Alla scoperta di Musandam, la Norvegia d’Arabia
Lunghi fiordi e montagne che cadono a strapiombo in mare, spiegge incontaminate, paesaggi maestosi e ospitalità a cinque stelle. Un viaggio nella penisola dell’Oman
A vederla in visione satellitare o anche su una carta geografica, la penisola del Musandam sembra proprio voler sfiorare l’Iran, distante solo una cinquantina di chilometri. Così protesa verso le sponde di fronte, sullo stretto di Hormuz, tra il Golfo Persico da una parte e il Golfo dell’Oman dall’altra, la punta nord-orientale della penisola arabica, nonché regione omanita, è separata dal resto del Paese dai territori degli Emirati Arabi Uniti.

Un’exclave remota, ma di formidabile importanza strategica per il transito commerciale: un gran affollamento di petroliere e non solo. Dal punto di vista turistico è invece una novità rispetto agli itinerari tradizionali che prevedono di partire da Muscat, la capitale, per poi tra deserto, mare, isole, villaggi, esplorare il territorio. Per raggiungere il Musandam dalla madrepatria ci si dovrebbero sobbarcare una decina d’ore di auto oppure, da Muscat, un’ora di volo o un traghetto. La vicinanza a Dubai e ad altri emirati, come Sharja, solo a un paio d’ore via terra, fa sì che risulti anche una facile estensione di viaggio dagli U.A.E. come, appunto, è stato nel nostro caso.

Varcate con adeguati documenti le due frontiere ci si ritrova in quella che alcuni chiamano la “Norvegia d’Arabia”, con il vantaggio che qui non fa mai freddo, anzi: per non sentirsi in una fornace è meglio evitare i mesi estivi. Il paragone scandinavo è dato dai lunghi fiordi e dalle montagne che cadono a strapiombo in mare. Il punto culminante della catena montuosa dell’Hajar, che si allunga sul dorso della penisola è il Jabal Harim, alto più di duemila metri, da visitare con dei fuoristrada. Ma ci può dedicare anche solo al mare e all’esplorazione dei fiordi, che riservano paesaggi maestosi.

Soprattutto all’alba e al tramonto le rocce si accendono di riverberi rosso-arancio-rosato, in contrasto con cielo e mare. La partenza per l’avventura richiede un passaggio a Khasab, la capitale di questo governatorato, con il suo forte portoghese del XVI secolo. Una cittadina che sta crescendo in importanza, la cui economia è basata sulla pesca e sul commercio, oltre che ad attività di artigianato. A bordo di un Dhow, la tradizionale imbarcazione dei pescatori locali, debitamente accomodata per trasportare passeggeri (ci sono diverse compagnie, dalle più spartane alle più lussuose, che propongono sia gite giornaliere sia di qualche giorno) si procede navigando lungo le coste delle profonde insenature.

Il nostro capitano, Malala, ci racconta come la Telegraph Island (Jazirat al Maqlab), niente più che un isolotto roccioso nello spettacolare fiordo di Khawr Shim, sia stata oggetto, nell’800, di un vano tentativo degli Inglesi di installare una stazione telegrafica, che avrebbe dovuto facilitare le comunicazioni tra Londra e India. Ora si vorrebbe trasformarla in un punto di attrazione turistica, con un ristorante-caffè. In fondo ai fiordi si palesa in lontananza qualche raro villaggio, abitato solo durante la stagione della pesca (anche i locali cercano di non arrostire nei roventi mesi di luglio e agosto). L’unico stabile è Kumzar, il più settentrionale della frastagliatissima penisola. Raggiungibile solo in battello, conta circa quattromila abitanti ed è in espansione.

Siamo rimasti colpiti da una strada nuova di zecca che si inerpica in alto e finisce nel nulla. Lassù verrà costruito un nuovo, moderno, quartiere residenziale, che sarà di certo in grande contrasto con le case tradizionali, piuttosto povere, sovrastate dalla montagna, disposte lungo la spiaggia e separate da un wadi. Una scuola accoglie bambini e giovani del luogo. Karim Al Belusa, il direttore, mi racconta che, organizzati in due turni, ci sono circa un migliaio di ragazzi e 900 ragazze. Le donne sposate più anziane indossano ancora la tipica maschera (burqa) che nasconde il viso (non vogliono essere fotografate, quindi attenzione. Però alcune, se avvicinate con gentilezza da altre donne, e chiedendo il permesso, possono cedere). Le più giovani, che finita la scuola vanno come i coetanei maschi, a studiare a Muscat, coprono il capo con veli colorati. Oltre a ciò, una moschea, un piccolo ospedale, un dissalatore di acqua di mare e un piccolo supermercato completano il quadro.

Tra un tuffo, un po’ di snorkeling e la visione dei tanti delfini che popolano queste acque le ore trascorrono in assoluto relax. Come sempre, il turismo è un motore di sviluppo, ma anche di rischio per l’equilibrio ambientale e i simpatici cetacei potrebbero essere i primi a pagarne le conseguenze. Durante i trasferimenti, a ricordarci che siamo in un luogo particolare per la sua pozione geografica, flotte di una cinquantina di lance dai motori potenti, ciascuna con due uomini a bordo, cariche di merci, sfrecciano a tutta velocità verso l’Iran, in pieno giorno (di notte è troppo pericoloso per via delle correnti molto forti). Sono i contrabbandieri del Musandam - potrebbe essere un titolo salgariano - che trasportano in Iran gli articoli dei più vari provenienti legalmente da Abu Dhabi, aggirando così gli embarghi internazionali. A parte questo “diversivo”, il soggiorno da queste parti è all’insegna della sicurezza e tranquillità più totali.

Per chi sogna una lontananza ancora più remota, associata a un’ospitalità di alto livello con l’aggiunta di una forte attenzione alla sostenibilità, c’è il Six Senses Zighy Bay Resort. Nato in una baia paradisiaca con una lunga spiaggia, raggiungibile dopo molti tornanti e solo se si è ospiti della struttura, è perfetto per lasciarsi viziare in accurati lodge con piscina, attività sportive e laboratori artigianali. Oltre che un’ottima cucina.

Ci sono clienti che tornano ogni anno in questo luogo fuori dal mondo. Il vicino villaggio di pescatori ha beneficiato della presenza dell’hotel: la proprietà ha provveduto ai restauri delle abitazioni, alla scuola e nella città più vicina – Daba – sono stati finanziati gli ambulatori di radiografia dell’ospedale e fondata un’associazione di donne. Lusso sì, ma con una coscienza sociale.(Riproduzione riservata)
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