Balzo delle segnalazioni di operazioni sospette (Sos) relative a criptoattività nel 2024. L’anno scorso sono state 6.255, in aumento del 25% rispetto al 2023, secondo i dati Uif. La crescita è proseguita nel primo trimestre del 2025, quando le segnalazioni sono state 2.166. L’aumento è dovuto all’incremento del flusso segnaletico dei fornitori di servizi cripto (Virtual Asset Service Provider o Vasp), mentre è calato il contributo del comparto tradizionale (soprattutto banche e Poste).
Alcune fattispecie sono risultate più frequenti nel 2024 in sede di analisi finanziaria, secondo l’Uif. In particolare, l’acquisto di criptoattività è realizzato spesso con fondi derivanti da truffe (romance scam, business email compromise, illeciti nel campo del trading online, schemi fraudolenti di tipo piramidale, ecc.). Queste tipologie sono presenti in oltre un terzo delle segnalazioni relative a criptoattività.
Inoltre l’Uif ha riscontrato carenze nei controlli antiriciclaggio e antiterrorismo di alcuni operatori Vasp. In alcuni casi sono state incomplete, o del tutto assenti, le verifiche sulla provenienza dei fondi ricevuti per conto dei clienti. In qualche caso le carenze sembrano legate a una compromissione degli stessi provider che (come confermato da indagini a loro carico) sono risultati coinvolti in schemi di riciclaggio o in altre attività fraudolente. Alcuni di questi operatori, non soggetti a regimi di vigilanza, hanno sfruttato l’iscrizione in pubblici registri nazionali per dimostrarsi maggiormente affidabili e hanno causato significative perdite di denaro per i clienti.
Inoltre l’Uif ha rilevato che l’utilizzo di canali digitali per l‘offerta al pubblico di servizi da parte dei Vasp (come app per smartphone e browser) evidenzia sempre più spesso «elementi di sospetto indicativi del possibile utilizzo dei wallet da parte di soggetti diversi dai legittimi titolari, rafforzando la percezione di maggiore anonimato in coloro che intendono attuare schemi di riciclaggio o altre attività illecite».
Infine diverse segnalazioni hanno riguardato trasferimenti di criptoattività, di solito di importo contenuto, a favore di indirizzi riconducibili a piattaforme del darkweb attive nella vendita di prodotti illegali tra cui talvolta materiale pedopornografico.
Le segnalazioni di operazioni sospette hanno mostrato un ricorso sempre maggiore a stablecoin ancorate al dollaro, invece che alle più tradizionali cripto di tipo unbacked come il bitcoin. Le stablecoin, tra l’altro disponibili in alcune applicazioni di messaggistica di ampia diffusione, consentono di concludere transazioni con tempi di validazione di solito più contenuti dei bonifici. Inoltre permettono più elevati livelli di anonimato mediante l’impiego di wallet unhosted (non gestiti da alcun Vasp).
«Le stablecoin, utilizzate come forme alternative di pagamento, possono concorrere ad alterare i tradizionali schemi di riciclaggio tramite criptoattività, riducendo o in certi casi addirittura potenzialmente eliminando l’esigenza di convertire i flussi di origine criminale in valute ufficiali», ha osservato l’Uif.
«Un rischio trasversale a tutte le criptoattività riguarda gli usi illeciti», ha rilevato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nelle ultime Considerazioni Finali. «Poiché consentono transazioni anonime, queste tecnologie si prestano ad attività come il riciclaggio di denaro, il traffico di armi o di stupefacenti, l’elusione delle sanzioni internazionali».
Secondo dati evidenziati da Bankitalia, tra il 2020 e il 2024 sono state effettuate transazioni in criptoattività riconducibili ad attività criminali per circa 200 miliardi di dollari.
Intanto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge che ha esteso il regime transitorio nazionale per i Vasp iscritti nel Registro Operatori Valute Virtuali tenuto dall’Oam. In particolare, gli operatori che già beneficiano del regime transitorio potranno continuare ad operare per un ulteriore periodo di sei mesi, ovvero fino al 30 dicembre 2025. (riproduzione riservata)