Alpine Escape: a Livigno la montagna diventa palestra e rifugio
Livigno si conferma meta ideale per rigenerarsi con stile: barefooting, spa a cielo aperto, cucina vegetale e ospitalità alpina si fondono in un’esperienza completa. Tra performance fisica e piacere, il gentleman ritrova qui il suo ritmo naturale
Ci sono luoghi si abitano. E altri che si attraversano. Come Livigno che si attraversa come si farebbe con un rito: con il respiro profondo e il passo consapevole. A 1.816 metri d’altitudine, questo altopiano d’Italia, lo chiamano il «Piccolo Tibet», è una palestra naturale incastonata tra cielo e roccia. Un luogo dove l’aria è più sottile è i pensieri diventano nitidi. Dove il corpo si fortifica e l’anima si allunga, come dopo una lunga corsa.
Livigno oggi è anche il teatro di una nuova grammatica del benessere: un equilibrio sapiente tra attività fisica e piacere, dove la performance incontra l’estetica, e il recupero è considerato parte dell’allenamento. A testimoniarlo, con elegante precisione, è l’esperienza Alpine Escape, lanciata quest’estate dal Lac Salin Spa & Mountain Resort.

Un rituale open air che comincia con il barefooting su corteccia, pietra e erba, una camminata a piedi nudi che risveglia la riflessologia plantare, e si conclude tra tisane calde, pinda alle erbe alpine e massaggi che sciolgono ogni nodo, anche quello interiore.
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Il corpo si riaccorda alla natura, in silenzio. Una Jacuzzi con vista, un bagno di fieno in uno chalet profumato di bosco, e infine il riposo: non quello banale del dormire, ma quello attivo del rigenerarsi. Qui, a queste quote, anche il concetto di tempo si dilata. Il lusso non è l’eccesso, ma la cura. Il rumore dell’acqua, il legno antico, la pietra: elementi che non arredano, ma raccontano.

E se la montagna è il regno della verticalità, della salita e del gesto atletico, è anche un terreno di conquista per i sensi. L’evento «Festival di Stelle», andato in scena il 10 luglio nel giardino del Lac Salin, ne è stata la prova: un omaggio alla cucina, alla creatività e alla convivialità. La stella alpina, meraviglioso fiore simbolo botanico e culturale, ha incontrato la stella Michelin in un pomeriggio fatto di showcooking all’aria aperta, cocktail a base vegetale e piatti disegnati.

Protagonista, lo chef Andrea Fugnanesi, mente e mano dietro la rivoluzione gastronomica del gruppo Lungolivigno, che a soli trent’anni guida una costellazione di ristoranti tra cui Stua da Legn e Stua Noa. Il primo è il più alto ristorante vegano d’Europa, il secondo un fine dining che conta solo cinque tavoli. In entrambi, la materia prima è l’orgoglio del territorio: rape, verze, erbe spontanee e latticini d’alpeggio, interpretati con rigore e inventiva.

Durante il festival, a fianco di Fugnanesi c’era Sauro Ricci, due stelle (una verde e una rossa) che ha firmato piatti visionari abbinati a decotti ed estratti. A chiudere l’esperienza, una cooking class interamente dedicata al pizzocchero, immancabile in Valtellina, per riaffermare che la tradizione, se ben riletta, non è mai statica.

Ma il vero segreto di Livigno sta nella sua capacità di conciliare gli opposti. È luogo di fatica e riposo, di salite e fondute. Si può cominciare la giornata con un’escursione al Lac Salin, il lago da cui prende nome il resort, e concluderla con un dessert ai fiori di sambuco e ghiaccio d’erbe. Ci si allena, ci si purifica, ci si diverte. Ogni gesto ha una sua misura, ogni spazio un suo respiro.
In un momento storico in cui l’alta quota torna a farsi scelta identitaria, Livigno è più che mai rifugio e partenza. È la risposta alpina a un certo modo di vivere una vacanza. (Riproduzione riservata)
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