Per Alkemy si chiudono le porte di Palazzo Mezzanotte. La società di marketing e consulenza digitale, quotata sull’indice Star, passa sotto il controllo di Retex (Fsi) - già azionista di maggioranza - che sale oltre il 90% grazie a un accordo con i soci di minoranza (StarTip, Fidelity, Algebris). Finisce così, nove mesi dopo il lancio di un’offerta pubblica di acquisto (opa) da parte di Retex, contestata da alcuni azionisti, il percorso stand-alone di Alkemy.
A giugno dell’anno scorso Retex aveva offerto 12 euro per azione per comprare Alkemy. Tuttavia, alcuni soci avrebbero voluto qualcosa in più. Di qui l’opposizione all’operazione e la firma di un patto di non adesione tra la StarTip di Giovanni Tamburi, Fidelity, Qmat e Algebris (più l’ex presidente di Alkemy, Alessandro Mattiacci, e l’ex consigliere Riccardo Lorenzini).
La cordata controllava circa il 24% del capitale, percentuale vicina a quella che Retex ha dichiarato di essere pronta ad acquisire. «Alcuni azionisti, titolari di 1.435.895 azioni, rappresentative del 24,8% del capitale sociale, hanno sottoscritto contratti di compravendita» con Retex, si legge in una comunicazione finanziaria. I contratti sono stati finalizzati oggi, 31 marzo, e anche se i nomi di Tamburi, Algebris e Fidelity non sono esplicitati, è chiaro che si tratta delle loro partecipazioni.
Così Retex raggiunge l’85% e, contando anche il 4,7% in mano all’ad e co-fondatore di Alkemy, Duccio Vitali, supera il 90%. Vitali, a quanto si apprende, si è impegnato a reinvestire nel gruppo partecipato da Fsi una parte dei proventi dell’operazione attraverso un aumento di capitale.
Il prezzo, si apprende dai documenti, è lo stesso dell’opa: 12 euro. Sulle motivazioni che hanno spinto i soci di minoranza ad accettare il corrispettivo rifiutato in estate, si possono fare solo delle ipotesi. Il prezzo ideale per la cordata di Tamburi, come raccontato da MF-Milano Finanza, doveva essere intorno ai 14 euro. Tuttavia, Alkemy non ha mai toccato quel livello.
In più, il bilancio 2024 ha restituito un fatturato in lieve calo (-3%) a 115 milioni, un ebitda in netta diminuzione (-40%) e una perdita di 14,7 milioni. Viste le cifre e considerato che Retex, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, stava valutando di forzare il delisting con una fusione inversa - con i due terzi dei voti dei presenti in assemblea straordinaria - si può ipotizzare che i fondi abbiano preferito smobilitare i capitali.
La società di marketing digitale sarà, quindi, integrata nell’ecosistema Retex. Ma pare che per ora rimarrà un’entità separata. Niente fusione, dunque, almeno fino al bilancio 2025. In ogni caso, Alkemy andrà a costituire un gruppo digitale diversificato che, nel complesso, dovrebbe contare su circa 2.100 persone e un fatturato stimato di quasi 300 milioni. (riproduzione riservata)