Altro che chef-star: il nuovo hotspot in Sardegna è una trattoria di Milano
La storica Trattoria del Pescatore approda all’Abi d’Oru in Costa Smeralda. Sapore di mare, autentico e di famiglia, da provare nel ristorante pieds dans l’eau del resort cinque stelle
Ci sono storie che profumano di mare anche quando nascono lontano dalla costa. È il caso della Trattoria del Pescatore, tra gli indirizzi di pesce più amati da milanesi e non solo (prenotare è difficilissimo se non con largo anticipo), che dopo quasi cinquant’anni sceglie di tornare alle origini approdando, letteralmente, sulla spiaggia dorata di Marinella. Ma non preoccupatevi: l’indirizzo di Milano rimane sempre aperto!

Dal 15 maggio sarà, infatti, questa insegna storica a guidare il ristorante pieds dans l’eau dell’Abi d’Oru, iconico resort cinque stelle di Porto Rotondo. Una scelta controcorrente, in un momento in cui le destinazioni più esclusive sembrano inseguire grandi chef e brand internazionali: qui, invece, si punta tutto sull’autenticità di una famiglia e su una visione di ospitalità fatta di presenza, relazioni e memoria. Una filosofia che lega il resort alla trattoria, due storie di famiglia che s’intrecciano.

Fondata nel 1976 da Agnese e Giuliano Ardu, la trattoria è stata tra le prime a portare a Milano una cucina di mare di chiara ispirazione sarda, quando ancora ingredienti come la bottarga di muggine erano una rarità. Oggi, insieme ai figli Nicolas e Cristian e allo chef Andrea Bortolotti, la famiglia continua a portare avanti un’identità precisa: pochi fronzoli, grande rispetto per la materia prima e un’idea di accoglienza in cui l’oste (Giuliano in primis, seguito dai figli) figura sempre più rara, resta centrale.
Sapore di mare

È proprio questo spirito che approda in Sardegna, in un contesto che sembra fatto apposta per accoglierlo. L’Abi d’Oru, il primo albergo di Porto Rotondo e della Costa Smeralda, affacciato sul Golfo di Marinella, è da sempre sinonimo di eleganza discreta e ospitalità sarda autentica: qui il tempo rallenta, il mare è protagonista e ogni dettaglio parla di tradizione. Dagli interni delle 131 camere, di cui 17 junior suite, 26 suite e le due signature suite, agli arredi dei tre ristoranti e dei bar, alla Spa.
Dal pranzo alla cena

Il ristorante sulla spiaggia, aperto anche agli ospiti esterni, riflette perfettamente questa filosofia. A pranzo, una proposta più leggera pensata per accompagnare le giornate di sole; a cena, invece, un menù completo che porta in tavola i grandi classici del Pescatore. Dall’iconico astice alla catalana, sopra, nato come evoluzione della ricetta tradizionale di Alghero (storicamente preparata con aragosta, olio e limone) con aggiunta di pomodori e cipolla rossa, ai paccheri con pesce spada, calamari e bottarga, fino alle lorighittas (preparate rigorosamente a mano, difatti non sempre si trovano) di Morgongiori all’aragosta, omaggio alle radici della famiglia Ardu (sotto).

D’obbligo, anche se non si dovrebbe, la scarpetta con il pane realizzato con ricetta segreta di Giuliano in una panetteria di via Orti (per portarlo all’Abi d’Oru c’è stato un confronto tra i cuochi direttamente sul campo). Non mancano il pescato del giorno e le grigliate serali, in un racconto gastronomico che segue il ritmo del mare e delle stagioni. A fine pasto, altra tradizione che sarà portata in riva al mare, il pecorino sardo direttamente dalla forma e un bel Mirto ghiacciato.

Per chi preferisce la dimensione più privata, è disponibile anche un servizio take away pensato per ville e yacht, perfetto per portare un pezzo di questa esperienza ovunque. Più che una semplice apertura, quella della Trattoria del Pescatore all’Abi d’Oru è quindi una dichiarazione di intenti: tornare all’essenza, mettere al centro le persone e lasciare che sia il mare, insieme alla cucina, a raccontare tutto il resto. (Riproduzione riservata)
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