull’eps adjusted a 0,78 euro», aggiunge Equita secondo cui il focus del mercato in questa fase è sulla ripresa della domanda di mercato; sulla performance organica di Amp e sulla performance organica di GN Hearing.
Ai prezzi attuali, «includendo 750 milioni di aumento di capitale a prezzi di mercato (9,29 euro il 14 aprile in borsa, +4%), stimiamo che il titolo tratti a 6,5x l’ev/ebitda, a 10x l’ev/ebit e circa a 11x il p/e adjusted 2027 e confermiamo il rating hold con un target price a 11 euro», conclude Equita. (riproduzione riservata)