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AI-mania, chi vincerà la gara? Se scoppia la bolla occhio a investimenti e debiti delle società tech
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AI-mania, chi vincerà la gara? Se scoppia la bolla occhio a investimenti e debiti delle società tech

24 ottobre 2025, 21:00

Negli Stati Uniti, la Sec ha già iniziato a multare aziende per frodi legate all’AI. Goldman Sachs: spesa finanziata a debito storicamente problematica. Previsti investimenti fino a 3 mila miliardi in data center tra 2025 e 2029

Fino a 3 mila miliardi di dollari destinati alla costruzione di data center tra il 2025 e il 2029. Con investimenti per quasi 370 miliardi quest’anno, secondo le previsioni di Goldman Sachs, solo da parte di cinque aziende leader nel settore tecnologico: Amazon, Meta, Google, Microsoft e Oracle. Nel 2022, anno di lancio di Chatgpt, il capex delle stesse aziende - ovvero la potenza di fuoco disponibile per investire - era di 158 miliardi, meno della metà della cifra stimata per il 2025.

Con questi numeri non è strano che la paura di una bolla, come quella che ha coinvolto le società tech all’inizio degli anni Duemila, stia montando tra investitori e osservatori. Chiedersi se l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale non stia assumendo i tratti di una bolla, con tutti i rischi del caso, è del tutto lecito, anche secondo gli esperti. Tuttavia, l’adozione dell’AI procede a tappe forzate e le aziende coinvolte presentano bilanci con utili sempre più solidi. Lo stesso Chatgpt conta circa 800 milioni di utenti settimanali e, secondo l’amministratore delegato Sam Altman, questo numero raddoppia ogni otto mesi.

Vera innovazione o AI Washing?

In questo contesto nessuna azienda vuole rimanere indietro. Nei piani industriali, nei bilanci e negli annunci degli ultimi due anni si sono moltiplicati progetti e investimenti dedicati all’AI. Anche se a volte è difficile distinguere la forma dalla sostanza. Negli Stati Uniti, dove tutto è partito, le autorità hanno iniziato a sanzionare i primi casi di «AI washing».

Già a giugno 2024 la Securities and Exchange Commission (Sec) ha accusato di frode la startup Joonko, che sosteneva di usare l’AI per aiutare le aziende clienti nella ricerca del personale. Peccato che, secondo la Sec, i numeri sui ricavi e sui clienti fossero falsi.

Sempre la Consob americana ha multato le società di consulenza Delphia e Global Predictions per aver esagerato nel rappresentare le proprie capacità di utilizzo dell’intelligenza artificiale negli investimenti. Ma sull’AI sono inciampati anche player ben più noti, come Amazon. Il colosso dell’e-commerce, tra le società che più puntano sull’AI con investimenti previsti per circa 100 miliardi nel 2025, aveva presentato la tecnologia di «Just Walk Out», che consentiva ai clienti dei negozi Amazon Fresh e Amazon Go di non fare la fila in cassa, come completamente automatizzata. In verità il software girava grazie a oltre 1.000 dipendenti in India.

In Europa il caso più eclatante è quello della britannica Builder.AI. La startup, arrivata a valere 1,5 miliardi di dollari e poi fallita, sosteneva di aver sviluppato un assistente AI efficientissimo, ma anche in questo caso dietro c’erano 700 programmatori indiani. Ma quindi come si può sapere chi davvero crea valore con l’AI e chi invece cerca solo di sfruttare la fibrillazione del momento, senza modelli innovativi ed economicamente sostenibili?

«Winner takes all»

Sul fronte tecnologico, ricordano gli analisti di Goldman Sachs, quando c’è una bolla - o un principio di bolla - il settore tende a evolversi seguendo uno schema ricorrente. Dopo una prima fase di valutazioni alte e corsa agli investimenti, la bolla scoppia. A questo punto emergono i vincitori, di solito un numero ristretto di grandi player che riescono a conquistare una posizione dominante. Il mercato non premia più chi fa le promesse migliori o chi ha la narrativa più convincente e il comparto smette momentaneamente di godere di un generale vento favorevole. Chi ha la tecnologia migliore, dunque, surclassa gli altri finché non nascono nuove società che danno impulso a un nuovo ciclo di innovazione e mettono un’altra volta in discussione l’equilibrio.

L’evoluzione del settore tecnologico «tende a dimostrare come, in definitiva, possa trattarsi di un mercato in cui il vincitore prende tutto», spiega un'analisi di Goldman Sachs. «Con lo sviluppo dei computer mainframe negli anni ‘70, ad esempio, si è verificata una significativa concentrazione: nel 1981 Ibm deteneva oltre il 60% del mercato. Quando il software ha assunto il ruolo di motore principale della tecnologia, si è verificato un ulteriore cambiamento nella leadership. Nel 2000 Microsoft deteneva il 97% del mercato dei sistemi operativi».

In bilancio occhio ai debiti

Dal punto di vista finanziario, invece, gli esperti non sorvegliano solo l’ammontare degli investimenti, ma anche la loro modalità di finanziamento. «Storicamente il finanziamento tramite debito ha creato i maggiori problemi», conclude Goldman Sachs. Tuttavia i maxi investimenti che le big tech stanno pianificando per difendere la loro posizione dominante non sembrano ricadere in questa casistica, poiché «la maggior parte è finanziata dal flusso di cassa» con bilanci che «rimangono eccezionalmente solidi». (riproduzione riservata)



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