Secondo The Information, Meta starebbe valutando l’adozione delle unità di elaborazione tensoriale (Tpu) di Google nei propri data center a partire dal 2027, con la possibilità di noleggiare già dal prossimo anno la potenza di calcolo offerta dal cloud di Mountain View. Le Tpu sono chip sviluppati su misura e rappresentano, secondo gli analisti, uno dei principali vantaggi competitivi di Google grazie all’elevata efficienza nei carichi di lavoro AI: un’eventuale scelta di Meta sarebbe dunque un risultato di peso e una conferma della solidità tecnologica del colosso.
L’avanzata di Google nel settore non è passata inosservata nemmeno a OpenAI. In un memo interno diffuso il 24 febbraio 2025, Sam Altman ha avvertito i dipendenti che i progressi del rivale potrebbero creare «venti economici contrari temporanei», pur riconoscendo che l’azienda sta recuperando terreno rapidamente. Altman ha elogiato il lavoro di Google nel pre-training dei modelli e ha spronato il team a mantenere la rotta sulle ambizioni di lungo periodo, dalla ricerca avanzata alla corsa verso la superintelligenza, sottolineando come OpenAI disponga ormai della solidità necessaria per reggere la pressione competitiva.
I movimenti in borsa riflettono l’evoluzione del settore: alle 12:45 italiane Nvidia perdeva il 3,6% nel pre-market, mentre Alphabet guadagnava il 4,2% dopo il rally di oltre il 6% della seduta precedente, avvicinandosi sempre più ai 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Bene anche Broadcom, partner di Google nella progettazione delle Tpu, in crescita di oltre il 2,4% dopo l’11% messo a segno il giorno precedente.
Come ricorda Cnbc, Google ha introdotto la prima generazione di Tpu nel 2018 per supportare i propri servizi cloud, ampliandone poi le capacità con versioni sempre più avanzate pensate per sostenere i crescenti carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Nonostante Nvidia resti il dominatore del mercato grazie alle sue Gpu, oggi pilastro dell’intera infrastruttura AI, l’evoluzione delle Tpu di Google sta alimentando una competizione sempre più serrata nel settore dei semiconduttori.
Una dinamica che interessa da vicino Meta, tra i maggiori investitori globali in infrastrutture AI, con spese in conto capitale previste quest’anno tra i 70 e i 72 miliardi di dollari. I recenti movimenti di Borsa si inseriscono così nel più ampio dibattito sulla possibile formazione di una bolla dell’AI, mentre le aziende impegnate a costruire capacità di calcolo cercano di diversificare le forniture di chip per attenuare la dipendenza da Nvidia.(riproduzione riservata)