A soffrire, ancora una volta in Asia, è Hong Kong, non tanto per il settore immobiliare in crisi ma per il crollo di Alibaba. Il gigante tech ha perso questa mattina fino al 12% per rientrare verso le ore 7:20 italiane ad un -10% a 140,6 dollari locali. L'indice Hang Seng nel frattempo cede l'1,23%, mentre il Nikkei è positivo per lo 0,5% e Shanghai guadagna oltre l'1%.
L'oro viaggia laterale a 1.862,8 dollari per oncia, il petrolio Wti americano torna a salire dello 0,75% a 79,6 dollari il barile, mentre l'euro cede lo 0,17% a 1,3555, lo yen viaggia in debolezza a 114,35 e la sterlina a 1,3490. Il T bond Usa decennale vede il rendimento all'1,595%. Intanto i futures sul Nasdaq sono tonici (+0,5%).
Nelle scorse ore il maggiore gruppo di e-commerce cinese, Alibaba, ha tagliato l'outlook prevedendo una crescita dei ricavi del 20%-23% nell'anno fiscale 2022, inferiore al precedente 27%. La stretta normativa sul settore tech in Cina si è ampliata includendo la pubblicità online e i contenuti digitali, aree fondamentali per Alibaba. Anche la concorrenza si sta intensificando: Pinduoduo ha più acquirenti attivi annuali e le vendite di JD.com hanno superato le stime dopo aver intensificato gli investimenti per conquistare utenti dai guppi rivali.
Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato nel frattempo che sta valutando un boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi invernali di Pechino, il che significa che gli Stati Uniti rifiuteranno di inviare una delegazione di funzionari governativi, scrive Bloomberg. La notizia arriva pochi giorni dopo che i presidenti Biden e Xi hanno tenuto il loro primo vertice virtuale, nel tentativo di avvicinare i due Paesi. Il segretario al Tesoro Usa, Hank Paulson, ha avvertito ieri che il mondo è diretto verso un "luogo molto pericoloso" se Washington e Pechino non sono in grado di stabilizzare la loro relazione.
Il Giappone, secondo Reuters, annuncerà oggi un pacchetto di investimenti record di 490 miliardi di dollari per attutire gli effetti economici della pandemia, andando in direzione opposa rispetto alla tendenza globale verso il ritiro delle misure di stimolo. La massiccia spesa è la dimostrazione di quanto sia determinato il premier, Fumio Kishida, un tempo considerato un conservatore fiscale, nel concentrarsi sulla reflazione dell'economia e sulla redistribuzione della ricchezza alle famiglie.
I prezzi al consumo in Giappone sono intanto aumentati dello 0,1% su base annuale lo scorso ottobre, dopo un incremento dello 0,2% un mese prima, indicando il secondo mese consecutivo di crescita. L'inflazione alimentare ha rallentato notevolmente mentre il costo dei trasporti è diminuito a sua volta. Nel frattempo, i prezzi al consumo (core) sono cresciuti dello 0,1% anno su anno come era accaduto a settembre, anche in questo caso in miglioramento per il secondo mese consecutivo, a causa dell'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime, ma ancora molto al di sotto dell'obiettivo del 2% previsto dalla Banca centrale del Giappone. (riproduzione riservata)