La crisi energetica dovuta alla guerra tra Usa e Iran ha solo accentuato un problema che l’Europa conosce da tempo e cioè quello della autonomia energetica. In questo contesto, fare scelte consapevoli per i propri consumi domestici può essere funzionale per risparmiare. Airzone, società spagnola specializzata nel controllo degli impianti Hvac (Heating, Ventilation and Air Conditioning), si distingue in questo intento.
La società integra il controllo degli impianti con il mondo della tecnologia, per sviluppare sistemi di controllo intelligenti. L’obiettivo è garantire efficienza energetica e una gestione ottimizzata dei consumi. «La transizione energetica è un asse strategico, come ha sottolineato Mario Draghi», ha affermato a MF Milano Finanza il ceo di Airzone, Antonio Mediato. «L’Europa deve costruire un mix che combini rinnovabili, nucleare e gas, come già avviene in Paesi come il Regno Unito. Non è più solo una scelta ambientale: è diventata una questione di sicurezza, perché ogni kWh risparmiato rafforza l’autonomia energetica del continente. L’Europa non può permettersi di dipendere strutturalmente dal gas di un unico fornitore o dagli idrocarburi importati».
Sistemi come quelli offerti da Airzone sono perciò in grado di «apprendere dal comportamento dell’edificio e di ridurre i picchi di consumo, facendo sì che la curva della domanda si adatti meglio ai momenti in cui l’energia è più disponibile», ha aggiunto Mediato. Si chiama «climatizzazione consapevole», dal momento che quest’utlima «rappresenta da sola circa il 50% dei consumi di un edificio, quota che sale al 60–65% se includiamo anche l’acqua calda sanitaria»
L’Italia oggi vale circa l’11% del fatturato globale di Airzone, posizionandosi come terzo mercato dopo Francia e Spagna, davanti anche agli Stati Uniti. Il giro d’affari, ha proseguito il ceo Mediato, si aggira «intorno ai 10–12 milioni di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti». L’obiettivo della spa è di «proseguire su un sentiero di crescita annua tra il 20 e il 30% fino ad avvicinare i 20 milioni di euro entro il 2028».
Il mercato italiano è attrattivo per due fattori. «Da un lato l’enorme potenziale di riqualificazione di un patrimonio immobiliare» spesso datato, «dall’altro le direttive europee e gli incentivi nazionali» che spingono nella direzione di sistemi più efficienti, ha aggiunto l’ad.
Il tema non è solo l’ammontare di energia prodotta, ma il modo in cui questa viene distribuita. «Se l’Europa raggiungerà davvero il proprio obiettivo di elettrificare in modo esteso i consumi, la rete elettrica rischierà di essere sovraccaricata», ha spiegato Mediato. La questione si allarga alla consapevolezza con cui si compiono alcune scelte. «Come non possiamo pensare di far viaggiare tutti nello stesso momento sulla medesima strada, così non possiamo immaginare che tutti consumino energia simultaneamente, perché la capacità disponibile non è infinita».
L’opportunità per i prossimi anni, dunque, può essere quella di «trasformare gli edifici in nodi più intelligenti, capaci di modulare la domanda in funzione dei segnali di prezzo e della disponibilità di energia, anche attraverso l’integrazione con sistemi di gestione delle risorse distribuite», ha concluso il numero uno di Airzone. La sfida ha una triplica natura: industriale, culturale e finanziaria, «perché implica ripensare il modo in cui progettiamo e valorizziamo il patrimonio immobiliare». (riproduzione riservata)