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Giorgia Meloni
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AI, Meloni: deve esistere una via italiana all’intelligenza artificiale

27 febbraio 2026, 13:20 Ultimo aggiornamento: 13:31

La premier sottolinea l'importanza di regole etiche per l'AI, mettendo al centro la persona e i suoi diritti, durante un evento organizzato dal ministero del Lavoro

La più «dirompente rivoluzione che sta vivendo la nostra epoca è l’intelligenza artificiale, una tecnologia che può sprigionare tutto il suo potenziale positivo solo se il suo sviluppo si muoverà in un perimetro di regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni. Questa è la bussola che ha orientato e continuerà ad orientare il lavoro del governo, ad ogni livello». Lo ha ribadito la premier Giorgia Meloni all’evento Ai e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze organizzato dal ministero del Lavoro. 

Finora il progresso «a cui siamo stati abituati ha avuto come obiettivo quello di ottimizzare le capacità umane e si concentrava essenzialmente sulla sostituzione del lavoro fisico, in un mondo nel quale l’uomo rimaneva al centro». L’intelligenza artificiale ha però «ribaltato questo paradigma, perché ad essere soppiantato non è più il lavoro fisico dell’uomo, ma il suo intelletto, ovvero ciò che da sempre ha reso l’uomo insostituibile da una macchina».

E dunque se il «processo non viene governato, sempre più lavoratori rischiano di diventare inutili e lo scenario che abbiamo davanti è quello di un progressivo impoverimento della classe media».

Dal canto suo, ha ricordato Meloni,l’Italia è tra le prime nazioni ad essersi dotate di una legge nazionale sull’intelligenza artificiale, «all’interno del quale è previsto l’Osservatorio sull’adozione dell’AI nel mondo del lavoro. Organismo che è stato incardinato nell’alveo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e a cui abbiamo attribuito importanti funzioni di monitoraggio, analisi e indirizzo. La nascita dell’Osservatorio è una delle azioni connesse all’impegno più ampio che l’Italia sta portando avanti in ambito internazionale, e che ha trovato declinazione concreta nella decisione assunta nel corso della Presidenza italiana del G7 di dare vita ad un Piano d’Azione sull’uso dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro».

Le tre direttrici del governo

L’azione del governo italiano si muove lungo tre direttrici: la formazione delle competenze, la qualità del lavoro e dei servizi offerti, la governance dei sistemi che utilizzano l’intelligenza artificiale.

Concretamente, riporta la premier, il governo è «impegnato, anche in collaborazione con le grandi aziende leader in questo settore, per colmare il mismatch esistente tra esigenze delle imprese e professionalità disponibili, favorire lo sviluppo e il riconoscimento di nuove competenze e promuovere attività di reskilling e upskilling per tutti, giovani e adulti, lungo tutto l’arco della vita e nei luoghi di lavoro e nelle società».

Quanto invece al nodo qualità del lavoro, «l’intelligenza artificiale ci offre l’opportunità di migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro, ottimizzare l’organizzazione, liberare tempo da attività ripetitive e a basso valore aggiunto».

Il terzo tema sono le regole «perché è essenziale garantire trasparenza degli algoritmi, tutela dei dati personali, non discriminazione e pieno rispetto dei diritti fondamentali. L’Italia ha già dimostrato di voler essere all’avanguardia, definendo regole chiare contro gli abusi e difendendo con forza la creatività umana e il diritto d’autore».

Servono maggiori investimenti

Si aggiunge poi il fatto che «stiamo lavorando per attrarre investimenti, rafforzare le infrastrutture digitali, sostenere la ricerca e la sperimentazione, costruire un ecosistema dell’innovazione che generi valore e occupazione in Italia e faccia crescere quelle realtà produttive che già oggi lavorano in quest’ambito. Perché siamo convinti che possa e debba esistere una via italiana all’intelligenza artificiale: la nostra Nazione ha le eccellenze, la visione e la determinazione per giocare un ruolo di primo piano in questo scenario». Una sfida epocale «che possiamo vincere solo se siamo capaci di unire le forze e di mettere a sistema le migliori energie che abbiamo a disposizione». (riproduzione riservata)



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