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Alessandro Melzi d’Eril parla di Mediobanca e Mps: banche complementari per far crescere medie aziende e famiglie imprenditoriali
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Alessandro Melzi d’Eril parla di Mediobanca e Mps: banche complementari per far crescere medie aziende e famiglie imprenditoriali

21 gennaio 2026, 15:00 Ultimo aggiornamento: 19:35

Nella sua prima uscita pubblica da numero uno di Piazzetta Cuccia, il banchiere sottolinea la complementarietà tra la merchant e la controllante Montepaschi, puntando su un modello unico di private & investment banking e di banca retail per sostenere le medie imprese italiane e il loro impatto economico

In attesa di capire se la capogruppo Montepaschi procederà alla fusione, Alessandro Melzi d’Eril spezza una lancia in favore della complementarietà fra il modello di private & investment banking di Mediobanca e il dna retail di banca del territorio della controllante, alle prese non solo con la stesura del nuovo piano industriale ma anche con il rinnovo della governance.

Nella sua prima uscita pubblica da ceo di Piazzetta Cuccia post-opas, Melzi d’Eril ha rivendicato durante la Mediobanca Italian Mid Cap Conference di mercoledì 21 il ruolo storico della merchant bank al fianco delle imprese, soprattutto di quelle familiari che si rafforza dopo l’operazione con Mps.

La «Mediobanca Italian Mid Cap Conference», arrivata all’ottava edizione, è l’appuntamento che dura due giorni (mercoledì 21 e giovedi 22 gennaio) dedicato al confronto i vertici delle principali società quotate italiane a media capitalizzazione (29 le presenti), e oltre 100 investitori italiani e stranieri appartenenti alle principali case di investimento. Fra i gruppi presenti in Piazzetta Cuccia big come Lottomatica, Danieli, Ariston, Mfe, Mondadori e Ovs.

Il modello di private & investment banking di Mediobanca

«Siamo gli unici in Italia a poter offrire un servizio che guarda all’impresa come alla famiglia dell’imprenditore, con un modello unico di Private & Investment Banking. Il nostro obiettivo è continuare a supportare sia l’impresa sia la famiglia nella gestione del proprio patrimonio offrendo consulenza così come opportunità esclusive di investimento che creino un circolo virtuoso nella gestione della ricchezza, che faccia da volano per tutto il paese. Ora in questa missione potremo contare altresì sulla complementarità con il Monte dei Paschi, grazie al suo forte radicamento sul territorio», ha spiegato il banchiere che ha sostituito Alberto Nagel.

Mediobanca «ha sempre investito in questo senso, distinguendosi come l’istituzione che ha creato il patrimonio di professionalità più profondo che l’Italia abbia nel settore finanziario: un lavoro lungo 80 anni, che continuerò e continueremo a valorizzare proprio con ulteriori investimenti nelle nostre persone e nelle competenze». Melzi non entra nel merito dei modelli per questa collaborazione: il ceo di Mps Luigi Lovaglio spinge per l’integrazione, con contestuale nascita di una nuova banca solo private e Cib. Ma ci sono anche modelli diversi, come quello divisionale del Cib di Intesa Sanpaolo, tutto interno alla banca.

La crescita straordinaria delle medie imprese italiane

Il focus è sulle medie imprese italiane, che «in 30 anni» hanno registrato «una crescita straordinaria» che «si è tradotta - ha concluso Melzi d’Eril - in un incremento del fatturato del 182% e ha superato nettamente quella delle grandi aziende del Paese».
 

«Anche il confronto con i principali paesi europei», ha aggiunto,  «premia in modo particolare le nostre medie imprese: il loro fatturato è cresciuto in misura superiore rispetto alle società comparabili di altri Paesi, come Francia e Germania, trainando il valore aggiunto a un +65%, dato quasi doppio rispetto ai gruppi francesi e tedeschi, e creando un numero più elevato di posti di lavoro. Osserviamo che solo il 12% delle medie imprese italiane ha uno stabilimento in Paesi esteri, ma il 42% del fatturato deriva da export e questo dato è un’ulteriore conferma del valore che queste imprese generano per l’Italia». (riproduzione riservata)



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