Il 50% della popolazione mondiale ormai vive nelle aree urbane ed è una percentuale che andrà ad aumentare: nel 2030 si prevede toccherà quota 60%.
Eppure «non possiamo nasconderci: c'è una crisi della città. Ci sono tensioni a cui non si è data risposta, né sull'emergenza abitativa né sui cambiamenti climatici né sulle crescenti disuguaglianze». Lo ha sottolineato la presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Federica Brancaccio, aprendo il convegno «Città da vivere – come rilanciare il modello della città italiana» organizzato dall’Ance in collaborazione con Assimpredil Ance Milano, Lodi, Monza e Brianza.
Si nota innanzitutto una maggiore competizione tra le aree urbane, con alcune città attrattive che vedono aumentare la popolazione, la crescita e l’occupazione, oscurando altre realtà lungo lo Stivale. Ad esempio, Roma e Milano rispetto al 2008 hanno recuperato e addirittura superato i livelli di crescita e di occupazione pre-crisi. Il pil di Milano oggi è +16,2% rispetto al 2008, l’occupazione a Roma +11,4%, Al contrario, città come Napoli e Palermo rischiano di perdere pil e abitanti nei prossimi anni.
L’Ance evidenzia poi il fatto che l’accesso alla casa è diventato difficoltoso anche per fasce di popolazione con redditi medi. In particolare, il modello Milano «resta forte e attrattivo, più europeo e più internazionale, ma manifesta tensioni e un'emergenza abitativa che significa anche emergenza sociale», ha voluto precisare Brancaccio.
In media in Italia la spesa per il mutuo supera il 30% dei guadagni delle famiglie, laddove nel capoluogo lombardo per le famiglie con un reddito di 41 mila euro, il finanziamento per comprare una casa raschia il 50% del portafoglio disponibile. Per avere un termine di paragone a Roma, a Torino e a Napoli le difficoltà riguardano fasce di reddito più basse: per la Capitale si tratta di 33 mila euro (per cui è necessario spendere il 36% del proprio guadagno per pagare il mutuo), a Torino per chi guadagna 32mila euro (30% del reddito) e a Napoli per i redditi pari a 26.700 euro (34% del reddito).
Se si parla di Milano come città attrattiva, «lo è per le opportunità di lavoro e per i servizi, ma rischiamo che infermieri, medici, maestre, tranvieri non riescano più a vivere in quell'area urbana. E se queste figure non possono permetterselo, i servizi inevitabilmente ne risentono: dobbiamo chiederci quanto sia lunga l'inerzia di questi processi e quanto tempo serva, invece, alle città che stanno investendo in creatività e innovazione per vedere risultati concreti», osserva ancora Brancaccio.
Crescono inoltre le diseguaglianze intestine alle città, con la forbice tra i redditi più ricchi e quelli più poveri che diventa sempre più grande. Spiccano - in negativo - in particolare, Milano, Roma, Torino e Napoli, con un rapporto tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno supera la media nazionale. La città meneghina si colloca di nuovo prima in classifica con la classe di popolazione più ricca che guadagna 27 volte più di quella più povera, con un distacco significativo rispetto alle 18 volte di Roma, alle 15 di Torino e alle 13 di Napoli.
L’Ance infine ha suggerito tre piani di intervento necessari per riuscire a fare la differenza per le città e i residenti delle stesse. Innanzitutto nel Piano Casa che il governo si appresta ad approvare «è necessario includere misure urbanistiche, fiscali e finanziarie con una governance che superi la frammentazione di competenze per far fronte a un’emergenza che non riguarda più solo i meno abbienti».
Il Piano Casa è atteso venerdì 6 marzo in cdm con un «decreto legge che metterà a disposizione 950 milioni», ha anticipato il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Il provvedimento, ha spiegato, si articola su «due pilastri legati all'edilizia residenziale pubblica e un terzo pilastro in elaborazione a Palazzo Chigi sulla parte privata, cioè di fondi privati per integrare».
Rixi ha aggiunto che il ministro Matteo Salvini si «sta impegnando per recuperare, nella rimodulazione del Pnrr un ulteriore miliardo e 200 milioni che erano inizialmente destinati in parte all'acquisto di nuovi convogli ferroviari». E ancora il viceministro Rixi ha spiegato che verranno costituiti due fondi: «Uno presso Invitalia e un secondo per la gestione degli interventi che, nella prima fase, punteranno a dare una risposta sulla ristrutturazione di tutte quelle abitazioni oggi in gestione Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) e non utilizzabili. Per Rixi si tratta di una serie di misure che vorrebbero dare strumenti sia di carattere pubblico sia privato "per affrontare il tema della Casa a 360 gradi».
Passando poi alla legge sulla rigenerazione urbana e il ddl testo unico edilizia che sono all’esame del Parlamento, per l’Associazione «devono trovare rapida approvazione al fine di favorire la rigenerazione di spazi e luoghi e dare chiarezza e certezza operativa a cittadini, imprese e professionisti».
Da ultimo, non per importanza, «occorre dare continuità al modello Pnrr che, con risorse e milestone, ha consentito ai Comuni di tornare a investire sul territorio e garantire così infrastrutture e servizi adeguati alle nuove esigenze dei cittadini». (riproduzione riservata)