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America’s Cup 2027: perché Napoli non è solo una sede, ma un cambio di visione

Napoli ospiterà per la prima volta l’America’s Cup nel 2027, tra tradizione e visione contemporanea. Dalla conferma di Louis Vuitton alla nascita della nuova governance ACP, la Coppa evolve tra sfide sportive, equilibrio economico e ambizioni globali

di Giuliano Luzzatto
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Ci sono luoghi che, più di altri, riescono a sintetizzare storia, potere simbolico e senso dello stile. Palazzo Reale di Napoli è uno di questi. Ed è qui, tra affacci sul Golfo, stratificazioni borboniche e un’eleganza dalle tradizioni antiche, che l’America’s Cup ha scelto di raccontare il proprio futuro. Non una semplice conferenza stampa, ma una dichiarazione d’intenti: la 38ª edizione della Coppa America, in programma nel 2027, vuole parlare al mondo non solo di vela e tecnologia, ma anche di cultura, identità e visione mediterranea.

La presentazione ufficiale ha segnato l’avvio concreto del percorso verso Napoli 2027, con due annunci centrali: il rinnovo di Louis Vuitton come headline sponsor e la nascita dell’America’s Cup Partnership (ACP), nuova struttura di governance dell’evento, guidata dal top manager Marzio Perrelli, un passaggio che certifica l’ingresso della Coppa in una fase più strutturata e contemporanea, in equilibrio tra tradizione sportiva e logiche globali. Il ruolo di Louis Vuitton è stato ribadito da Pietro Beccari, ceo della maison, che ha ricordato come il marchio accompagni l’America’s Cup dal 1983, edizione impressa nella memoria italiana perché legata alla sfida dello Yacht Club Costa Smeralda con Azzurra.

I rappresentanti dei cinque team dell’America’s Cup e della Louis Vuitton Cup a Napoli, con i due prestigiosi trofei: da sinistra Kevin Shoebridge, coo di Emirates Team New Zealand; Sir Ben Ainslie, team principal della Challenger of Record GB1; Max Sirena, ceo di Luna Rossa; Ernesto Bertarelli, team owner Tudor Team Alinghi; Stephan Kandler, fondatore e co-ceo di K-Challenge
I rappresentanti dei cinque team dell’America’s Cup e della Louis Vuitton Cup a Napoli, con i due prestigiosi trofei: da sinistra Kevin Shoebridge, coo di Emirates Team New Zealand; Sir Ben Ainslie, team principal della Challenger of Record GB1; Max Sirena, ceo di Luna Rossa; Ernesto Bertarelli, team owner Tudor Team Alinghi; Stephan Kandler, fondatore e co-ceo di K-Challenge

L’edizione di Napoli 2027, la prima in assoluto in Italia, rappresenta una naturale evoluzione di questo legame: una Coppa che incontra una città capace di fondere bellezza, artigianalità, lusso discreto e una relazione secolare con il mare. Le date della Louis Vuitton Cup, ossia delle regate di selezione degli sfidanti, non sono ancora state comunicate con un calendario ufficiale, anche se si prevede l’inizio a maggio 2027; mentre quelle dell’America’s Cup sono state ufficializzate da Grant Dalton, ceo di Emirates Team New Zealand: le due regate inaugurali saranno sabato 10 luglio 2027, la finale il weekend del 17-18 luglio.

America’s Cup 2027: perché Napoli non è solo una sede, ma un cambio di visione

Ma, come sempre per la vela, sarà il vento a decidere le tempistiche... Gli appassionati, però, non devono aspettare così a lungo. Come ha ricordato, infatti, Max Sirena, ceo di Luna Rossa, il primo evento di Preliminary Regatta si svolgerà a maggio 2026, a Cagliari, città storicamente legata al team italiano. Seguiranno due appuntamenti, uno in autunno 2026 e uno all’inizio del 2027, ma i campi di regata non sono ancora stati definiti. A Cagliari regateranno gli AC40, le barche monotipo usate per le regate Women e Youth. L’obiettivo di Luna Rossa? Diventare il primo team italiano a vincere la Coppa, grazie al lavoro di squadra e all’ultimo clamoroso colpo di mercato: è riuscita a soffiare il timoniere Peter Burling, tre volte vincitore del trofeo velico più ambito al mondo, a Team New Zealand.

October 02, 2024. Louis Vuitton Cup, Final Race Day 6. INEOS BRITANNIA, LUNA ROSSA PRADA PIRELLI TEAM
October 02, 2024. Louis Vuitton Cup, Final Race Day 6. INEOS BRITANNIA, LUNA ROSSA PRADA PIRELLI TEAM

Oltre a Luna Rossa e al Defender Emirates Team New Zealand, i team attualmente iscritti, e membri fondatori dell’America’s Cup Partnership, sono: l’elvetico Tudor Team Alinghi, il francese K-Challenge e Team GB1, come è stato rinominato il rappresentante degli sfidanti, Challenger of Record nel gergo dell’America’s Cup, il team britannico guidato dal plurimedagliato olimpico Sir Ben Ainslie, chiamato a proseguire la sfida inglese dopo il divorzio da Ineos. Dal punto di vista strategico, l’ACP rappresenta una svolta: per la prima volta i team condividono una struttura di governo dell’evento, con l’obiettivo di una maggiore stabilità economica, tetti di spesa e una più equa distribuzione dei ricavi per favorire investimenti di lungo periodo e rendere la Coppa più accessibile a nuovi sfidanti. Centrale, inoltre, l’impegno verso le Women e Youth America’s Cup, pilastri di una visione inclusiva e generazionale. Tuttavia, non mancano le possibili criticità, soprattutto in relazione al Deed of Gift, l’atto ufficiale di donazione che dal 1887 regola i principi base della Coppa.

May 27, 2025. Louis Vuitton 38 America’s Cup. America’s Cup trophy and Louis Vuitton trophy  in Naples, Mount Vesuvius in the background.
May 27, 2025. Louis Vuitton 38 America’s Cup. America’s Cup trophy and Louis Vuitton trophy in Naples, Mount Vesuvius in the background.

Alcuni osservatori sottolineano come il nuovo modello di partnership possa entrare in contrasto con lo spirito originario della competizione, storicamente costruita attorno al ruolo centrale del Defender. Un equilibrio delicato, che sarà uno dei temi chiave del prossimo ciclo di America’s Cup. A sottolineare l’importanza della nuova partnership, Ernesto Bertarelli, presidente di Alinghi e unico europeo ad aver conquistato l’America’s Cup: «L’idea di costruire è nata nel giugno 2024, con tutti i soggetti interessati seduti allo stesso tavolo. Il percorso per arrivare a una condivisione comune è però risultato più lungo del previsto e, strada facendo, abbiamo perso alcuni partner importanti come Ineos, Red Bull e, purtroppo, anche il team americano, anche se su quest’ultimo mantengo la speranza che possa ripensarci», spiega. «Una delle ragioni alla base della partnership è cercare di riallineare i costi delle squadre ai reali introiti commerciali. Attualmente quasi tutti i team operano in deficit finanziario, con l’eccezione di Team New Zealand che utilizza l’evento in modo strutturato anche come strumento di finanziamento. Per costruire un progetto sostenibile nel tempo per tutti, questo modello deve però cambiare».(Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 08/04/2026 16:19
Ultimo aggiornamento: 08/04/2026 16:20
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