Se qualche piccolo investitore si fosse imbattuto nelle ultime settimane nelle azioni di Concorde International, Ostin Technology, Top KingWin, Skyline Builders, Everbright Digital, Park Ha Biological Technology e Pheton Holdings, e malauguratamente le avesse acquistate, probabilmente oggi si ritroverebbe con un pugno di mosche in mano.
Queste sette penny stocks di società cinesi quotate negli Stati Uniti - in particolare al Nasdaq - sono finite nell’occhio del ciclone per la quantità di denaro che nel solo mese di luglio hanno fatto perdere ai loro azionisti: 3,7 miliardi di dollari, frutto di crolli di mercato medi nell’ordine dell’80%.
Si prenda ad esempio uno qualsiasi di questi titoli: Top KingWin, una holding cinese che offre servizi di «training e consulenza aziendale, con conoscenze avanzate sul mercato dei capitali». Dal 25 al 26 giugno le azioni di questa azienda a micro-capitalizzazione del Nasdaq sono lievitate in una sola seduta, passando da 1,95 a 3 dollari. Hanno poi continuato a crescere per un'altra settimana, raggiungendo un massimo in chiusura di 3,63 dollari (era il 3 luglio).
Poi, di colpo, il tracollo: nella seduta del 7 luglio il titolo Top KingWin ha visto la sua capitalizzazione franare dell’80%, con le azioni scivolate a 72 centesimi l’una. Oggi trattano sotto i 23 centesimi, per una capitalizzazione complessiva di 2,5 milioni. Uno schema analogo ha interessato anche le altre sei società del gruppetto: salita importante e caduta repentina, dopo che erano state «proposte agli investitori tramite gruppi WhatsApp e social media», scrive il Financial Times in un articolo in cui ricostruisce la vicenda.
Analisti ed esperti di mercato consultati dal quotidiano britannico hanno individuato nella dinamica di queste penny stock una truffa di tipo pump & dump anche se, precisa l’articolo, «non c’è nessuna indicazione in base alla quale si può intuire che le aziende fossero in qualche modo coinvolte nei movimenti insoliti dei titoli».
Il pump & dump è un tipo di raggiro in cui i malintenzionati fanno gonfiare artificialmente il prezzo di una data società, a prescindere dai suoi fondamentali di bilancio e dalla solidità del suo business, per poi vendere in blocco le loro azioni una volta arrivate al picco. Non essendoci più compratori, il prezzo del titolo cola a picco, lasciando tutti gli altri investitori - tranne i primi ad aver venduto, ovviamente - con il cerino in mano.
La proliferazione delle penny stock fraudolente, spiega il Financial Times, era avvenuta durante il periodo di rally del mercato azionario tra fine 2020 e inizio 2021 (stesso periodo a cui risalgono il fenomeno delle meme stock e il caso GameStop): in quell’occasione decine di società cinesi dai fondamentali traballanti si sono quotate al Nasdaq, raggiungendo valutazioni elevate - e poi crollando rovinosamente - a pochi giorni dal loro approdo in borsa.
Le vittime della nuova ondata di raggiri, continua il quotidiano d’oltremanica, sono soprattutto trader della prima ora, aggiunti in chat WhatsApp dopo aver cliccato su link promozionali proposti loro su Facebook. Un investitore retail europeo che ha chiesto di restare anonimo ha ammesso ad esempio di essere stato aggiunto in un sedicente “gruppo di investimento” su WhatsApp, composto da 40 partecipanti di cui uno - l’amministratore - si presentava come broker autorizzato negli Stati Uniti. Il suo consiglio? Investire nella società farmaceutica Pheton Holdings (le cui azioni sono passate in una seduta da 33 dollari a 63 centesimi): un investimento costato all’ignaro investitore «un importo a sei cifre».
Il Financial Times cita anche la storia di un’imprenditrice che gestisce una società di prodotti alimentari nel Nord Italia, che ha perso 70.000 dollari dopo che nel suo gruppo WhatsApp di riferimento era stata convinta a investire in Ostin (società di componentistica per display a cristalli liquidi, le cui azioni sono collassate da 225 a meno di 3 dollari l’una) in vista di una presunta partnership strategica che l’azienda cinese avrebbe dovuto stringere con una grande quotata americana.
Chiamata in causa per rispondere dei contenuti fasulli che girano sulle sua piattaforme, Meta (casa madre di Facebook e WhatsApp) ha ribadito la sua estraneità ai fatti, ricordando i «continui investimenti in tecnologia per contrastare in modo aggressivo le truffe, fornire agli utenti avvisi e strumenti sulla piattaforma per proteggersi e collaborare con banche, governi e forze dell'ordine per fermare questi criminali». (riproduzione riservata)