Accordo tra Amazon e il fisco italiano. Il colosso statunitense dell’e-commerce ha concordato il versamento con meccanismi rateali di 511 milioni di euro a cui si aggiungono altri 212 milioni saldati da Amazon logistica e Amazon italia transport nei giorni scorsi. In tutto, quindi, verserà all’Agenzia delle Entrate un importo di 723 milioni a seguito delle indagini, coordinate dalla Procura di Milano, per una presunta frode fiscale da 1,2 miliardi. Calcolati anche sanzioni e interessi, si arriverebbe fino a 3 miliardi per gli anni 2019, 2020 e 2021.
Tanto che i procuratori di Milano sono in disaccordo con l’intesa raggiunta con l’Agenzia delle Entrate e intendono continuare le loro indagini, hanno detto alcune fonti a Reuters, almeno fino a inizio 2026. Stando all’accusa, Amazon non avrebbe dichiarato al fisco tricolore l’identità e i dati dei venditori extraeuropei a cui richiedere il versamento dell’Iva. In particolare, le mancate dichiarazioni fiscali sarebbero da imputare all’algoritmo predittivo della società, che non considererebbe gli obblighi tributari che spettano a chi mette in vendita la merce di venditori extraeuropei.
Da parte sua Amazon ha difeso con forza la sua posizione: il procedimento penale «è infondato». Non lesinando critiche al contesto normativo italiano, in particolare a «sanzioni sproporzionate e il protrarsi dei procedimenti giudiziari» che incidono sempre più «sull’attrattiva dell’Italia come destinazione di investimento». Negli ultimi 15 anni l’azienda Usa ha investito oltre 25 miliardi nella penisola, dove impiega più di 19 mila addetti. I procuratori stanno conducendo altre due indagini sulla società, una relativa a una presunta evasione fiscale relativa al periodo 2021-2024 e un’altra incentrata su una presunta frode doganale e fiscale sulle importazioni cinesi.
Chiuso un capitolo, almeno per ora, con il fisco italiano, Amazon ha annunciato che intende raddoppiare l’investimento in India: più di 35 miliardi di dollari entro il 2030, cifra che si aggiunge ai 40 miliardi già messi a terra dal 2010.
L’investimento del gigante americano dell'e-commerce si concentrerà sull'espansione commerciale e su tre pilastri strategici: digitalizzazione basata sull'AI, crescita dell'esportazione (ha contribuito a generare più di 20 miliardi di dollari di export cumulativo per i venditori indiani negli ultimi dieci anni e ora l'obiettivo è raggiungere 80 miliardi) e creazione di posti di lavoro: almeno un milione entro il 2030.
«Siamo entusiasti di continuare a essere un catalizzatore per la crescita dell’India, mentre democratizziamo l’accesso all’intelligenza artificiale per milioni di indiani», ha sottolineato Amit Agarwal, responsabile dei mercati emergenti di Amazon.
Il colosso di Jeff Bezos aveva precedentemente annunciato che avrebbe investito ulteriori 15 miliardi in India entro il 2030. Questo includeva i piani della sua divisione di cloud computing, Amazon Web Services, di destinare 12,7 miliardi di dollari alle infrastrutture nel Paese per soddisfare la domanda in aumento dei clienti.
Mezzi freschi per tenere il passo con concorrenti come Flipkart, sostenuta da Walmart, il ramo retail di Reliance Industries, controllato dal miliardario Mukesh Ambani, Instamart di Swiggy e Zepto che hanno introdotto le consegne quasi istantanee, molto apprezzate da un’ampia fascia di consumatori indiani.
Tutte le aziende tecnologiche globali hanno rafforzato la loro presenza nella terza economia più grande dell'Asia, un hub strategico per la crescita nel cloud, nell'AI e nelle tecnologie avanzate. Ad esempio, Microsoft ha annunciato un investimento di 17,5 miliardi in India per infrastrutture AI e cloud entro il 2030 e Google di 15 miliardi nei prossimi cinque anni per costruire data center dedicati all'intelligenza artificiale.
Il 2025 ha segnato una svolta per il business pubblicitario di Amazon. I ricavi pubblicitari annualizzati hanno superato i 60 miliardi di dollari, superando retail, abbonamenti e persino Amazon Web Services (AWS, il motore di profitto più importante del gigante Usa). La crescita dell’e-commerce statunitense di Amazon è stata modesta nel 2025, mentre Walmart, Temu e Shein hanno aumentato la pressione competitiva. I mercati internazionali, come India e Brasile, sono cresciuti più rapidamente ma hanno generato margini più bassi.
Nonostante ciò, il retail ha mantenuto una buona performance. Ad esempio, i ricavi e-commerce del Nord America sono aumentati dell’11% nel terzo trimestre del 2025. A livello internazionale, la crescita annua è stata del 14%. Allo stesso modo, l’utile operativo è migliorato nei primi nove mesi del 2025. In breve, il retail potrebbe non essere stato il motore principale della crescita nel 2025, ma ha continuato a offrire progressi solidi e fornire dati che alimentano AWS e la pubblicità.
La domanda chiave riguarda le performance dei margini. Le pesanti spese in conto capitale di Amazon continueranno a influire sulla redditività nel breve termine; tuttavia, se l'utilizzo aumenterà in modo graduale, AWS potrebbe registrare una crescita stabile e un miglioramento della leva operativa, prevede Motley Fool. Per fare un confronto, il capex è passato dai 55 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2024 a 92 miliardi nello stesso periodo del 2025. «Il 2026 potrebbe essere il primo anno in cui gli investitori vedranno chiaramente come lo sviluppo dell’AI si traduca in ritorni finanziari», afferma Motley Fool.
La pubblicità dovrebbe rimanere una delle leve di crescita più affidabili di Amazon nel 2026. Gli investitori possono aspettarsi espansione su tre fronti: retail media, connected tv e adtech fuori da Amazon tramite la piattaforma lato domanda (Dsp) di Amazon. Questi fattori combinati dovrebbero contribuire in modo significativo sia alla crescita dei ricavi sia all’espansione dei margini.
Amazon difficilmente tornerà a una crescita a due cifre nel retail nel 2026, ma questo potrebbe non essere un problema. L’attenzione si sposta sull’efficienza, con un’automazione maggiore nei magazzini, hub di consegna più veloci e miglior personalizzazione tramite l’uso dell’AI, continua Motley Fool. Se Amazon riuscirà a incrementare anche leggermente i margini del retail, combinandoli con una crescita accettabile e con un contributo più forte di AWS e pubblicità, il risultato potrebbe sostenere in modo significativo la redditività complessiva.
Insomma, Amazon entra nel 2026 con tre motori durevoli: AWS, pubblicità e AI. «Il retail potrebbe non guidare la crescita, ma resta la spina dorsale che supporta l’ecosistema più ampio. Per gli investitori a lungo termine», conclude Motley Fool, «Amazon rimane un’azienda da seguire da vicino e, quando la valutazione lo permette, da possedere». (riproduzione riservata)